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Nonostante il nerissimo periodo affettivo, trovo ancora la forza di scrivere qualcosa, spero possa risultare interessante. Vengo al dunque: secondo quanto affermato da ArsTechnica, Android di Google, il sistema operativo basato su GNU/Linux per cellulari/palmari, non è open source come Google ha più volte affermato. Non mi piace autoreferenziarmi, ma ne avevo già parlato in passato.
In breve, a quanto pare, mentre la maggior parte della community di sviluppatori volontari di Android è costretta ad usare una versione dell’SDK aggiornata a Febbraio di quest’anno, e stanno chiedendosi quando vedranno una nuova SDK su cui sviluppare, un piccolo nucleo di 50 sviluppatori selezionati ha avuto accesso ad una versione aggiornata del software, con molte caratteristiche innovative e molti meno bug.
L’esistenza di questa versione aggiornata dell’SDK (con i miglioramenti tanto agognati da molti fiduciosi sviluppatori) è trapelata per puro errore a causa dell’errato invio di una mail nella mailing list “pubblica” anzichè in quella “privata” degli sviluppatori “intimi e autorizzati”. A peggiorare la posizione di Big G, c’è il fatto che i pochi sviluppatori hanno avuto accesso al codice tramite un accordo di non divulgazione; in altri termini: noi ti mettiamo a disposizione il codice, ma tu non lo dici a nessuno.
Non voglio suscitare sensazionalismi, ma la fiducia è un concetto molto astratto e prezioso: se dò fiducia ad una certa persona, mi aspetto che questa non venga tradita, soprattutto quando la mia “fiducia” si traduce nel *tempo libero* dedicato allo sviluppo di un sistema operativo. Il fatto che Google abbia nascosto al mondo l’esistenza di questa nuova versione dell’SDK, rendendola disponibile con accordo di non divulgazione a pochi sviluppatori, lede profondamente la fiducia delle persone che dedicano il loro tempo libero e le loro energie ad Android.
A questo punto, vien da chiedersi: Google ha nascosto la nuova SDK dietro un accordo di non divulgazione. Quante altre cose sta nascondendo, dicendo nel frattempo al mondo che “Noi di Google crediamo nell’Open Source”?
Dopo l’entrata in vendita (meno di un mese fa) del NeoFreerunner, il primo palmare/telefono completamente open-source, finalmente anche qualche italiano ha cominciato a ricevere a casa il magico pacchettino nero, contenente la straordinaria saponetta elettronica che farà felice moltissimi smanettoni ed amanti del Software Libero.
Ci sono una serie di rivelazioni/novità del tutto sconcertanti: comincio da quelle più “banali” per arrivare alle più “succose”. Molte notizie sono conosciute già da secoli, ma questo post è un vero e proprio brainstormig…
Statistiche 1) Secondo le statistiche di Giugno del Wiki di OpenMoko (wiki.openmoko.org) l’Italia è al 3° posto nel mondo per “interesse” nei confronti del palmare, con 5177 visite al giorno, preceduta da Germania (14666) e USA (17243). Dietro l’Italia troviamo Francia, Regno Unito, Taiwan e Cina. Sono sbalordito da un così imponente interesse nel nostro Bel Paese, è un segnale molto positivo.
Vendite 2) In 2 giorni il Neo Freerunner è andato completamente esaurito in *tutti* i negozi d’Europa (i distributori erano 4!). Secondo alcuni calcoli sulla mailing list ufficiale, se ne sono venduti in 10 giorni più di 10.000…. spaventoso.
Sviluppo 3) Secondo un sondaggio, la piattaforma di sviluppo OpenMoko è al 2° posto in assoluto come preferenza da parte degli sviluppatori, dopo Android di Google; segue Windows Mobile; Symbian all’ultimo posto. [Ho perso il link, quindi scusate se non vi cito la fonte; ve ne parlo sulla fiducia]
Funzioni 4) Cosa può fare attualmente il Neo Freerunner con OpenMoko: tutto. Telefona, manda SMS, copia la rubrica ed i contatti direttamente dalla SIM, funge da navigatore GPS con mappe vettoriali (OpenStreetMap) ed anche con fotografie aeree; naviga nel web con connessione Wifi e si collega ad altri dispositivi tramite Bluetooth. Grazie a Cerebro [http://lyme.media.mit.edu/cerebro/index.php/Welcome_to_Cerebro] permette di creare reti mesh Wifi senza necessità di connessione ad internet, permettendo ai Neo di comunicare fra loro e scambiarsi dati. Inoltre funzionano benissimo anche le altre applicazioni come l’agenda, il lettore di feed RSS, ecc ecc
Ambienti software 5) Tra gli aspetti più interessanti, non comuni a nessun altro palmare/telefonino, è la presenza di *molti* ambienti “desktop”. Il Neo viene distribuito con il rilascio di OpenMoko 2007.2, un’interfaccia basata su GTK che svolge egregiamente tutte le funzioni per cui è stato programmato. Tuttavia, sono in lavorazione un’interfaccia basata su Qtopia, che integra Gtk, Qt ed e17 (le librerie di Enlightment9), chiamata ASU (April Software Update) ed un’ulteriore ambiente ancora completamente work in progress chiamato FSO, il cui obiettivo è semplicemente avere una stabilità pazzesca (non che il 2007.2 non lo sia, eh).
Batteria 6) Grazie ad una patch, la batteria con lo stack FSU raggiunge le 21 ore di durata Secondo gli sviluppatori, ci sono in cantiere altre modifiche al sistema che ne allungheranno ancora di più la vita. Per il momento la vita media di un Neo Freerunner si aggira intorno alle 6 o 7 ore. Componenti aperte 7) Il Neo Freerunner, essendo completamente aperto, non sopporta l’hardware proprietario. Niente POP-port come nei Nokia Serie 60 per gli spinotti, ma un meraviglioso jack da 2,5 mm per le cuffie e una stupenda porta micro-USB per collegarlo al pc. La batteria in dotazione con il palmare è la BL-5C, usata nei Nokia Serie 60 (come il 6600 o il 6630) e comprarne una “compatibile” costa solo 5€, motivo per cui non c’è da preoccuparsi se – attulmente – la batteria dura così poco. Penne USB La porta USB del Neo è alimentata: ciò significa che è possibilissimo collegarci una penna USB (con apposito adattatore USB-microUSB) e utilizzare i dati in essa contenuti (anche se gli sviluppatori avvisano che ciò potrebbe diminuire sensibilmente la vita del palmare… certo, se avete una batteria di scorta è tutto più semplice).
Librerie grafiche 9) OpenMoko, lo dò per scontato, è un sistema GNU/Linux, con tutto ciò che ne consegue: sono supportati Python, Perl, C++ ed altri linguaggi di programmazione sia compilati che interpretati. Sono supportati Gtk+, Qt ed e17, quindi ci si può sbizzarrire con il software libero e con il porting di software già esistente.
