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Come avrete modo di intuire, non sono un fan della mela. Lo dico chiaramente, non sono affetto da A-Adorazione. Ho altri tipi di adorazione: questa (W-adorazione), questa (F-adorazione), questa (G-adorazione), questa (E-adorazione) o ancora quest’altra (L-adorazione) – la lista che avete appena letto non è ordinata, ovvio
Ma la A, la A, no, decisamente no. Che peraltro detta così sembra quasi un’influenza dalle tendenze pandemiche. Solitamente quando mi sento solo e scoraggiato, per tirarmi un pò su, penso che mentre io sto lì in panciolle ovunque nel mondo ci sono persone che si prodigano per rendere il mondo un posto migliore, ognuna a modo proprio: chi soccorre i meno fortunati, chi studia sistemi per produrre energia pulita a basso costo, chi riempie contenitori con cultura libera, chi scrive software e lo rilascia con licenza libera.
Eppure, bastano notizie del genere per farmi intuire quanto siano forti le tendenze masochistiche in gran parte della popolazione mondiale. In Italia, peraltro, siamo abituati a farci del male. L’ultima volta che qualcuno ha promesso più sicurezza ed ordine in cambio della propria libertà, se ricordo bene, è finita maluccio. Sarà che forse sono rimasto un pò ai vecchi tempi, ai valori d’un tempo: amore – amici – GNU – salsicce grigliate – birra.
Il software proprietario non mi ha mai convinto, così come non mi hanno mai convinto le veline, che a ben pensarci sono più o meno come un Tronky senza il ripieno di crema alla nocciola: una bella scorza di biscotto, alquanto stomachevole. Eppure c’è qualcuno che non la pensa così, ed il contagio si è diffuso a macchia d’olio, l’epidemia A ormai non conosce confini; si è praticamente arrivati all’isteria collettiva.
Isteria, ma stiamo scherzando? Mi ricordano tanto il famoso ragazzino che trovò la figurina del più raro dei Pokemon, e finì come sappiamo. In cosa crede questa gente, Gesù ed Apple? Beh, fondamentalmente non sarebbe neanche tanto lontano dalla realtà, considerato che uno degli slogan di Cupertino è stato qualcosa del tipo “Dio usa Mac”; e per quanto mi riguarda è una delle cose più divertenti che abbia mai sentito sul tema, dopo le battute di Woody Allen e la Chiesa di Scientology. Adorare la tecnologia che fa di te uno schiavo è proprio un corollario del “principio del Tronky”, con l’unica differenza che questa volta il Tronky non te lo stai infilando in bocca.
Quando ho letto di ragazzini accampati davanti all’Apple Store ho avuto un brivido. Detesto i fanatismi. Essere fanatico di qualcosa significa non avere abbastanza presenza di spirito per valutare, pensare, ideare e concretizzare una propria visione della realtà. Mi fanno paura i fanatici religiosi (sia in patria che fuori), i fanatici dei gruppi musicali, i fanatici del software libero (si, anche quelli), ed ovviamente quando parlavo di adorazione all’inizio di questo post stavo tentando di fare dell’autoironia.
Non metto in dubbio che il mondo abbia problemi più impellenti di questo, ma lasciate che ve lo dica, essere fanatici di un telefono, di un lettore mp3 o di un computer sembra essere l’ultimo stadio della polpettizzazione del cervello.
