->
Ormai non esiste internauta (e non solo) che non abbia usato (e contribuito, si spera) almeno una volta ad uno dei progetti della Wikimedia Foundation, la fondazione non-profit che finanzia lo sviluppo e coordina l’attività di progetti come Wikipedia, Wikimedia Commons, Wikiversity, Wikibooks, Wikisource, ecc.).
Anche in prima persona, come contributore, per me è sempre stato evidente che, dopo la straordinaria diffusione e ricchezza di contenuti di Wikipedia, l’ultima barriera da superare fosse l’interfaccia utente. Certo, è anche vero che negli ultimi anni anche l’”internauta medio” si è abituato ai sistemi di raccolta di informazioni in maniera collaborativa, ed il wiki è diventato una moda decisamente diffusa.Ma ancora oggi mi capita ogni tanto di sentire qualcuno (fare 90 minuti di treno ogni giorno significa anche questo) dire cose del tipo
“l’altro giorno stavo consultando Wikipedia, l’articolo sulla fotosintesi clorofilliana è scritto veramente bene, molto molto chiaro e preciso; peccato perl, c’era un errore su un termine, avrei voluto correggerlo ma onestamente non ci capisco niente sai, è così complicato…”
Per fortuna alla Wikimedia Foundation questo l’hanno capito, e qualche tempo fa hanno lanciato l’usability project, con lo scopo di migliorare l’interfaccia con cui chiunque può inserire e modificare i contenuti dei progetti della WMF. È possibile provare in beta i primi risultati di questo progetto, che devo dire sono veramente straordinari, nella loro semplicità.
Come potete vedere dall’immagine seguente, l’ostica barra con 50 pulsanti che c’è in Wikipedia è stata sostituita da una comoda barra con delle icone in stile Tango, da cui è possibile effettuare le più elementari operazioni di formattazione del testo. È adesso finalmente più facile inserire anche i caratteri speciali, ed il menù d’aiuto è diventato significativamente utile, perchè riporta una specie di piccolo cheatsheet delle combinazioni di formattazione più usate nel wiki, contribuento sensibilmente a far sentire meno ignorante l’editor newbie che si avvicina per la prima volta al wiki.
Empower and engage people around the world to collect and developeducational content under a free license or in the public domain,and to disseminate it effectively and globally.
Vorrei ricordare a tutti i lettori che in queste ultime settimane è ripartita la campagna di autofinanziamento per i progetti della Wikimedia Foundation per l’anno 2009.Invito tutti a donare qualcosa (possibilmente non meno di 1€, altrimenti la donazione potrebbe essere assorbita interamente da PayPal per le tasse), per mantenere in vita l’unica enciclopedia libera online che abbiamo a disposizione.
La situazione attuale della Wikimedia FoundationCome ogni anno, la Wikimedia Foundation ha rilasciato il documento consuntivo in cui viene riassunto pubblicamente il bilancio delle attività; in formato PDF, è scaricabile da qui.Per l’anno fiscale 2007/2008, l’associazione ha speso 3.540.724$ per il suo sostentamento, ed ha incassato tra sponsor, vendite di gadget e donazioni qualcosa come 7.060.610$, ai quali io però sottrarrei i 3.000.0000 di dollari che la Sloan Foundation ha donato alla Wikimedia per il suo sostentamento. Quindi, potremmo riassumere che per l’anno fiscale trascorso, la Wikimedia Foundation è riuscita a raccogliere poco più di quanto in realtà non abbia speso, riuscendo a non andare in rosso praticamente per un soffio.
Con i soldi incassati la Board of Trustees dell’associazione ha deliberato la creazione di un nucleo di specialisti, all’interno dei burocrati della Foundation, che si occuperà per il corrente anno fiscale di incrementare il budget disponibile. Gli effetti sono stati immediatamente tangibii visto che per l’anno 2008/2009 a fronte di un budget di poco meno di 6.000.000$, si sono pianificati degli incassi per 7.335.000$.