Il prezzo in Italia 10) Grazie ad una azienda italiana, il Neo Freerunner entrerà in vendita in Italia dal 1° settembre, alla modica cifra (e dico sul serio) di 329€ + 10€ di spedizione. Nel prezzo, oltre al palmare, è inclusa una custodia in neoprene e le cuffie con jack da 2,5 mm. Nella confezione, oltre agli oggetti appena citati, sono presenti: un cavo USB-microUSB per connettere il palmare al PC; un adattatore per ricaricarlo dalla presa elettrica, con ulteriore adattatore per prese europee/inglesi ed una microSD da 512 Mb. Nel prezzo è compreso un servizio “DebugBoard on call service” per l’affitto settimanale delle debug-board.
Il GPS 11) Oggi è stato scoperto un bug nell’hardware del Neo Freerunner; si tratta di un EMC derivante dallo slot che contiene la microSD e che interferisce con il ricevitore GPS, che non riesce (o in alcuni casi ci mette moooolto tempo) ad agganciarsi ad alcun satellite. Fin quando gli sviluppatori non troveranno una maniera per fare fronte al bug (ovviamente la risoluzione dovrebbe arrivare dal software non da una modifica dell’hardware) il problema può essere risolto rimuovendo la microSD quando bisogna usare il GPS (lo so, è una proposta indecente perchè nella microSD possono essere salvate tutte le mappe necessarie alla navigazione) oppure utilizzando un’antenna GPS esterna via bluetooth. Comunque, non in tutti i casi succede quanto descritto sopra, ad alcuni sembra funzionare bene. Aspettiamo fiduciosi ulteriori sviluppi sul tema. La navigazione satellitare 12) In compenso, sono stati elaborati software semplicemente magnifici per la navigazione GPS su OpenMoko: sto parlando di gvSIG, tangoGPS, che supportano mappe da OSM, e foto aeree da OpenAerialMap.org e Maps-For-Free.org. Questi programmi sono l’ideale anche per tutti i mappers che vogliono cimentarsi in OSM.
I browser 13) OpenMoko ha un browser integrato WebKit ed è già stato inoltre testato Firefox per dispositivi mobile, che prende il nome di “Minimo Web Browser“, e funziona benissimo.
Java 14) OpenMoko adesso, grazie allo sviluppo di Jalimo, supporta anche Java: è anche per questo che gvSIG gira sul palmare. Con questo porting di Java, si apre un mondo di possibilità!
Design aperto e creatività 15) I file CAD con cui sono progettate le mascherine di plastica che ospitano e contengono l’hardware del Neo (il “case” o “chassis”, per capirci) sono sotto licenza Creative Commons, e sono liberamente modificabili e ridistribuibili. Uno studente di design industriale in uno stage all’OpenMoko, ha progettato una stupenda guaina, una cover in plastica per il palmare, che gli conferisce un aspetto veramente robusto e resistente, quasi come gli astucci dei telecomandi. Non ci vorrà molto che qualche azienda non approfitti dell’idea e ne produca dei modelli reali, mettendoli in commercio. I vantaggi dell’hardware libero
Nell’ambito del mio probabile coinvolgimento in un progetto di valorizzazione del patrimonio artistico/culturale di Bari tramite l’utilizzo di tecnologie open source e palmari, mi son trovato nella necessità di scegliere quale palmare utilizzare nella stesura del progetto di massima.
Ovviamente, ero indirizzato verso OpenMoko, ma qualche soffiata da personaggi misti e vari mi ha consigliato di buttare un occhio al Nokia N810. Sono rimasto scandalizzato. La situazione è intuitiva:
E secondo voi, dovrei pagare 450€ per un aggeggio come l’N810 che - è INGOMBRANTE - non telefona nè manda sms - ha un GPS che dura 5 giorni in demo ($130 da pagare in aggiunta per le licenze software) - non ha accelerometri,
che ha le stesse caratteristiche di un OpenMoko con cui non posso fare neanche delle semplici telefonate o SMS? Cioè, dovrei portarmi in giro un N810 ed un telefono? È vero, al Neo FreeRunner manca la fotocamera e la tastiera, ma le tecnologie tochscreen integrate in OpenMoko permettono di scrivere molto tranquillamente e velocemente.
Scusate, ma preferisco OpenMoko.
Not everybody is as bad as they are dressed (translation by Ton) – Roland in NL (022), inserito originariamente da roland.
Negli ultimi anni, stiamo piano piano assistendo all’esplosione di nuovi pc sempre più piccoli. L’annunciata rivoluzione degli UMPC (tra cui l’arcinoto Asus EEE) sta spostando il mercato verso l’abbassamento dei costi di produzione di questi oggetti e sta abituando i consumatori ad avere praticamente dei PC nel palmo di una mano. I telefonini, nel frattempo, si stanno avvicinando sempre più ai palmari, alcuni mantengono la forma e la struttura dei telefonini ed integrano “cose da palmari” come touchscreen e GPS.
In sintesi, tutto lascia pensare che in futuro i PC portatili saranno sostituiti dagli UMPC e i telefonini dai palmari. La rivoluzione mobile sta procedendo a passi da gigante, ed il mondo del Software Libero ovviamente non resta a guardare. Per gli UMPC il problema non è grosso, di solito quasi tutte le distribuzioni GNU/Linux possono girarci, altre vengono adattate per farlo (penso a Debian per EEE, EeeXubuntu e Ubuntu Mobile). Il mondo del Software Libero su palmari, invece, sta tentando di procedere con passo altrettanto spedito, ma questa volta sembra avere dalla sua parte i grandi della telefonia e di internet: Nokia e Google.
Google non ha bisogno di presentazioni. Android forse si. Il software dal simpatico nome si propone d’essere un sistema operativo per palmari basato su GNU/Linux; mentre il kernel è rilasciato sotto licenza GNU, tutto il software che Android farà girare su di esso sarà sotto licenza Apache.
Nokia aveva aperto le porte del Software Libero al mondo mobile, con Maemo, il sistema operativo per il suo tablet PC, l’N800, basato su Debian e famoso per la miriade di applicazioni che per esso sono nate (le Maemo Apps).
Insomma, nel giro di pochi anni siamo passati da una situazione in cui Microsoft imperava sia su PC che su palmari, ad una situazione in cui (almeno in apparenza) il software libero sembra essere veramente dovunque. Come Stallman ha scritto, il Software Libero permette di difendere la libertà dell’utente, perchè offre la possibilità di SCEGLIERE. Sul PC, possiamo dire oggi di essere in grado di avere un valido sostituto a Windows o Mac, e questo nessuno lo mette in dubbio. Ma sui palmari? Abbiamo una scelta? Volendo migrare via dalla ciofeca di Windows Mobile, abbiamo una scelta? Al momento, le scelte più importanti ricadono sui progetti citati sopra, e su un altro progetto: OpenMoko, un sistema operativo per palmari, libero nel vero senso della parola (rilasciato sotto licenza GNU, basato su OpenEmbedded e GNU/Linux), e che verrà preinstallato nei palmari Neo FreeRunner che l’aziena taiwanese di elettronica “FIC” metterà in commercio dal 1° luglio 2008.