Continuo a pensare che ci siano frasi che, anche con l’evolversi della società e dei tempi, rimangano delle verità indiscutibili:
e dentro di me so che fino a quando le cose funzioneranno in questo modo, tutto sommato il mondo sarà un posto vivibile. Concludo questa incoerente accozzaglia di pensieri sparsi con un video, e chiedendo a chi dorme col proprio Mac di uscire di casa e cercare, nell’ordine:
Due parole: OSMit 2009
Quando mi han telefonato da Trento per chiedermi di parlare dell’esperienza del mapping party di Pompei, mi son detto: “ma che, davvero?”. Eh, davvero si. Due giorni veramente intensi, non c’è che dire. [Le foto qui]
È stato un grande momento per tutta la comuntià italiana di OpenStreetMap, un momento di coesione, creatività e socialità, ovvero i 3 pilastri di qualsiasi progetto di liberazione dei dati. Queste ultime tre parole riassumono abbastanza bene lo spirito del progetto, che purtroppo è stato messo troppo in discussione, soprattutto in merito all’imminente cambiamento di licenza di OSM.Ma andiamo con ordine. Ciò che mi ha sicuramente impressionato del lato non-umano è stata l’impressionante organizzazione della Fondazione Bruno Kessler di Trento (nella sede di Povo). Penso che tutta la comunità debba dei ringraziamenti all’imponente lavoro di sviluppo della comunità e della tecnologia di OSM svolto da parte della Fondazione, che ha incondizionatamente messo a disposizione strutture e know-how per promuovere la Mappa Libera. Il tutto si è concretizzato nel managing di Cristina Moretto, che ringrazio sentitamente.
L’instancabile lavoro di Simone Cortesi ha reso possibile la presenza, per tutto il primo giorno di OSMit, dell’ideatore di OpenStreetMap, l’incredibile Steve Coast, che è riuscito a rendere ancora più appetitoso l’incontro della Comunità Italiana.
Con l’aiuto del re delle mappe libere e del giurista italiano Rossato (che ci ha illuminato sull’infondatezza di molte delle critiche rivolte alla RC della nuova licenza di OSM da parte di Creative Commons), si è riusciti a portare a galla ciò che è ormai un dato di fatto: la nuova licenza del progetto, ODbL (Open Database Licence) è la migliore che sia mai stata creata per licenziare un database di informazioni libere, e Steve Coast è riuscito a convincere il suo pubblico. In particolare, è risultato evidente che:
1) Le critiche mosse a proposito dell’eccessiva complessità del testo della licenza sono infondate. Le parole di Rossato in proposito sono state assolutamente illuminanti: una licenza ha una “mission”, quella di essere *precisa*, e siccome deve tutelare il lavoro di innumerevoli migliaia di persone, non può permettersi di essere vaga. In questo contesto, “precisione” si traduce in “complessità”, e questo è lo scotto da pagare per avere un documento che tuteli le libertà dei dati organizzati in una maniera così “complessa” come un database. Agli informatici il lavoro degli informatici, ai giuristi il lavoro dei giuristi.
2) Complessità non significa necessariamente incomunicabilità: il testo della licenza GNU è decisamente complesso per i non-giuristi, ma tutela bene la libertà del software, nel suo massimo grado. Eppure, Stallman ha riassunto una decina di pagine di licenza nei 4 pilastri del software libero. Anche l’ODbL potrà essere riassunta in pochi punti, semplici, comprensibili anche dal mapper della strada, come qualunque altra licenza.
3) La ODbL è una licenza libera: il falso mito da sfatare è che in un futuro i dati raccolti da OSM possano essere chiusi se licenziati con l’ODbL. Il principio di fondo è che quando si licenzia un dato con quella licenza, si mette il proprio lavoro nelle mani dell’ente che gestisce la licenza. Un esempio pratico è la più nota e diffusa licenza per software libero, la GNU GPL. Licenziando un software con GPL, si mette tutto nelle mani della Free Software Foundation. Se licenziamo tutto ODbL, si mette tutto nelle mani della OpenStreetMap Foundation. Che altro c’è da dire?
4) L’ODbL è una licenza complessa anche perchè cerca di essere compatibile con le altre licenze libere. Al contrario di tante altre licenze in giro per il web, scritte dai vari Istituti di ricerca solo per i propri scopi e con un certo lassismo nei confronti di tante altre realtà più o meno libere, l’ODbL cerca dei punti di contatto con le altre licenze libere, ed ambisce all’interoperabilità.
Questo è un riassunto di ciò che ho capito dalle parole tecniche di Rossato e dall’inglese – troppo – veloce di Steve, quindi prendete ogni parola con le pinze.