Insomma, alla Wikimedia Foundation si sta facendo il possibile per far quadrare i conti, ma ogni anno l’impresa diventa sempre più difficile. Vorrei far notare che in fondo in questi ultimi due anni ciò che ha realmente salvato la Fondazione è stata la stratosferica donazione di 3.000.000$ effettuata dalla Sloan Foundation, senza la quale oggi l’Enciclopedia sarebbe sul lastrico. Ciò ha però offerto una boccata d’aria alla Wikimedia, che sta reagendo bene alla sfiorata crisi e ha messo a punto un piano strategico per evitare che ciò si ripeta, costituendo il nuovo nucleo “marketing”.
OverwievNonostante molti di noi utilizzino la sola enciclopedia, la Wikimedia Foundation finanzia molti progetti. Basti pensare che Wikipedia esiste in quasi 200 lingue, di cui molti dialetti. Ragioniamo sul fatto che in molte realtà del terzo mondo i bambini, non potendo permettersi dei libri, studiano da PC collegati alla Wikipedia inglese, dalla quale imparano oltre che i contenuti, anche la lingua che permetterà loro di inserirsi nel mondo (la cultura porta sempre ricchezza).
Pensate che Wikimedia Commons vi mette a disposizione qualcosa come più di 3.500.000 file multimediali (audio, video, immagini) rilasciati con licenza libera, che potete riutilizzare con le libertà offerte dalle licenze Creative Commons e GNU.
Provate a pensare a Wikispecies, il primo catalogo linneano di tutte le specie viventi presenti sul pianeta, liberamente accessibile a chiunque in qualunque punto del mondo, senza doversi recare in alcuna università, biblioteca e in maniera completamente gratuita.
Pensate a Wikibooks e Wikisource, archivi enormi da cui attingere qualsiasi libro pubblicato negli ultimi 3000 anni, un mare di documenti digitali assolutamente originali che chiunque può scaricare e copiare, diffondendo la cultura.
Pensate a tutto questo, e pensate a che servizio offre la Wikimedia Foundation al mondo. Se non volete pensare così in grande, almeno considerate il favore che la Wikimedia Foundation rende a noi, internauti. Tutto questo vale qualche nostro euro? Secondo me, la risposta è SI.
Dopo una pausa lunga quasi due mesi, torno a scrivere sul mio blog, con un mare di novità. Mi perdonerete se mescolo un pò gli eventi relativi a GNU/Linux e quelli privati, ma spesso le due cose si sono confuse ed amalgamate negli ultimi tempi. Andiamo con ordine:
Scavi archeologici Siponto 2008: ritorno a casaDopo 4 settimane di scavi, torno a casa carico di documentazione fotografica e cartacea per arricchire (appena ne avrò tempo) sia Wikipedia che Wikimedia Commons. Ho avuto anche occasione di mappare un pò l’area dello scavo (visibile qui) e di constatare come l’OpenMoko possa essere utilizzato in maniera intrigante per progetti relativi all’archeologia sul campo, come ha già dimostrato Oxford Archaeology.