Riassumiamo: al momento, il mercato è diviso come sempre tra due correnti, quella “commerciale” delle grandi multinazionali del mercato mobile e una (per il momento) piccola azienda taiwanese che sta producendo palmari e software completamente liberi. A quanto sembra, anche nella fascia mobile si sta uscendo dal tunnel del software proprietario e si sta offrendo una SCELTA ai consumatori.
Attenti a fare la scelta giusta. Per esempio, in un interessante articolo su businessweek.com si legge come il Dr. Ari Jaaksi, vicepresidente della Nokia, abbia dichiarato che bisogna
“educare gli sviluppatori open-source. Ci sono alcune regole del business che gli sviluppatori hanno bisogno di conoscere, come i DRM [Digital Management Rights], gli IPR [Intellectual Property Rights], il blocco delle SIM [...]. So che questi concetti sono contro la filosofia open-source, ma sono componenti necessari dell’attuale industria mobile”. Sono una vergogna, ecco cosa. I produttori vogliono educarci. Vogliono insegnare a noi persone libere le bellezze della proprietà intellettuale, della chiusura del codice, dei DRM!!! Dovremmo aspettarci il chip freeze anche sui tablet Nokia? No, grazie. E a Google, ci avete pensato? Perchè mai avranno scelto la licenza Apache per il loro prodotto e non la licenza GNU? Perchè la licenza Apache, pur essendo una licenza per software libero, non è copyleft, e permette di poter chiudere il codice rendendolo proprietario. Bella conquista. Per fortuna, almeno la Fondazione GNU ci viene incontro dicendo che la licenza Apache2 è compatibile con la licenza GNU v3.
Questo fiume di parole, per giungere ad una conclusione: la Nokia predica e razzola male, Google zoppica, e tutti vogliono farci pagare il benedetto software, chiudendolo. Sto semplificando, lo so. Eppure, non tutti puzzano così. OpenMoko e FIC stanno producendo qualcosa di straordinario: un palmare completamente aperto, dal software all’hardware, con tanto di debug board per gli sviluppatori, con tanto di file CAD per crearsi le proprie mascherine personalizzate, con tanto di interfaccia sotto Creative Commons e software tutto sotto licenza GNU. Supporta le GTK+, le Qt e le librerie di Enlightment.
Personalmente, mi mette l’acquolina in bocca. Voi che ne pensate?
Questa guida non ha la pretesa di essere esauriente, e per forza di cose alcuni argomenti piuttosto lunghi o che richiedono semplicemente la sana lettura di qualche pagina tecnica verranno saltati a piè pari. Invece, troverete qui il riassunto della mia piccola esperienza di mapper, e tanti consigli su come affrontare il mapping. L’obiettivo è dare delle risposte alle domande che solitamente vengono fatte sul canale IRC, e farvi risparmiare tempo.
1) Perchè OSM? Voglio evitare di ripetere quanto scritto nei precedenti post, quindi faccio un riassunto: - per creare una cartografia libera del pianeta - per ottenere una cartografia corretta e dettagliata del pianeta (senza villaggi fantasma e uova di pasqua) - per liberare i geodati e sensibilizzare il pubblico al tema dei prodotti degli investimenti pubblici che dovrebbero essere proprietà comune (la cartografia finanziata con i soldi pubblici non è di pubblico dominio in quasi tutti gli stati europei) - per fare sport, per rivalutare la bicicletta e il trasporto sostenibile, per valorizzare le piste ciclabili, i percorsi pedonali e la mobilità ecologica ed alternativa Spero di non aver dimenticato niente, si accettano suggerimenti.
2) Cosa serve? Un navigatore satellitare di qualsiasi genere: va bene un Garmin, TomTom, sia da auto che pedonale, così come è possibile utilizzare qualsiasi dispositivo in grado di registrare i dati del GPS che abbia un minimo di mobilità: un portatile, un cellulare con bluetooth, possono essere collegati senza fili all’antenna GPS (prezzo indicativo intorno ai 50€). Personalmente, utilizzo un Nokia 6630 con antenna bluetooth Hamlet (chip GPS SirfStrar III).
3) Come acquistare? Ognuno ha i suoi canali d’acquisto preferiti: Trony, MediaWorld, il negozio sotto casa, eBay. Se siete principianti ed avete un telefonino od un palmare con bluetooth e che permetta di installare almeno un programmino, vi consiglio di cominciare con i mezzi che avete, senza spendere un centinaio di euro in altri navigatori. In fin dei conti, ciò che ci interessa è solo registrare i dati dal GPS, tutto il resto è solo questione di comodità. La scelta delle antenne bluetooth è relativamente ampia, vi consiglio un’antenna con chip SirfStar III.
4) Il software Solitamente, i programmi installati nei navigatori da auto non includono alcun programma per registrare le tracce GPS. In questa guida tratteremo soltanto la configurazione dei Nokia con Symbian v2 e v3. È comunque possibile installare applicazioni adeguate anche sul TomTom, e tutte le informazioni in merito possono essere trovate sul Wiki ufficiale di OSM (qui per la precisione) o chieste direttamente sul canale IRC italiano.
Per il mio Nokia 6630 (e quindi faccio riferimento anche a tutta la Serie60 e quasi tutta la Serie N), utilizzo due programmi: AFTrack e WhereAmI. Il primo è software proprietario (si acquista direttamente dal sito del produttore per circa 10€, ed è reperibile anche attraverso le solite vie “traverse” e non legali). WhereAmI è software libero sotto licenza GNU. In generale, fanno sostanzialmente le stesse cose, ma ritengo che AFTrack sia più versatile e semplice da usare, lo raccomando ai meno esperti, anche se sono uno strenuo difensore del software libero. Entrambi permettono di registrare le tracce GPS ma WhereAmI permette anche di visualizzare agevolmente le mappe scaricate da OSM, e quindi di testarne l’accuratezza (è teoricamente possibile farlo anche con AFTrack, ma è molto più complesso impostarlo, io non ci sono riuscito). Nella mia esperienza quotidiana, è possibile usare AFTrack per registrare le tracce GPS, e WhereAmI come navigatore che utilizza le mappe di OSM, testando quelle da create personalmente.
5) Cominciamo Una volta installato AFTrack (meglio installarlo sulla MMC e non nella memoria del Nokia), all’avvio chiederà di accendere il bluetooth per collegarsi all’antenna GPS, che viene riconsociuta nel giro di qualche secondo. Ho volutamente tralasciato il processo di prima accensione dell’antenna, che varia a seconda della marca e del modello (si presume quindi che l’antenna sia già accesa e funzionante). Ricordate che spesso le antenne impiegano qualche minuto per collegarsi ai satelliti, è bene aspettare che siano già collegate prima di aprire AFTrack. Il programma è strutturato in “schede”, ognuna delle quali contiene informazioni sulle attività in corso del programma; la descrizione completa delle funzionalità è contenuta nel sito ufficiale.