A parte questo, Steve Coast mi ha dato l’impressione d’essere una persona squisita: risponde ad ogni domanda, parla con chiunque, fornisce precise delucidazioni e punti di vista molto condivisibili su ogni argomento sul quale lo si interpella. Ha la chiarezza d’idee necessaria ad OpenStreetMap per poter continuare su un luminoso sentiero di libertà, secondo me c’è da fidarsi. Non ha rifiutato di dare una mano neanche quando, durante il coffee break, Sdonk gli ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo dei servizi di CloudMade. Farsi spiegare da Steve come funziona il sistema di “tiling” di OSM ha realmente il suo fascino
Ma all’OSMit, simpatia e voglia di condividere sono diffuse a pioggia tra i partecipanti come se un grande impianto d’irrigazione stesse irrorando il campo del Software Libero con una nube tempestosa di trasferimento tecnologico. Si è spaziato dalle strepitose presentazioni di Gfoss sul rendering di Mapnik (o su come utilizzare l’Openmoko come dispositivo di tracking di un mezzo in movimento su OSM) all’esperienza con OpenStreetMap della Fondazione Bruno Kessler in una scuola trentina.
I ricercatori della FBK hanno presentato un tool per sovrapporre i dati di OSM con fotografie scattate dai turisti sulle belle montagne del Trentino Alto-Adige (anche se, vi assicuro, detto così sembra riduttivo). E comunque, avere l’opportunità di parlare e condividere idee ed esperienze con il lead-developer di GRASS o con uno degli sviluppatori italiani di GvSIG, è stato molto più che costruttivo.
Venendo alla comunità pugliese, qui sono disponibili le slide del mio talk sulla necessità di rinnovare ed ampliare la gamma dei tag inerenti alle testimonianze archeologiche ed ai beni culturali; poco dopo Sdonk ha presentato il suo pythonico software per generare in real-time una mappa degli eventi sismici italiani (dall’INGV), con la base cartografica di OpenStreetMap.
Mi riesce difficile ricordare e raccontare tutto ciò che è successo a Trento, ma uno dei momenti più stimolanti ha visto come protagonisti l’ex presidentessa di Wikimedia Italia, Gfoss e la comunità di OSM. Diciamolo chiaramente: negli ultimi due anni l’attività della Comunità Italiana di OpenStreetMap è cresciuta in maniera più che esponenziale, e si sente sempre più la necessità di costituirsi come persona giuridica, per acquisire anche agli occhi della legge uno status tale da permettere all’ “italian chapter” di interfacciarsi con le istituzioni e i privati. Inoltre, la disponibilità da parte della OSM Foundation di conferire il permesso (non esclusivo) ad associazioni di rappresentare a livello nazionale il progetto, offre un’opportunità concreta per far emergere la Comunità dall’anonimato. Si è dibattuto a lungo sull’eventualità di cooperare con Wikimedia Italia o con Gfoss per portare il progetto OSM ad un livello di autonomia maggiore, ma senza giungere ad alcuna conclusione.
Potrebbe essere per il momento giusto per la Comunità di emergere e fondare un’associazione legalmente riconosciuta che possa orgogliosamente dirsi “OpenStreetMap Italia”, e non “OSM-Wikimedia Italia” o “OSM-Gfoss” (anche se nel caso, sarei più propenso per la prima). In comune tra tutti questi progetti ci sono gli sforzi per la liberazione di dati o del software, ma intanto i nostri cugini tedeschi e spagnoli si sono già messi in proprio. Speriamo che i prossimi mesi portino consiglio e che riescano a temprare gli animi dei mapper italiani, in vista di OSMit 2010.
Concludo ringraziando tutti i partecipanti per aver contribuito con il proprio tempo e le proprie idee alla crescita della Comunità e del know-how, e gli organizzatori per aver reso possibile tutto ciò.
Oggi e domani si terrà a Roma il Il Quarto Workshop Italiano “Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica“; dò l’annuncio in lieve ritardo perchè sono stato impegnatissimo con lo studio in questi giorni.