OpenStreetMap al LinuxDay 2008 (Bari)Anche quest’anno è arrivato il Linux Day, ed avevo preventivamente preso accordi con il LUGBari per un talk su OpenStreetMap. A dir la verità avrei dovuto scrivere le slide molto tempo prima del talk (ci stavo lavorando la sera durante gli scavi di Siponto) ma mi son ridotto (come sempre) all’ultimo momento.Devo ammettere che la mia giornata si è divisa tra le spiegazioni su OpenStreetMap e quelle sull’OpenMoko, che ha suscitato non poco entusiasmo sia nel LUG che nei portafogli dei visitatori alla manifestazione. Il feeedback è stato migliore di quanto mi aspettassi: sembra avanzare l’ipotesi di un mapping-party a Bari organizzato dal LUGBari, e molti visitatori (da Trani, Bisceglie, Corato) hanno espresso la volontà di voler contribuire allo sviluppo di una mappa libera della loro città.La galleria fotografica della giornata è visibile qui. Di seguito, qualche foto:
Novità dal mondo UbuntuDevo scusarmi ancora una volta con la Comunità Italiana di Ubuntu, ma il silenzio nel blog è specchio di quanto il periodo tra Agosto e Novembre sia stato problematico. A breve riprenderò la mia attività “normale” su Ubuntu-it, soprattutto nel wiki (oltre a riprendere a scrivere su questo blog).Devo comunque congratularmi con Canonical e con la Comunità tutta per la ri-apertura di un progetto che era stato aperto e chiuso più di un anno fa nel giro di pochi mesi: Ubuntu DIY Marketing. Come dice il nome stesso (DIY = Do It Yourself = Fai-da-te), era un micro-portale (un portoncino, diciamo) nato con l’obiettivo di raccogliere tutto il materiale pubblicitario e le idee promozionali nate all’interno delle varie comunità locali; tutti i materiali erano disponibili con licenza libera e quindi potevano essere riadattati alle esigenze, e permettendo a tutti poter avere materiale promozionale disponibile con relativa velocità e libertà per promuovere Ubuntu in Linux Day, concili LoCo, manifestazioni, eventi, fiere, mostre, ecc ecc.Adesso questo sogno è diventato realtà, e si chiama Spread Ubuntu! Visitatelo! Senza ombra di dubbio, perderò del tempo in questi giorni per caricare il materiale promozionale creato dalla Comunità Italiana all’interno del portale. Il portale si basa su Drupal.
Ubunteri in manifestazioneLa mattina del 28 ottobre sono stato tra i 14.000 studenti baresi che si sono mobilitati per la manifestazione in Piazza Prefettura contro la legge 133/08, preludio a quella che sancirà la privatizzazione dell’Università Pubblica Italiana. Gli studenti del nostro corso hanno realizzato una bara in cartone per celebrare il funerale dell’Università Pubblica. In quel mentre, ho conosciuto un ubuntero che ci ha aiutato a trasportare la bara. Gli avevo promesso questo grazie
Wikipedia e Wikimedia CommonsLa mia dolce metà, studentessa di Storia dell’Arte nonchè linguista in erba, ha deciso autonomamente di correggere una delle mie traduzioni dalla Wikipedia inglese, Restauro degli affreschi della Cappella Sistina, sistemando alcuni miei strafalcioni (tecnici più che linguistici, a dir la verità). Un bacione Approfitto del momento per rendere noto agli utenti della provincia di Bari che presto verranno caricate su Wikimedia Commons una ventina di foto di beni culturali della provincia. A queste se ne aggiunge qualcuna della nave scuola Amerigo Vespucci, ormeggiata per tre giorni nel porto di Bari, che però non ho potuto visitare dall’interno. Siccome la documentazione fotografica relativa agli interni della nave su Commons è totalmente assente, se qualcuno ha scattato delle foto e vuole rilasciarle con licenza libera (meglio Creative Commons BY-SA in questi casi piuttosto che la GNU) vorrebbe segnalarmelo? Provvederò subito a caricarle su Commons a suo nome.
Propositi per l’invernoÈ giunto il momento delle promesse: ho approfittato dell’estate per liberarmi da un pò di faccende gravose, ho chiuso un pò di progetti aperti in passato per dedicarmi solamente a pochi e precisi obiettivi: Ubuntu-it, Wikimedia, OpenMoko, OpenStreetMap.
Sconcertato da tanta calura, mi son dato all’upload massiccio su Wikimedia Commons: ho rilasciato sotto licenza incrociata GNU e Creative Commons l’intera collezione delle illustrazioni (per lo più grafici scientifici) che ho realizzato per la mia dispensa di Petrografia, con la collaborazione di un amico. Tutte le foto sono state categorizzate in Category:Petrology diagrams. Ovviamente tutte le illustrazioni sono state realizzate con software libero, in questo caso Inkscape su Ubuntu Hardy. Se qualcuno si stesse chiedendo l’utilità del gesto, è presto detto: i grafici e le illustrazioni in svg possono essere modificate con programmi di grafica vettoriale, tradotte in più lingue (Wikipedia esiste ormai in 200 lingue ) e riutilizzate in più progetti culturali – da Wikipedia a Wikiversity, a Wikibooks e così via.