6) Impostare software e hardware prima di partire Entrate in macchina, salite sulla bicicletta, cominciate a camminare, salite sul treno, quel che vi pare. È tuttavia sempre importante posizionare l’antenna GPS nel punto più alto del proprio corpo (o del mezzo in cui ci si sta muovendo), per ricevere bene anche il segnale dei satelliti alle proprie spalle. Se siete in bici o a piedi, l’ideale sarebbe fissare l’antenna sul proprio casco (si, qualcuno lo fa). In auto, il ricevitore sul cruscotto va benissimo. Dato che antenna e Nokia comunicano via bluetooth, potete metterli in tasche diverse,nella giacca, nel portaoggetti dell’auto, nello zaino o comunque non per forza l’uno vicino all’altro. Prima di cominciare, è utile impostare un pò AFTrack. Il programma non fa altro che registrare, in base a schemi configurabili, le coordinate, l’altitudine e l’ora esatta in una sequenza, che formerà un percorso (track) poi esportabile in un file (IGN). Dobbiamo regolare la maniera in cui il programma registrerò i punti: potrebbe registrare un punto ogni X secondi, oppure variare la frequenza di registrazione dei punti in funzione del fatto che siamo a piedi, in bici o in auto. Tutto ciò è regolabile dal menù [MENU]. Per esperirenza personale, uso sempre la modalità più “intensiva”, ovvero 1 punto / secondo. Fatto ciò, posizionate AFTrack sulla scheda che più vi interessa (di solito Posizione o Mappa), premete il tasto sinistro del Nokia, e dal menù “Percorso” selezionate “Inizia percorso”. Da questo momento in poi, il programma comincerà a registrare il vostro percorso, quindi… buon mapping!
Come prima mappatura, vi consiglio di fare avanti e indietro per un paio di centinaia di metri, giusto per ottenere un primo semplice tracciato. Quando avete finito, selezionate il menù con il tasto sinistro “Percorso — Stop percorso”. NON CHIUDETE il programma.
7) Esportazione e conversione delle tracce AFTrack permette di esportare il percorso in formato IGC, tramite il menù “Percorso — Esporta percorso (IGC)”. Il file viene salvato in C: o E: (a seconda di dove avete installato il programma) E:/Nokia/Others/AFTrack/nomefile.igc. Per navigare tra le cartelle del Nokia vi consiglio il programma FExplorer. Potete inviarlo via bluetooth al pc, oppure inserire la MMC in un lettore apposito integrato nel pc/portatile oppure da lettore esterno via USB. Una volta copiato il/i file nel pc, occorre convertire il file IGC in GPX, formato universalmente compatibile, accettato da OpenStreetMap. Per farlo, possiamo usare l’arcifamoso programma GPSBabel. Su Ubuntu si trova già nei repository, dovrebbe essere così anche per altre distribuzioni. In generale, su GNU/Linux GPSBabel funziona solo da riga di comando, mentre per Windows c’è un programma in .exe dotato di una comodissima interfaccia grafica. Se come me non avete tempo e voglia di destreggiarvi con decine di opzioni da terminale, installate Wine su GNU/Linux e fate partire l’exe per Windows: il programma è standalone e non necessita di installazione. Una volta avviato GPSBabel, l’interfaccia forse non è il massimo dell’intuitività, ma meglio del terminale (almeno per me). Dal primo menù a tendina selezionare come formato di input FAI/IGC. Nella prima riga, con il pulsante a destra si possono sfogliare le cartelle e caricare il proprio file IGC. Nella seconda riga, premere sempre il pulsante a destra per selezionare un percorso in cui salvare il file, dandogli un nome che termini con “.gpx”. Premere “Let’s Go” per avviare la conversione, che dovrebbe essere istantanea. Possiamo chiudere GPSBabel. È possibile fare la stessa cosa da terminale, il comando è (ovviamente, posizionarsi nella cartella che contiene i file igc prima di dare il comando):
gpsbabel -i igc -f nomefile.igc -o gpx -F nomefile.gpx
Per tenerlo meglio a mente, la struttura delle opzioni comando dovrebbe essere questa (correggetemi se sbaglio): -i: “input”, viene seguito dall’estensione del file da trasformare (nel nostro caso, igc); -f: “file” identifica il nome del file di input; -o: “output”, viene seguito dall’estensione del file di destinazione (per noi, gpx); -F: “File” identifica il nome del file di output.
Elaborare e disegnare la mappa Adesso siamo al bivio tra due filosofie di pensiero, e la soluzione sta sempre nel mezzo. Long story short: la base del sistema di OSM è un grande database di tracce GPX, che vengono poi messe tutte insieme e sulle quali, tramite un editor, si disegna la mappa. Quindi, possiamo dire che le tracce GPX delle strade da noi percorse fungono da “riferimento visivo” per disegnarci sopra la strada, piazza, chiesa, rotatoria, ecc. Sarà il layer da noi disegnato a costituire la mappa vera e propria, e verrà caricato anch’esso su OSM, ed andrà ad integrare le mappe già disegnate da altri (se nella nostra zona ci sono altri mapper). Quindi, semplificando, possiamo dire che tutto il lavoro su OSM è organizzato su due livelli paralleli:
I file GPX possono essere utilizzati in locale, sul proprio pc, per disegnare la mappa che poi verrà caricata su OSM, oppure possono essere prima caricati su OSM e poi utilizzati. La differenza tra le due situazioni è che nella prima solo noi avremo a disposizione il riferimento dei GPX, mentre nel secondo caso, essendo caricati su OSM, sono a disposizione di tutti, e si potrà dare l’opportunità anche ad altri di usarli come riferimento per disegnare le strade nella zona. Personalmente, vi consiglio sempre di caricare i GPX. Per farlo, è necessario registrarsi sulla mappa di OSM, come se si fosse su Wikipedia. Dal proprio profilo personale, è possibile caricare i file GPX, associando ad ogni file caricato una descrizione ed un tag, che permetterà agli utenti di rintracciarlo facilmente in caso di necessità. Ovviamente, è meglio se il tag è un toponimo, ovvero il nome della località mappata (per esempio, i miei tag contengono il nome di “terlizzi”, “molfetta”, “canosa”, ecc – vedi qui).
Purtroppo, le risorse di banda attualmente a disposizione del progetto sono inferiori a quelle che servirebbero, motivo per cui ci vuole più di qualche ora perchè una traccia venga caricata (vi consiglio di metterle a caricare la sera, e la mattina dovreste ricevere l’email di conferma dell’avvenuto upload).