La buona notizia è che l’evento è visibile in diretta streaming, usando VLC per esempio, attraverso questo indirizzo:
rtsp://helix940.rm.cnr.it/broadcast/diretta.rm<br />
L’ottima notizia è che i due giorni sono assolutamente zeppi di casi di successo in cui il software open source ha permesso alle nostre squattrinate (ma molto volenterose) università e poveri ma geniali ricercatori di realizzare prodotti di altissimo livello, sistemi interattivi per l’analisi archeologica e geografica, ecc.
Tra i programmi che ho potuto vedere utilizzati in questo primo giorno di talk ci sono:
Questo è un velocissimo post su come installare e rendere perfettamente funzionante Navit sul Neo FreeRunner con distribuzione SHR-testing. È anche una valida maniera per prendere una nota, visto che certe cose tendo a dimenticarle
Per ulteriori info, ecco la pagina dei tweak di SHR e il wiki di Navit. Si ringrazia per l’aiuto Christ van Willegen.
Negli ultimi due mesi mi sono dedicato ad una maniacale opera di sistemazione della mia vita. Troppe cose in sospeso, troppe idee in giro e troppi progetti non conclusi. L’obiettivo, da adesso a settembre, sarà quello di chiudere un pò di parentesi. Ovviamente tutto questo passa anche (e soprattutto) per il mondo della cultura libera, e per i progetti liberi che seguo ed a cui partecipo attivamente: Ubuntu-it, OpenMoko, i progetti della Wikimedia Foundation ed OpenStreetMap.
In questi 90 giorni, la necessità di ordine si è tradotta in:
Resta ancora da fare:
Come vedete le idee sono tantissime, il tempo poco. Prossimamente pubblicherò una roadmap dettagliata sulle mie attività nei progetti liberi, con cadenza settimanale
Dopo molti mesi di sviluppo, Juan Lucas Dominiguez Rubio ha annunciato la disponibilità di gvSIG mobile, versione per palmari dell’arcifamoso software libero per il GIS, finanziato dalla Conselleria de Infraestructuras y Transporte della Città di Valenzia, e promosso e testato da Joseph Reeves dell’Oxford Archaeology in campo archeologico.
Per installare la neonata versione 0.11 sul proprio device, è sufficiente dare il seguente comando:
opkg install http://downloads.thehumanjourney.net/gvsigmobile_0.11_armv4t.ipk
A quanto pare – non me n’ero accorto – sono stato il primo utente a riuscire a farlo funzionare su OpenMoko SHR, motivo per cui mi son meritato una menzione sul blog di Joseph Reeves all’OArchaeology; lo screenshot presentato in questo post e nel blog di Reeves è proprio il mio Neo FreeRunner.
Questi sono giorni veramente “caldi” per il pianeta del primo cellulare completamente composto da hardware e software libero, il Neo FreeRunner.
SHR entra in testingL’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri, sul blog ufficiale della distribuzione SHR (Stable Hybrid Release): quella che fino a ieri era chiamata SHR-unstable, adesso è “stable”, e sulla unstable verranno effettuate tutte le modifiche che porteranno, tra le altre cose, all’integrazione della nuova versione di Illume (Enlightment per dispositivi mobile).Ciò significa che tutti i proprietari di un Neo FreeRunner che hanno installato SHR-unstable devono al più presto editare i file dei repository presenti in /etc/opkg, per evitare che ulteriori aggiornamenti tramite opkg update portino ad aggiornare la distribuzione del proprio palmare ad “unstable”, che sarà tale nel vero senso della parola.Come si legge nel post, tutte le modifiche nel nuovo rilascio stabile saranno orientate ad ottenere un sistema operativo quanto più affidabile possibile. Nel contempo, nella unstable si lavorerà a:
Mi permetto di ricordare ancora una volta a tutti di cambiare l’indirizzo dei propri feed di opkg, altrimenti con il prossimo aggiornamento si passerà alla unstable, che sarà probabilmente inutilizzabile.