Morale: se avete anche voi illustrazioni, fotografie, schemi, grafici ecc ecc, fate un bell’upload su Wikimedia Commons e rilasciateli con licenza copyleft, farete un bel favore alla cultura.
Quest’anno, c’è qualcosa di nuovo sotto il sole estivo. Avete voglia di sole, mare, foreste, ciclismo nella natura? Siete appassionati di campeggio, non vi muovete senza tenda e fornellino? Volete contribuire al più grande (e ben riuscito) progetto di mappatura del mondo conosciuto, OpenStreetMap?
Bene, OpenStreetCamping fa per voi.
Da un’idea mia e del mio compagno (e compaesano) di mapping, Sdonk aka Alessandro, abbiamo avviato per la prima volta nella storia di OpenStreetMap un viaggio-campeggio con l’intenzione di montare tenda in molti posti diversi e, servendoci della bicicletta (infilata con la forza nella mia FIAT Panda che utilizzeremo per gli spostamenti) mapperemo quante più strade possibili.
La nostra tenda è da 6 posti, e i mapper da tutto il mondo sono i benvenuti a trascorrere 10 giorni in nostra compagnia. Saremo nel Parco Nazionale del Gargano dal 4 al 13 agosto.
Per riassumere, incollo qui la lettera che abbiamo inviato nella mailing list italiana di OpenStreetMap:
Oggi due osservazioni leggere leggere. Ho notato che ultimamente i server di Wikipedia non si stanno comportando benone. Spesso (capita anche 2 o 3 volte nello stesso giorno) mentre sto salvando alcune modifiche agli articoli, capita che il collegamento ai server si interrompa, le modifiche non vengano salvate (per fortuna vengono ripristinate dallo stesso MediaWiki) o appaia un errore come nella schermata seguente:
Adesso, una notizia più leggera: spesso ci dimentichiamo che il Software Libero ha anche delle “icone libere”, rilasciate con licenza GNU o meglio Creative Commons. Come diretta conseguenza, sono anche presenti nell’archivio online delle immagini libere di Wikipedia, “Wikimedia Commons”. Durante la realizzazione delle pagine di alcuni portali di lavoro sull’Enciclopedia, qualche wikipediano ha ben pensato di usare l’icona di Amarok per simboleggiare la categoria biologica dei mammiferi.
Che dire, è un utilizzo al quale non avevo mai pensato, di solito quando clicco sull’icona, parte la musica
Dal 27 maggio 2008, è stato reso pubblico dalla Wikimedia Foundation (della cui sezione italiana sono orgogliosamente membro) il sistema di unificazione degli account. Ciò significa che la nostra combinazione nome utente / password di Wikipedia verranno “estese” a tutti gli altri progetti Wikimedia a cui siamo iscritti (Wikimedia Commons, Wikibooks, Wikizionario, Wikiquote, Wikiversity, Wikinews, Wikisource, Wikispecies) e verranno “riservate” nei progetti in cui non siamo iscritti (in maniera tale che nessun utente possa usare il nostro nickname, utile nel caso un giorno volessimo iscriverci a qualche progetto).
Insomma, nonostante apparentemente la struttura dei progetti della Wikimedia Foundation sembri sostanzialmente “statica”, è bene ricordare che non è affatto così: c’è sempre un nutrito manipolo di utenti, esperti, sviluppatori, soci ed appassionati che ogni giorno corregge / segnala bug, implementa funzioni, aggiunge nuovi tool, si occupa della pulizia, della manutenzione, delle attività relative alla comunità, alla raccolta fondi e alla gestione delle risorse, per mantenere ordinato e “sincero” quello che ha tutte le premesse per rappresentare il “contenitore” della cultura universale in un futuro non molto lontano.
Nel nostro piccolo…. buon merging a tutti!
Se i motivi raccolti nel precedente post non bastassero a farvi cambiare idea su quanto sia utile fare OpenStreetMapping, se non siete dei tipi poi così sportivi, e fare due passi in più vi pesa, bene: non mi arrendo.