Adesso, è tempo di imparare qualcosa sugli editor. Ovviamente, non mi sogno neanche lontanamente di insegnarvi ad usare i due editor esistenti per OSM (sono niubbo persino io, e per quello ci sono ottime guide in italiano sul wiki di OSM), ma piuttosto di rispondere ad alcuni interrogativi comuni che tutti prima o poi ci poniamo. I due editor disponibili si chiamano Potlatch e JOSM. Potlatch è un editor online, accessibile solo via browser (bisogna quindi essere per forza conessi ad internet), ha il vantaggio di essere estremamente semplice e molto diretto; è l’ideale per i principianti ma anche per gli esperti che abbiano voglia di fare modifiche veloci e senza troppe pretese. Al contrario, JOSM è un programma in Java, da scaricare sul pc, eseguibile anche offline, contenente molte opzioni per gli esperti, ed espanso tramite vari plugin che aggiungono molte funzionalità. La differenza secondo me più importante tra i due è legata (oltre a quelle citate prima) all’impostazione del lavoro. Infatti, se vogliamo lavorare su Potlatch, è INDISPENSABILE aver caricato i nostri GPX su OSM, e ciò può richiedere anche un giorno intero, a seconda del carico dei server. Ciò significa che se ho una voglia pazza di fare OSM, esco in bici la mattina alle 8, torno a casa alle 10, se uso Potlatch devo per forza prima caricare i GPX ed aspettare almeno 5 ore finchè il server le carichi; ciò rende impossibile per me lavorare sulla mappa quella mattina stessa, ma mi lega ai tempi d’attesa dei server di OSM. Al contrario, con JOSM abbiamo un comodo bottone “Apri” per caricare nel programma i GPX e disegnare la mappa, che poi può sia essere caricata direttamente sui server, sia salvata in un file con estensione “.osm” sul proprio pc, per essere caricata in un secondo momento, magari perchè mentre la stiamo disegnando non siamo in linea.
9) Un insano aiuto per l’editing Quando vi troverete a dover disegnare le strade su un file GPX, spesso la tentazione sarà quella di aprire Google Maps e guardare come sono posizionate le vie, perchè magari non vi ricordate esattamente lungo quali vie siete passati. Ricordate che il vero mapping prevede che, oltre a registrare i GPX, dobbiate anche segnarvi su un taccuino il nome delle vie che attraversate, perchè la posizione delle vie e i nomi forniti da Google Maps sono totalmente inaffidabili. Fatte queste precisazioni, potrebbe esservi utile questo link: http://www.gpsvisualizer.com/map è un sito che permette di caricare i propri GPX e “sovrapporli” ad una cartina di Google Maps, in modo da avere almeno idea delle strade percorse, se non le ricordiamo. Per caricare i file c’è la casella “Upload your GPS data file here”, che accetta molti file diversi (anche GPX e IGC) e può sovrapporne fino a 3 contemporaneamente. Appena selezionati i file, premere il pulsante “Draw the map” in fondo a destra. RIPETO: non fidarsi troppo di GMaps e soprattutto, nella maniera più assoluta, non copiare i nomi delle strade da lì! Utilizzate questo servizio solo se siete disperati e cercate sempre di preferire il taccuino a Google Maps, che potrebbe inficiare ciò che vogliamo realizzare: una mappa libera, pulita, sicura.
10) Visualizzare i risultati Adesso, tutti quanti vorremmo vedere la nostra mappa trasformarsi in un bel file SVG o PDF. Per gli utenti meno smaliziati, purtroppo, c’è da aspettare. Una volta che i dati sono stati caricati sui server di OSM, la mappa principale, quella disponibile all’indirizzo www.openstreetmap.org, viene aggiornata ogni martedì. Ciò significa che se abbiamo fatto delle modifiche il mercoledì mattina, dovremo aspettare la sera del martedì successivo per vedere (soddisfatti) cosa abbiamo combinato. Per fortuna, esistono dei metodi per scavalcare l’attesa ed ottenere una visualizzazione più rapida: www.informationfreeway.org offre la visualizzazione dei dati di OSM entro un intervallo di un paio d’ore (comunque variabile a seconda della quantità di strade presenti nell’area in cui si sta operando). Per utilizzare informationfreeway, è necessario fare una “richiesta” di aggiornamento dell’area interessata. Per farlo, zoomare la mappa nell’area su cui abbiamo lavorato, fino a quando non compaiono dei quadrati tratteggiati in rosso. Posizionarsi sul quadrato che racchiude l’area che ci interessa, e premere il tasto “r”. Nel giro di qualche ora potremo ritornare in quel punto della mappa e vedere le modifiche che abbiamo apportato.
Ora, è forse il caso di spendere due parole sulle differenti modalità di “rendering”, ovvero di generazione della mappa. La mappa di informationfreeway.org è generata da Osmarender, un insieme di regole che permettono di creare la mappa con un certo stile, che però non è quello “ufficiale” di openstreetmap.org, che invece è generato da Mapnik, un altro insieme di regole. La differenza tra i due stili, per un occhio non esperto, è legata a pochi dettagli grafici della mappa.
Questa spiegazione è essenziale per capire che, dato che tutti i programmi utilizzati in OSM sono software libero, è possibile scaricare sul proprio pc sia Osmarender sia Mapnik, e creare direttamente sul proprio pc la propria mappa, senza aspettare openstreetmap.org o informationfreeway.org.
Da questo punto di vista, la differenza tra Osmarender e Mapnik è che il primo è molto più semplice da eseguire sul pc, mentre l’altro necessita di molte configurazioni. Per quella che è la mia esperienza, ho notato che su distribuzioni GNU/Linux è molto semplice utilizzare Osmarender.
11) Osmarender sul PC Con pochi semplici passi, è possibile ottenere, partendo dai dati di OSM, una mappa in SVG perfettamente disegnata, grazie ad Osmarender. Ecco come procedere:
xmlstarlet tr ~/osmarender/osmarender.xsl ~/osmarender/osm-map-features-z17.xml > ~/osmarender/map.svg
Quando avrà terminato, nella cartella apparirà un file “map.svg”, che potrete aprire con Inkscape. Bello, vero? Potrebbe essere necessario zoomare molto prima di poter vedere il paese sul quale state lavorando, dipende dalle dimensioni dell’area che avete scaricato su JOSM. In questo modo, qualsiasi modifica vogliate fare ad un file .osm su JOSM, potrete vederlo in diretta generando il file svg sul pc, senza aspettare nè ore nè giorni. Se volete evitare l’eventuale problema dello zoom che avete appena incontrato, leggete il seguito.