OpenMoko annuncia un nuovo rilascio nel 2009È invece notizia delle 17.00 circa di oggi che alla FIC si sta lavorando per rilasciare a Maggio la versione stabile di OpenMoko 2009. Questa la roadmap:
Il team di OpenMoko ovviamente punta a rendere partecipe tutta la comunità di utenti allo sviluppo, bugfixing, testing. È inoltre suggerito (in maniera abbastanza forte, a dir la verità) di non aprire altre richieste per nuove features nel sistema, ma ad organizzare e sviluppare al meglio quelle già presenti.
Come molti di voi sapranno, nel luglio 2008 un’intraprendente società taiwanese ha rilasciato la prima versione “mass market” del Neo FreeRunner, il primo telefono/palmare completamente open source della Storia. Sono passati molti mesi dal rilascio, e tutto il mondo si è precipitato a creare la propria versione del sistema operativo per il palmare, partendo da zero o “portando” qualcosa che già esiste (è quest’ultimo il caso di Debian e Gentoo). Comunque, la FIC paga un consistente numero di sviluppatori per lavorare ad una versione “ufficiale” del sistema operativo, chiamato OpenMoko, e che in linea teorica vorrebbe diventare IL sistema operativo per dispositivi palmari, compatibile con quanti più modelli possibili. Non si può creare un sistema operativo universale per palmari in 1 anno, ma almeno sul Neo FreeRunner le cose sembrano andare per il meglio. Dopo qualche delusione dovuta all’ultima versione di OpenMoko (datata a Dicembre 2008), e dopo aver cercato di riparare ai continui freeze installando il kernel compilato da Trevino, ho deciso di spostarmi definitivamente sulla versione più aggiornata del sistema, SHR (Stable Hibrid Release), che pur essendo disponibile in versione “unstable”, offre un stabilità e un look veramente accattivanti.
Cos’è SHR? Quando si è pensato ad un sistema operativo per palmari, si è avuta la necessità di creare un framework basato su Dbus al quale tutti gli sviluppatori potessero fare riferimento per creare le proprie applicazioni. Questo framework per palmari non esisteva, e ci sta pensando un impiegato della FIC, Mickey Lauer. Come per il desktop, si è scelto di rispettare le specifiche di Freedesktop.org, creando Freesmartphone.org, al fine di ottenere una base Dbus comune per tutte le distribuzioni GNU/Linux per palmari. Quindi, SHR è una versione di OpenMoko che ha come base FSO (Free the SmartPhone), che dovrebbe rappresentare lo stack del futuro, come Freedestkop.org lo è adesso per tutte le distribuzioni desktop GNU/Linux (compresa Ubuntu). Per questo, il nome SHR: “rilascio ibrido stabile“. Insomma, alla FIC si sta costruendo il futuro di GNU/Linux sui palmari.
Quale versione installare? SHR è disponibile sia in versione “stable” che “unstable”: quella stable – non ancora disponibile – sarà un freeze delle caratteristiche alla data prescelta. La unstable attualmente disponibile è in costante lavorazione, ma è sufficientemente stabile da poter essere usata come telefono quotidiano, più di OpenMoko 2008.12. È inoltre disponibile la versione “lite” del filesystem di root, più leggera e veloce da scaricare sul pc e flashare sul Neo.
Perchè SHR (Pro)?
Perchè evitarla? (Contro)
Installazione Personalmente ho installato shr-lite-image-om-gta02.jffs2 e uImage-2.6.28-[...].bin, ovvero le ultime versioni del filesystem di root e del kernel (suggeritemi nella mailing list ufficiale). Ricordo al gentile lettore che le immagini possono essere comodamente flashate nel Neo usando NeoTool. La prima cosa da fare dopo il primo boot è riavviare il Neo, perchè al primo boot il GSM non funziona. Fatto ciò, potremo constatare al successivo riavvio che di default funziona il collegamento ad internet via USB e funziona anche SSH.