Vi siete ma chiesti che rischio si corra ad usare le informazioni che i grandi monopolisti ci “passano gratuitamente”? Le mappe di Google Maps sono assolutamente inattendibili. La decisione di Google di acquistare le mappature “locali” (realizzate da produttori relativamente piccoli) ha compromesso la qualità della mappatura, e per rendersene conto è sufficiente visitare questo link:
LINK
Cosa vedete? Lo stesso paesino, a sinistra come appare su Google Maps e a destra come appare su OpenStreetMaps, grazie alla mappatura effettuata da un utente italiano che vive da 24 anni da quelle parti (e si presume quindi conosca il posto come le sue tasche). In OSM, la garanzia della qualità del dato cartografico deriva dal fatto che le strade vengono tracciate in base ai file GPX caricati dagli utenti, che per ottenere quei file devono fisicamente percorrere la strada in questione.
Quindi, ne risulta che per mappare, bisogna percorrere le strade. Ciò garantisce che qualsiasi strada troviate su OSM, esiste.
Questa considerazione invece non è sempre valida per altre mappe “proprietarie” (intese come non libere: Google Maps, Yahoo, ecc). Perchè? Questi soggetti commerciali devono difendere le loro mappe da eventuali copie, in quanto, detenendone il copyright, non è permesso nè copiarle nè modificarle nè utilizzarle al di fuori delle limitatissime libertà concesse all’utente standard.
Per questo motivo, nelle mappe di Google (ed in generale in tutte le mappe protette da copyright) sono nascoste delle “uova di pasqua”, delle sorprese non certo piacevoli: i villaggi fantasma.
Nonostante il nome piuttosto evocativo, sono una sorpresa alquanto sgradevole: sono insiemi di costruzioni o strade INESISTENTI, grandi o piccoli paesini, inseriti appositamente nella mappa. Se qualcuno copia integralmente la mappa senza averne il diritto, sarà costretto a copiare involontariamente anche questi “villaggi”, la cui presenza avverte Google (che ha inserito il villaggio inesistente) che la mappa in questione è una copia (illecita) della propria. È come inserire volutamente un errore e poi controllare se anche le copie contengono quell’errore.
Ovviamente, OpenStreetMap non presenta niente di tutto ciò. La natura libera della mappa, che è liberamente scaricabile/utilizzabile/copiabile/modificabile rende assolutamente inutile la presenza di uova di pasqua o villaggi fantasma, di modo che la mappa risulta essere assolutamente, reale, precisa, priva di errori e libera.
In definitiva, nel mondo dell’informazione libera, ognuno ha le sue priorità: c’è chi ama il proprio Sistema Operativo Libero (GNU/Linux), chi non ha il minimo interesse per il sistema operativo ma sa di volere un’enciclopedia libera (Wikimedia Foundation), chi forse non ha interesse nè per l’enciclopedia nè per il sistema operativo, ma sa che avere un palmare libero gli permetterebbe di fare molte cose in più (OpenMoko e Neo FreeRunner).
Ci sono poi delle persone che, in maniera simile, credono che sia importante nella vita avere una cartografia libera esattamente come l’enciclopedia. C’è poi chi crede che la libertà sia importante in tutte le sue forme, come me, perchè il libero scambio delle informazioni è l’unica cosa che non possono farci pagare!
Ultimamente, sto facendo mente locale sui progetti del mondo Free Software/Free Culture che seguo personalmente ed ai quali contribuisco e mi sono reso conto che, in ordine di grandezza, dopo i progetti della Wikimedia Foundation, viene senz’altro Ubuntu.