12) Renderizzare aree specifiche con xmlstarlet Da questo punto in poi, le impostazioni che andremo ad illustrare sono essenzialmente per esperti, o per chi non si accontenta di renderizzare tutto il file .osm. Mi spiego meglio: personalmente, mi sono imbattuto nella necessità di lavorare su un’area molto ampia: solitamente su JOSM scarico dati di due province intere (Bari e Barletta-Andria-Trani). Ciò significa che spesso il file svg generato è veramente enorme e, oltre ad essere lento nell’apertura, necessita di ampie zoomate per poter vedere un singolo paese che magari ci interessa. È possibile impostare il file delle regole con cui viene creato l’svg (osm-map-features-z17.xml) in maniera tale che, anche partendo da un’ampia area di dati nel file data.osm, renderizzi in svg solo una certa area da noi selezionata. Per farlo, occorre procurarsi 4 valori: la coppia di minimo di Latitudine e Longitudine e la coppia di massimo di Latitudine e Longitudine. Per chi non fosse pratico di cartografia ho creato uno script in Python che facilita molto l’operazione. Lo script (scaribile dalla mia pagina personale nel wiki di OSM) è eseguibile con il comando da terminale “python osmastart.py” (si dà per scontato che abbiate installati i pacchetti base di Python sul vostro pc). La mia piccola creazione permette di scrivere (all’interno dello script) le coordinate di al massimo 3 aree da renderizzare, che poi vengono visualizzate nel menù all’avvio dello script. Ho in lavorazione una versione dello script molto più completa ed accattivante, ma per il momento non ancora completa.
13) Interagire con la comunità: le statistiche Nei progetti aperti e collettivi, è veramente molto importante interagire con la comunità, soprattutto in un argomento così delicato come le mappature. Gli esperti ragazzi del canale IRC italiano e di quello internazionale (in inglese) sapranno fare fronte alle domande più assurde che potranno venirvi in mente. Ultimamente, OSM si è dotata di un “contenitore di statistiche” che permette di osservare chi sta lavorando nella zona vicina alla vostra, o proprio accando a casa vostra, che magari non conoscete neanche (a me è capitato! ciao Vincivis!). Il progetto delle statistiche si chiama OSMLab e mette a disposizione una serie di mappe (sia osservabili online sia su Google Earth) in cui sono segnate le posizioni di tutti i partecipanti ad OSM nel momento in cui hanno fatto una modifica alla mappa, e sono aggiornate quotidianamente.
Spero vivamente di non aver dimenticato niente. Sicuramente avrò commesso delle imprecisioni, chiedo scusa per questo in anticipo ai niubbi come me e agli esperti, ma l’intento della guida era la chiarezza.
Ovviamente, per qualsiasi domanda, commentate pure, cercherò di rispondere come posso…
Buon mapping!
Diffamazione? No, constatazione dei fatti. Eviterò di ripetermi su alcune delle informazioni contenute nei miei precedenti post. Avevo in precedenza linkato un confronto tra due mappe simili ma non identiche della stessa località, dal cui confronto era evidente la scarsissima qualità e trasparenza delle mappe di Google, sulle quali il colosso detiene tra l’altro tutti i diritti d’autore, avendole acquistate a sua volta da altri giganti come NavTeq o TeleAtlas. Sono le stesse mappe che ci ritroviamo poi nei nostri navigatori satellitari, quegli stupendi scatolotti ultratecnologici che tentano di portarci a destinazione quando ci annoia trovare la strada da soli.
Ma siamo sicuri che le mappe siano sicuri? Insomma, io le ho pagate, costano la metà di tutto il prezzo del navigatore, possibile che facciano così schifo? Possibile che ora che la Nokia sta lanciando sul mercato telefonini con mappe di Google integrate, Fradeve ci venga a dire che fanno schifo?
Possibile.
1) Le vie appaiono, le vie scompaiono La dimostrazione l’ho avuta oggi sotto gli occhi, e mi ha colpito profondamente (non voglio essere troppo sentimentale, ma adesso sentirete)… Da quando sono nato, abito in un quartiere periferico della mia città (”Ok, ma a noi che ce frega?”, direte voi). Alle volte, lo sapete anche voi, quando conoscete benissimo una zona, un quartiere, sareste pronti a prendere a botte il primo che viene a dirvi:
LUI: “Ma no, dai, lo ricordo benissimo, prima di via Amendola c’è un’altra via…” VOI: “Ma stai scherzando? Abito qui da 20 anni, permetti che almeno conosca il mio quartiere? Non c’è!” LUI: “Te lo dico io, c’è eccome! C’è in mezzo un’altra via…” VOI: “Naaaa ma tu sei tutto scemo, con che coraggio vieni a casa mia a dirmi che è spuntata una via che prima non esisteva? Mi prendi per fesso?” LUI: “No, l’ho visto su Google Maps.”
Ok, non sono un buon drammaturgo, ma la scena rende l’idea. La situazione è che Google Maps ha inserito nel mio quartiere UNA VIA CHE NON ESISTE. Assurdo, direte voi, ma provate a guardare: qui sotto vi propongo 3 mappe, quella satellitare di Google Maps, la stessa (senza immagini satellitari), e quella disegnata da me grazie ai miei tracciati GPX su OpenStreetMap (e presente in tutte le cartine del paese).
2) I cortili privati diventano strade pubbliche, e non solo Bene, adesso provate ad immaginare che un cortile interno ad una caserma (proprietà privata e blindatissima) qui da queste parti, su Google Maps è stato trasformato magicamente nella traversa di un passaggio pedonale pubblico, come se fosse una normale via, liberamente accessibile a chiunque. Giusto per ristabilire l’equilibrio cosmico, una percorso esclusivamente pedonale nel campo abbandonato davanti casa mia, per Google Maps è una strada percorribile con qualsiasi mezzo; interessante….
3) Le ortofoto di Google Earth non sono poi così “orto” Se lo fossero, i tracciati GPX catturati dal mio ricevitore GPS sarebbero perfettamente allineati con le vie che percorro, nelle foto di Google Earth (il GPS ha chip SirfStar III, il cielo era terso, i satelliti agganciati erano 10).
Sconcertante. E io dovrei andare in giro con queste belle cartografie?
No, grazie… me le disegno da solo, in fondo su OpenStreetMap mi aiutano altri 31.000 utenti Per aiutare anche voi a disegnare la mappa perfetta della vostra zona (o di quel che vi pare) posterò a breve una guida completa agli strumenti/tecniche dell’OpenStreetMapping.
Stay tuned e ricordate che l’informazione libera passa anche dalla strada di casa vostra!
Uno studente dell’Europa dell’Est (o per lo meno così sembra dal nome) Andrzej “balrog-kun” Zaborowski, ha avuto la geniale idea di mettere nel proprio zaino un Neo1973 (GTA01), un Neo FreeRunner (GTA02) ed un N800, attivando il tracking del GPS e catturando in questo modo i file .GPX delle strade che ha percorso nel giro di qualche ora. I risultati sono piuttosto incoraggianti, per essere il Neo un dispositivo ancora in fase di sviluppo; tuttavia, i 3 hanno catturato una diversa “lunghezza” del percorso pur essendo stati trasportati tutti insieme nello stesso percorso. GTA01: 11.28km GTA02: 12.12km N800: 11.07km Da queste cifre si desume chiaramente che non tutti i dispositivi recepiscono alla stessa maniera il segnale GPS, e addirittura il FreeRunner ha “catturato” quasi 1 km in più dell’N800. Per esperienza, ho notato che l’N800 non ha una ricezione GPS “splendida”: dalle mie parti ci mette molto tempo ad agganciare i satelliti e spesso perde la connessione.