Sistemare il tasto Power Di default, alla pressione del tasto Power, appare prima un menù che comprende le opzioni per lo standby, lo spegnimento e la chiusura della sessione (proprio come un pc!), poi il Neo và in standby. La spiacevole quanto inutile apparizione del menù può essere evitata dando i seguenti comandi:
Risolvere il problema del pacchetto gtk+-fastscaling In SHR (ed FSO se ricordo bene) il pacchetto gtk+-fastscaling è stato rinominato semplicemente in gtk+, ma molti programmi non lo sanno, per questo hanno come dipendenza il fastscaling che in realtà è già installato nel sistema come “gtk+”. Quando si vanno ad installare pacchetti del genere, può capitare di ricevere un errore e si interromperà l’installazione. Per ovviare a questo problema, sarà sufficiente ridare il comando di installazione, inserendo la dicitura –force-depends tra opkg e install. Ad esempio, per installare Navit:
opkg --force-depends install navit
Inserire un tasto per lo spegnimento Dopo aver eliminato il menù che appare alla pressione del tasto Power, non ci sarà più modo di spegnere il Neo senza un terminale. Possiamo ovviare a questo problema creando uno shortcut sul desktop. Basterà inserire il seguente file, che chiameremo shutdown.desktop nella cartella /usr/share/applications/
[Desktop Entry] Encoding=UTF-8 Version=0.7 Name=Shutdown Type=Applicat=UTF-8 Version=0.7 Name=Shutdown Type=Application Comment=Show System Processes Terminal=true Exec=shutdown now Path= Icon=/usr/share/icons/openmoko-standard/128x128/apps/openmoko-system-default.png Categories=ConsoleOnly;System;Application; GenericName=Process Viewer Categories=Office; Exec=shutdown now
Una nota su GPS, Bluetooth, GMS e Wifi Il nuovo framework FSO su cui si basa SHR ha il grande vantaggio di tenere spenti tutti questi servizi all’avvio del sistema. Inoltre, esso si pone come “gestore” di questi servizi tra le applicazioni ed il kernel; in altre parole, noi non avremo bisogno di “attivare” il GPS prima di aprire TangoGPS o Navit: sarà sufficiente aprire uno di questi programmi, e poi ci penserà il sistema operativo ad attivare il GPS. Nella stessa maniera, quando chiuderemo tutti i programmi che utilizzano il GPS, il ricevitore verrà spento. Il Wifi ed il Bluetooth devono essere accesi e spenti “manualmente” dall’apposito menù Settings. Anche il GSM come il GPS viene acceso solo su richiesta dal sistema operativo, ed in particolare questa richiesta avviene nel momento stesso dell’accensione del Neo, quindi a noi sembra che venga acceso di default. Se vogliamo risparmiare sulla batteria e non ci serve il GSM, possiamo disattivarlo dal menù Settings. Molto comodo, non trovate? Niente di tutto questo esiste su OpenMoko 2008.12.
TangoGPS e Yaouh! Yaouh è un’applicazione scritta da un italiano, Carlo Minucci, che scansiona tutte le mappe presenti in TangoGPS e le aggiorna scaricando da OpenStreetMap solo le parti che sono state aggiornate dopo l’ultimo rendering settimanale (che avviene ogni giovedì solitamente). Purtroppo, a partire dall’ultima versione di TangoGPS, la 0.9.5, i repository delle mappe del programma vengono scritti all’interno del codice stesso del programma, e non sono più reperibili da Yaouh!, che non riesce quindi a scaricare alcun aggiornamento. Per ovviare a questo inconveniente, almeno per le mappe “standard” di OpenStreetMap (quelle di Mapnik, per capirci), è sufficiente sostituire nel file ~/.gconf/apps/tangogps/%gconf.xml questa riga:
<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM</stringvalue> </entry>
con questa
<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM|http://tile.openstreetmap.org/%d/%d/%d.png|/home/root/Maps/OSM|0</stringvalue> </entry>