Il nostro amato sistema operativo è riuscito a catturare l’attenzione di un pubblico internazionale veramente enorme, ed è (nella sua versione inglese) al centro di un ecosistema (o galassia, come volete) di altri siti, autorizzati da Canonica, che girano intorno e si integrano con www.ubuntu.com. Riassumento:
1) Il cuore di tutto: www.ubuntu.com
2) Le arterie: i LoCO, le comunità “locali” (negli USA una per ogni stato, nel resto del mondo una per ogni nazione) www.ubuntu-it.org
3) DIY Marketing: un sito che, quando era nato, raccoglieva materiale promozionale e per le conferenze, per far conoscere Ubuntu. Il nome significa appunto “Do It Yourself Marketing” (Marketing Fai-da-te). Speriamo un giorno risorga https://wiki.ubuntu.com/DIYMarketing
4) Ubuntu Stats: un sito che mostra in tempo reale gli ultimi inserimenti nel forum internazionale, in tutti i forum LoCo, nei wiki, in Ubuntu Brainstorm, nei Planet e in Launchpad. http://www.ubuntustats.com/
5) Launchpad: non è certo una novità: la più grande e simpatica piattaforma di management per progetti informatici, dall’utilizzo semplice e particolarmente orientata all’utenza media. www.launchpad.net
6) Ubuntu Brainstorm: Una fucina di idee per un sistema operativo e collaborativo in continua evoluzione. http://brainstorm.ubuntu.com/
7) Ubuntu Counter: non dimentichiamoci del famoso sito “contautenti”… http://ubuntucounter.geekosophical.net/ Full Circle Magazine: la rivista (un)ufficiale del mondo Ubuntu, rilasciata mensilmente. http://fullcirclemagazine.org/
9) Ubuntu Video: una risorsa di video tutta marrone http://www.ubuntuvideo.com
10) Ubuntu Clips: video a fini “educativi” per imparare ad utilizzare il sistema. http://ubuntuclips.org
11) Ubuntu Screencast: un intero sito di video tutorials su Ubuntu. http://screencasts.ubuntu.com/
12) Ubuntu Pastebin: perchè ricorrere ad altri servizi di “incollaggio” del codice, quando ce n’è uno marroncino? http://paste.ubuntu-nl.org/
Spero di non aver dimenticato niente… in caso contrario, segnalate pure
Morale della lista: nel giro di 4 anni dalla nascita di Ubuntu, si è venuto a creare un traffico di informazioni che hanno permesso, permettono e speriamo continuino a permette alla nostra distribuzione di evolvere in maniera ordinata, ma soprattutto vicina alle esigenze dell’utente.
Qualcosa sta cambiando nel mondo dell’Arte.
Procedo con ordine: come forse molti di voi sanno, il copyright è la protezione del “diritto d’autore” che scatta automaticamente quando un prodotto dell’ingegno umano (sia esso un’opera d’arte, uno scritto o una canzone) viene creata e pubblicata. Potrei citarvi l’arcinota enciclopedia online libera e collaborativa in merito, ma preferisco parlarne facendo cadere un pò di farina dal mio sacco.
Nel momento in cui un’opera d’ingegno viene pubblicata, accade nella gran parte dei casi che il suo autore ne rivendichi la proprietà[1], e si avvale quindi di alcune legiferazioni di antica data (a partire dal 1700 in poi, giusto per restare in tempi “recenti”), per difendere con i denti ciò che ha scritto dalla libera diffusione; in altre parole, se vuoi leggere ciò che Tizio ha scritto, devi ricorrere al canale di diffusione che egli stesso ha designato, che può essere rappresentato dalla libreria, dal negozio di dischi, ecc.
L’avvento dell’informatica e l’era dell’informazione in cui siamo immersi da capo a piedi ha determinato grandi cambiamenti, primo fra tutti la valorizzazione della diffusione di documenti e musica (di informazione, quindi) in maniera libera. In realtà, l’acquisto di un libro o di un CD non equivale a dire che “ne siamo proprietari”, ma che abbiamo l’”autorizzazione a leggerne il contenuto”. Se ne fossimo realmente proprietari, potremmo anche masterizzarlo e venderne delle copie (nel caso del CD), o fotocopiarlo (nel caso del libro). A prescindere dai concetti filosofici, ognuno può giustificare o meno alcune idee sui diritti della “libera diffusione” di materiali protetti da diritto d’autore (si parla quindi di “file sharing”, “peer to peer”[2] ecc). Tuttavia, il copyright non dura in eterno. Non credo che ci possano essere dubbi sul fatto che materiali che non sono più coperti da diritto d’autore (perchè l’autore è deceduto più di 70 anni fa ed il copyright è decaduto) debbano essere liberamente fruibili online.