Comunque, il nostro amico ha caricato sul suo blog i tracciati GPX, che mi son preso la libertà di caricare in JOSM, un programma usato dagli OpenStreetMappers per elaborare le tracce che poi verranno caricate sui server del progetto. Questa è la mappa con i 3 percorsi catturati dai 3 dispositivi, elaborata su JOSM da Andrzej:
Qui la situazione comincia a farsi complicata: a quanto pare il FreeRunner tende ad “amplificare” le coordinate che riceve, registrando lo stesso percorso dell’N800, ma “traslando” i valori e spostandoli. In questo caso, la differenza è parecchia: tra FreeRunner ed N800 ci sono più di 5m.
In questo screen si comprende meglio cosa intendevo con “amplificare” e “traslare” nell’immagine precedente.
Qui invece l’amplificazione diventa non solo evidente, ma spaventosa.
Premessa Prima di acquistare questo gioiellino ho letto talmente tante recensioni (per lo più in inglese) da far venire il mal di testa. Ciò significa anche che alcune delle informazioni che troverete scritte di seguito probabilmente le avrete lette già in qualche altra occasione. È sottinteso: non inviatemi mail o messaggi privati sul forum per chiedermi dove l’ho acquistato: su ebay lo si trova come il pane (da rivenditori statunitensi), su quasi tutti i negozi online europei è esaurito e le spedizioni ricominceranno a gennaio (per lo meno non si pagano le tasse di dogana, all’interno dell’UE). Fate voi.
Introduzione Tutto ciò che leggerete è scritto in riferimento alla versione da 4Gb, con wireless integrato, webcam, casse audio, tastiera inglese (l’ho acquistato dagli USA). Vi prego di ricordare che è tutto scritto seguendo i miei particolarissimi metri di misura, che prevedono anche il tatto, il gusto e l’udito, quindi non venitemi a dire “secondo me non è plasticosa come hai detto tu” o “non è vero, quei 3,5 mb di ram per il sistema operativo a me non ci sono” o cose del genere.
La prima impressione all’apertura del pacco è quella che in molti hanno scritto, ma vi assicuro che non potrebbe essere altrimenti: “Caspita, è veramente piccolo…”. Si, effettivamente non ci si rende conto delle ridotte dimensioni fino a quando non lo si prende in mano per la prima volta. Il colore del mio modello è il nero (quello bianco si sporcherebbe troppo facilmente, e non sono un fan del Mac, anzi…). Il contenuto della confezione credo lo conosciate abbastanza bene; sicuramente la cosa inclusa nella confezione che ho trovato più utile è stata la custodia imbottita: è molto sottile, ma a meno che non vogliate portare il vostro Asus EEE ad un concerto SKA, credo che svolga abbastanza bene il proprio dovere. Sono rimasto anche entusiasta del caricatore: è poco più grande di quello del mio Nokia 6630, ovvero rientra nelle dimensioni medie di un caricatore per cellulari, e questo lo rende l’ideale da portare nelle valigie o negli zainetti delle vacanze.
Primo impatto con il software L’accensione è veramente molto rapida, una ventina di secondi circa (forse 25). La prima cosa che salta all’occhio è la abbondante luminosità dello schermo: mi ha lasciato sbalordito. Anche la risoluzione molto alta lo rende l’ideale per far vedere agli amici in facoltà le foto del matrimonio della propria sorella (o, più probabilmente, quelle dell’amico ubriaco la sera prima o dell’ultimo liquido fosforescente per l’impianto di raffreddamento a liquido del proprio pc fisso). In un certo senso, lo schermo non ha niente da invidiare a quello di altri portatili (certo, se lo volete spettacolare da rimanere con la lingua a terra, compratevi un Vaio e portatevi in giro 2 Kg di portatile…).
Il software si interfaccia molto semplicemente ed in maniera molto diretta con l’utente: come avrete visto dagli innumerevoli screenshots online, è diviso in schede a seconda dell’area di competenza dei programmi, una scelta molto intelligente. Ovviamente, non vi parlerò del software programma per programma: sono cose che trovate scritte dappertutto e poi OpenOffice lo conoscete anche meglio di me (si, è vero, OO su EEE carica in 5 secondi).
Quelle che sto per descrivere, sono le pecche evidente della distro Xandros preinstallata. Anzi, prima di tutto, cominciamo da una scelta molto saggia: KDE. Onestamente non ho controllato quanta ram venga impiegata per il solo avvio del sistema, ma nel complesso non credo molta perchè è veramente reattivo. L’aspetto è WindowsXP-like (a partire dallo stile dei tasti di chiusura, minimizza, ecc). Dicevo, le pecche: credetemi, mi sono sentito un attimo perso quando, tentando di installare un pacchetto via apt, mi sono chiesto: “dov’è il terminale“?? Ebbene, il terminale non è tra i programmi listati. Infatti, per averne uno bisogna usare la combinazione di tasti CTRL+ALT+T. Non la trovo una scelta molto saggia, ma comunque comprensibile, considerato il pubblico al quale è destinato l’oggetto. All’inserimento di una penna USB, appare un’iconcina nella traybar, pace all’anima sua… niente icona enorme, bisogna andare a fare il tiro a segno nella tray. Comunque, vengono montate automaticamente e viene visualizzata la classica finestra in cui scegliere l’operazione da eseguire (dalla tradizionale apertura in finestra ad altre opzioni a seconda del contenuto della perferica di archiviazione). Se chiudiamo questa finestra bisogna andare a prendere l’icona dell’usb in tray, non lo auguro a nessuno.
I repository attivati di default sono quelli della distro integrata. Non hanno i 25.000 pacchetti di Ubuntu, ma per un uso essenziale dello strumento vanno bene (ok, per un geek non esiste un uso essenziale, lol). Si possono tranquillamente aggiungere i repo di Debian e tentare di installare qualcosa.
Ma perchè farsi del male in questa maniera?
eeeXubuntu Poco prima che arrivasse il pacco dell’Asus, il buon vecchio stinco di santo di Alessio mi ha illuminato sull’esistenza si eeeXubuntu, una versione di Xubuntu moddata apposta per adattarsi alle esigenze (spesso hardware) dell’Asus. Un esempio su tutti, il mitologico chip Atheros del wi-fi integrato, che normalmente necessiterebbe di ndiswrapper per essere sistemato a dovere, che con eeeXubuntu viene riconosciuto e connesso al primo avvio. La trovo una cosa fantastica. Il motto di eeeXubuntu, per il momento, è ancora “simply, works”. L’installazione è veramente molto semplice: si scarica la iso (circa 530 Mb se ricordo bene), la si masterizza, e si avvia la live riavviando il pc. Dalla live, si apre un terminale e (dopo aver inserito una penna USB da, immagino, qualcosa più di 530 mb) si digitano pochi comandi, che copieranno la live di installazione sulla usb. Si stacca la usb, la si inserisce nell’Asus, si accende il portatilino, e come per magia, si avrà davanti il solito menù della live. Si seleziona l’opzione di avvio per Asus EEE (la seconda, credo) e si avvierà la live sul proprio Asus. Il resto è esattamente come una normale installazione di X/K/Ubuntu.