rispettando gli spazi e la sintassi del resto del file. Attenzione però: il file in quesione viene sovrascritto da TangoGPS ad ogni chiusura del programma, quindi dopo aver modificato il file aprite Yaouh! e aggiornate le mappe senza aprire/chiudere TangoGPS, altrimenti avrete perso tempo…
Navit La versione più aggiornata di Navit installabile sul Neo è quella SVN, e può essere installata dando i seguenti comandi:
echo src navit http://download.navit-project.org/navit/openmoko/svn >/etc/opkg/navit-feed.conf opkg update opkg install navit
Scarichiamo la cartografia italiana di OpenStreetMap aggiornata settimanalmente fornita da CloudMade, da qui, e dopo averlo estratto dall'archivio, spostiamo il file nella cartella ~/.navit Quindi, bisognerà sistemare il file di configurazione, con il seguente comando: cp /usr/share/navit/navit.xml ~/.navit/navit.xml Adesso inseriamo nel file una nuova dicitura "mapset", più o meno nei pressi del rigo 148: <mapset enabled="yes"> <map type="binfile" enabled="yes" data="/home/root/.navit/italy.navit.bin" /> </mapset> Fatto ciò, possiamo ancora fare in modo che Navit visualizzi i tasti "+" e "-" per lo zoom, per ingrandire e diminuire lo zoom della mappa durante la navigazione, portando da "enables=no" a "enables=yes" le voci ai righi 53 e 54: <osd enabled="yes" type="button" x="-96" y="-96" command="zoom_in()" src="zoom_in.xpm"/> <osd enabled="yes" type="button" x="0" y="-96" command="zoom_out()" src="zoom_out.xpm"/> Tutte le indicazioni per il tweak dell'interfaccia grafica di Navit sono qui. Per usare Navit è molto utile ruotare lo schermo in orizzontale; è possibile ottenere una comoda applicazione con tanto di icona nel menù per farlo, installando questo pacchetto. Qualche screenshot
cp /usr/share/navit/navit.xml ~/.navit/navit.xml
Adesso inseriamo nel file una nuova dicitura "mapset", più o meno nei pressi del rigo 148:
<mapset enabled="yes"> <map type="binfile" enabled="yes" data="/home/root/.navit/italy.navit.bin" /> </mapset>
Fatto ciò, possiamo ancora fare in modo che Navit visualizzi i tasti "+" e "-" per lo zoom, per ingrandire e diminuire lo zoom della mappa durante la navigazione, portando da "enables=no" a "enables=yes" le voci ai righi 53 e 54:
<osd enabled="yes" type="button" x="-96" y="-96" command="zoom_in()" src="zoom_in.xpm"/> <osd enabled="yes" type="button" x="0" y="-96" command="zoom_out()" src="zoom_out.xpm"/>
Tutte le indicazioni per il tweak dell'interfaccia grafica di Navit sono qui. Per usare Navit è molto utile ruotare lo schermo in orizzontale; è possibile ottenere una comoda applicazione con tanto di icona nel menù per farlo, installando questo pacchetto.
Qualche screenshot
Grazie allo straordinario servizio offerto da Mofuse.com, adesso è online la versione mobile di questo blog, adattata per essere utilizzata anche dal palmare… al seguente indirizzo:
di seguito, ecco uno screenshot di come il blog si presenta sul mio Neo FreeRunner con OpenMoko, utilizzando il browser di Mozilla, Minimo:
Dopo una pausa lunga quasi due mesi, torno a scrivere sul mio blog, con un mare di novità. Mi perdonerete se mescolo un pò gli eventi relativi a GNU/Linux e quelli privati, ma spesso le due cose si sono confuse ed amalgamate negli ultimi tempi. Andiamo con ordine:
Scavi archeologici Siponto 2008: ritorno a casaDopo 4 settimane di scavi, torno a casa carico di documentazione fotografica e cartacea per arricchire (appena ne avrò tempo) sia Wikipedia che Wikimedia Commons. Ho avuto anche occasione di mappare un pò l’area dello scavo (visibile qui) e di constatare come l’OpenMoko possa essere utilizzato in maniera intrigante per progetti relativi all’archeologia sul campo, come ha già dimostrato Oxford Archaeology.