Quindi, se scarichiamo l’ultimo saggio di Umberto Eco tramite un programma di file sharing, saremo punibili a norma di legge, ma nessuno potrà mai disturbarci se scarichiamo foto di Piazza San Pietro o del Colosseo, o dell’Arco del Trionfo a Parigi, o la trascrizione di un saggio di Galileo. Infatti (seppur talvolta si è portati a pensare che lo Stato possa detenere il copyright su talune opere), è universalmente accettato che un’opera il cui autore sia deceduto da più di 70 anni entra nel Pubblico Dominio, e può essere scaricata, letta, modificata e ridistribuita con pieni diritti da chiunque.
Per questo motivo, possiamo scaricare e modificare una foto della Gioconda custodita al Louvre senza che nessuno ci disturbi, ma non possiamo fare lo stesso con l’ultima opera di un noto artista vivente. Questo è universalmente accettato ed accade in tutti i Paesi civili del Pianeta.
Eppure, in Italia ci siamo arrivati solo qualche giorno fa. Infatti, secondo la legge vigente, le opere presenti nei musei italiani non potevano essere fotografate e distribuite nuovamente (neanche su internet), anche se l’autore era morto da più di qualche secolo. Questo significava, per esempio, che un quadro di Caravaggio – che pur non è morto ieri – non poteva essere riprodotto su internet. Ancora oggi, basta consultare qualche wikipediano ben informato per sapere che per rispettare la norma vigente fino a qualche giorno fa, sono state eliminate tutte le opere di Caravaggio (in musei italiani, si veda dopo) da Wikipedia[3].
L’Associazione non-profit WikiMedia Italia[4] ha ricevuto un comunicato dalla segreteria di uno degli onorevoli interessati dal nuovo Codice dei Beni Culturali, che avvisava dell’avvenuta presa di coscienza del Parlamento e dell’introduzione, nel nuovo Codice dei Beni Culturali, dell’autorizzazione a riprodurre fotografie di opere d’arte custodite nei musei italiani, ma solo e soltanto per scopi educativi, illustrativi e non commerciali. Riporto il messaggio di seguito:
—————————- “BENI CULTURALI. COMMISSIONE CULTURA APPROVA NUOVO CODICE, PIU’ LIBERTA’ A WIKIPEDIA
Una piccola ma significativa modifica è quella che oggi la Commissione Cultura della Camera ha introdotto nel nuovo codice sui Beni Culturali, su proposta del presidente della commissione Pietro Folena.
Il parere approvato, che recepisce in toto il nuovo codice, condiziona lo stesso alla “liberalizzazione” dell’uso non commerciale delle immagini di beni culturali, come le opere conservate nei musei. La formulazione del codice attuale, difatti, richiede una speciale concessione da parte del museo, cosa che ha costretto Wikipedia a cancellare le immagini dei quadri conservati nei musei italiani.
“Un danno di immagine per l’Italia e le sue istituzioni culturali”, ha argomentato Folena nella relazione.
La nuova formulazione, invece, consente il libero uso delle immagini dei beni culturali, prevedendo l’autorizzazione solo nel caso in cui sia richiesto un intervento diretto da parte dell’autorità che ha in affidamento il bene stesso. Pertanto la riproduzione di immagini su Internet o su carta, se non a scopo commerciale, torna ad essere libera come nel resto del mondo. Rimane invece fermo il pagamento di un canone nel caso di usi commerciali (ad esempio la realizzazione di guide turistiche).
Di seguito il testo approvato dalla commissione:
Al fine di consentire la libera utilizzazione di immagini dei beni stessi a fini non commerciali, si preveda l’esclusione, per tutti i predetti fini, di canoni e procedure autorizzative, intervenendo sul comma 3 dell’articolo 108 del Codice nell’attuale testo, modificandone la formulazione nel senso seguente:
“3. Sono libere le riproduzioni dei beni da parte di soggetti privati per uso personale, per motivi di studio o ricerca, per illustrazione, discussione o critica e per qualsiasi altro scopo non finalizzato all’uso commerciale della riproduzione, nonché da parte di soggetti pubblici per finalità di valorizzazione. Nel caso in cui l’atto della riproduzione richieda l’intervento o la sorveglianza da parte dell’autorità che ha in consegna il bene, è obbligatoria la richiesta da parte del soggetto che intende riprodurre il bene. Eventuali spese aggiuntive sono a carico dei soggetti che riproducono il bene.”