OpenStreetMap al LinuxDay 2008 (Bari)Anche quest’anno è arrivato il Linux Day, ed avevo preventivamente preso accordi con il LUGBari per un talk su OpenStreetMap. A dir la verità avrei dovuto scrivere le slide molto tempo prima del talk (ci stavo lavorando la sera durante gli scavi di Siponto) ma mi son ridotto (come sempre) all’ultimo momento.Devo ammettere che la mia giornata si è divisa tra le spiegazioni su OpenStreetMap e quelle sull’OpenMoko, che ha suscitato non poco entusiasmo sia nel LUG che nei portafogli dei visitatori alla manifestazione. Il feeedback è stato migliore di quanto mi aspettassi: sembra avanzare l’ipotesi di un mapping-party a Bari organizzato dal LUGBari, e molti visitatori (da Trani, Bisceglie, Corato) hanno espresso la volontà di voler contribuire allo sviluppo di una mappa libera della loro città.La galleria fotografica della giornata è visibile qui. Di seguito, qualche foto:
Novità dal mondo UbuntuDevo scusarmi ancora una volta con la Comunità Italiana di Ubuntu, ma il silenzio nel blog è specchio di quanto il periodo tra Agosto e Novembre sia stato problematico. A breve riprenderò la mia attività “normale” su Ubuntu-it, soprattutto nel wiki (oltre a riprendere a scrivere su questo blog).Devo comunque congratularmi con Canonical e con la Comunità tutta per la ri-apertura di un progetto che era stato aperto e chiuso più di un anno fa nel giro di pochi mesi: Ubuntu DIY Marketing. Come dice il nome stesso (DIY = Do It Yourself = Fai-da-te), era un micro-portale (un portoncino, diciamo) nato con l’obiettivo di raccogliere tutto il materiale pubblicitario e le idee promozionali nate all’interno delle varie comunità locali; tutti i materiali erano disponibili con licenza libera e quindi potevano essere riadattati alle esigenze, e permettendo a tutti poter avere materiale promozionale disponibile con relativa velocità e libertà per promuovere Ubuntu in Linux Day, concili LoCo, manifestazioni, eventi, fiere, mostre, ecc ecc.Adesso questo sogno è diventato realtà, e si chiama Spread Ubuntu! Visitatelo! Senza ombra di dubbio, perderò del tempo in questi giorni per caricare il materiale promozionale creato dalla Comunità Italiana all’interno del portale. Il portale si basa su Drupal.
Ubunteri in manifestazioneLa mattina del 28 ottobre sono stato tra i 14.000 studenti baresi che si sono mobilitati per la manifestazione in Piazza Prefettura contro la legge 133/08, preludio a quella che sancirà la privatizzazione dell’Università Pubblica Italiana. Gli studenti del nostro corso hanno realizzato una bara in cartone per celebrare il funerale dell’Università Pubblica. In quel mentre, ho conosciuto un ubuntero che ci ha aiutato a trasportare la bara. Gli avevo promesso questo grazie
Wikipedia e Wikimedia CommonsLa mia dolce metà, studentessa di Storia dell’Arte nonchè linguista in erba, ha deciso autonomamente di correggere una delle mie traduzioni dalla Wikipedia inglese, Restauro degli affreschi della Cappella Sistina, sistemando alcuni miei strafalcioni (tecnici più che linguistici, a dir la verità). Un bacione Approfitto del momento per rendere noto agli utenti della provincia di Bari che presto verranno caricate su Wikimedia Commons una ventina di foto di beni culturali della provincia. A queste se ne aggiunge qualcuna della nave scuola Amerigo Vespucci, ormeggiata per tre giorni nel porto di Bari, che però non ho potuto visitare dall’interno. Siccome la documentazione fotografica relativa agli interni della nave su Commons è totalmente assente, se qualcuno ha scattato delle foto e vuole rilasciarle con licenza libera (meglio Creative Commons BY-SA in questi casi piuttosto che la GNU) vorrebbe segnalarmelo? Provvederò subito a caricarle su Commons a suo nome.
Propositi per l’invernoÈ giunto il momento delle promesse: ho approfittato dell’estate per liberarmi da un pò di faccende gravose, ho chiuso un pò di progetti aperti in passato per dedicarmi solamente a pochi e precisi obiettivi: Ubuntu-it, Wikimedia, OpenMoko, OpenStreetMap.