GUIDO IODICE Ufficio Stampa on.Pietro Folena Deputato PRC-Sinistra Europea Presidente della Commissione Cultura della Camera —————————-
Certo, si tratta di un passo avanti, ma non di una vera e propria conquista. Infatti, protremmo individuare vari gradi di libertà per un’opera d’arte: 1) grado fondamentale: libertà di poter distribuire liberamente la riproduzione dell’opera (e quindi, metterne una foto su internet e simili), solo per usi non commerciali; 2) libertà di poter distribuire liberamente le riproduzioni anche per usi commerciali (per esempio, vendere un documento che integri la foto di un’opera d’arte); 3) libertà di poter creare versioni modificate e poterle liberamente ridistribuire, anche per usi commerciali.
La legge vigente non garantiva al libero cittadino italiano neanche una di queste libertà, mentre il resto del mondo, evidentemente, ci rideva addosso. È eclatante il caso di opere di uno stesso artista (come Caravaggio), presenti in diversi musei del mondo: le foto delle opere presenti in Italia non potevano essere diffuse liberamente, mentre quelle di opere presenti in altri musei europei erano sulla stessa Wikipedia italiana. Ma si configurava anche un altro tipo di situazione: una qualsiasi voce di Caravaggio in Italia non poteva fare uso delle foto di quadri presenti in Italia, ma la stessa identica voce in francese presentava tutte le foto del caso, scattate anche in musei italiani, poichè i dettami della legge sono applicabili al solo territorio italiano.
In altre parole: se cerco la foto un quadro di Caravaggio, non la trovo su un sito italiano[3], ma su un sito estero; è evidente che gli interessi del legislatore vengono completamente frantumati dalla civiltà della comunicazione libera. In tutto questo bailamme, mi piace ricordare che il buon Caravaggio ha lasciato questa terra da più di qualche secolo e noi non siamo (non eravamo) liberi di pubblicarne le opere su internet.
Ma torniamo ai gradi di libertà: il nuovo Codice dei Beni Culturali non garantisce tutte le libertà sopra elencate, ma solo la prima, quella di poter diffondere copie dell’opera solo per scopi non commerciali. Non è scontato che il passo avanti si dovesse fare, ma effettivamente gli amanti dell’Arte libera non sono ancora del tutto liberi. La speranza è che le pressioni di tante associazioni e, soprattutto, di tanti cittadini, possano portare la situazione a normalizzarsi nel più breve tempo possibile. Come nel resto del mondo (con le piccolissime dovute eccezioni), le opere devono entrare nel pubblico dominio dopo 70 anni dalla morte dell’autore, e devono essere disponibili per qualsiasi utilizzo.
Dal punto di vista economico, la libera diffusione delle opere d’arte nella rete non sarebbe un freno alla crescita del paese, ma un mezzo per far conoscere il patrimonio artistico nel mondo e per formare le nuove generazioni, per le quali internet ed i nuovi media sono sicuramente più attraenti dei libri di Storia dell’Arte. Avere Arte libera dovrebbe essere una priorità per un paese che potrebbe vivere solo di turismo, è per fare ciò sarebbe giusto dare, alle opere d’arte che nobilitano i nostri musei, la possibilità di avere un valido eco sulla Rete.
Infine, mi sembra doveroso ricordare che il bene culturale non è patrimonio di chi lo possiede ma, dal momento in cui l’artista concede forma all’opera, l’opera stessa è parte del Mondo e dei suoi mutamenti, ed il miglior modo di donare al Mondo la conoscibilità dell’opera (oltre all’esposizione nel Museo) è quella di donarla alle “genti”, ponendola nel Pubblico Dominio.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore_italiano [2] http://it.wikipedia.org/wiki/Peer_to_peer [3] http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bacco_%28Caravaggio%29&oldid=14414841 [4] http://wikimedia.it