Dopo l’installazione, è tutto funzionante e riconosciuto: il wireless (ho faticato due giorni per far funzionare lo stesso identico chip sullAcer di mio fratello!), i tasti funzione: aumenta/diminuisci luminosità, standby, arriva/disattiva wireless, ecc. Una delle cose che si nota subito, è che non vengono riconosciuti i tasti di aumenta/diminuisci/disattiva volume. A tutt’ora, l’unico modo per ammutolire il mio Asus è abbassare manualmente il suono dal regolatore di Xubuntu. Per il solo avvio, Xubuntu impiega solo 110/120 mb dei 512 totali, un vero successo. Il rapporto tra mousepad e schermo è studiato molto bene, a primo impatto il mousepad è troppo piccolo per uno schermo del genere, ma “la sensazione è illusoria” (frase da scientista?).
La mia MMC, munita di apposito adattatore che l’ha fatta diventare una SD, viene perfettamente riconosciuta e montata da eeeXubuntu, che ci impiega meno di un nanosecondo, ed eccola lì sul Desktop.
Onestamente, non avevo mai usato Xubuntu (ho trascorso 2 anni su Kubuntu e da qualche settimana sono passato ad Ubuntu). NLe note dolenti (molto dolenti)on ha niente da invidiare ai sui fratelli maggiori, ed è di una leggerezza mostruosa.
Le note dolenti (molto dolenti) Tra i tanti tasti funzione, c’è anche quello dolente: la webcam integrata. Ovviamente, perfettamente funzionante e riconosciuta sulla Xandros preinstallata (con una definizione d’immagine peraltro molto gradevole), non viene automagicamente riconosciuta da eeeXubuntu. Ad essere sinceri, non mi sono ancora informato in merito, ho solo installato Skype e notato che la webcam non funge. In fin dei conti se sono riuscito a far fungere l’Atheros a mio fratello, uscirò vivo anche da questo. Se ci sono sviluppi, vi terrò aggiornati. Però non vi nascondo che mi sarebbe davvero tanto piaciuto vederla funzionare a dovere al primo avvio.
E adesso, il tasto più cattivo, malvagio e devastante di tutti: le penne USB. Cercate di non piangere mentre lo dico: non vengono montate. Anzi, ci ho speso 10 minuti, ma non sono riuscito a farle fungere. Parlo di qualsiasi periferica di archiviazione USB. Sotto questo punto di vista, eeeXubuntu mi ha molto deluso. Ma voglio smanettarci ancora un pò prima di giungere a conclusioni affrettate, quindi abbiate pazienza.
La fisicità La tastiera è ovviamente quella inglese (come ho specificato nell’introduzione), e fortunatamente da un paio d’anni ho superato il mio rapporto adolescenziale con la tastiera, e scrivo senza guardarla, quindi per me non è cambiato niente, le lettere italiane sono sempre al loro posto, anche se sui tasti le lettere non sono quelle. In molti vi starete chiedendo se la tastiera è così “plasticosa” come dicono. Effettivamente, mi aspettavo molto peggio. Una volta fatta l’abitudine all’insolitamente piccola dimensione dei tasti (che sono grandi esattamente quanto i miei rinsecchiti polpastrelli callosi di bassista), si scrive alla grande (anche se, personalmente, trovo che la “A” sia un pò troppo a sinistra del baricentro ideale della tastiera, ed è la lettera che dopo 10 giorni sbaglio ancora maggiormente). Come sempre, è solo questione d’abitudine, dopo qualche ora o qualche giorno si acquisisce piena padronanza della situazione.
Dimenticavo, la durata della batteria. La leggerezza e la modestia di risorse di eeeXubuntu sembra in qualche modo aiutare noi poveri giramondo: quelle poche volte che ho provato ad usarlo per ore ininterrottamente in facoltà, dura realmente le 3 ore che sono indicate nelle recensioni (badate, con il wireless disattivato e la luminosità dello schermo a metà).
Conclusioni So che non avete ancora tutte le risposte che vorreste, ma non riesco a fare di meglio: il metro di valutazione di strumenti “ampi” come i portatili (in questo caso sarebbe meglio parlare di UMPC) sono così vari e soggettivi che sarebbe impossibile dare un senso compiuto ad ogni singola impressione o dato di fatto. Nel complesso, sono assolutamente entusiasta dell’acquisto, anche perchè prima mi portavo in giro (in facoltà, s’intende) ogni giorno il mio fidatissimo laptop Dell da 1050€ (la bellezza di 2,5 Kg circa). Adesso sono passato agli 850 gr circa dell’Asus EEE, e non immaginate quanto ne sia felice. Soprattutto per chi, come me, non ha molto tempo per rivedere i propri appunti dell’università o le dispense del prof (dopo 8 ore di lezione giornaliere, permettete….), finalmente ho tra le mani un laptop che posso comodamente uscire e mettere sulle ginocchia in treno, senza fare acrobazie per evitare di uccidere le tre persone che mi circondano (i treni pugliesi per il 40% risalgono ai gloriosissimi Anni 60, roba di qualità!).
Per quanto mi riguara, l’ASUS EEE sta aprendo un’era: l’aumento di pc portatili di dimensioni ridotte faciliterà lo scambio delle informazioni, ridurrà la costosissima (ed anti-ecologica) comunicazione cartacea, e catapulterà una marea di nuovi utenti in rete, liberando l’informazione (e le comunicazioni). D’altro canto, l’adozione di un sistema operativo GNU/Linux convincerà gli utenti a superare i pregiudizi secolari che continuano a circolare diffusamente sul software libero. Speriamo che il mondo ne prenda consapevolezza, piano, piano….
PS: ovviamente, questa recensione è stata scritta mentre sono in macchina giù a casa della mia ragazza. La sto aspettando da mezz’ora, sono collegato ad internet tramite la sua Fonera, e sto scrivendo sull’Asus
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Consultando un pò gli ultimi aggiornamenti alle Wiki ufficiali, e scartabellando mail dalla mailing list e con qualche domanda sul canale IRC, ho fatto una piccola raccolta di informazioni su questo progetto. Il risultato:
La versione
mercato di massa
(mass market) di Dicembre conterrà:
- gps
- 2 accelerometri 3D (l’iPhone ne ha 2, ma sono 2D)
- un altoparlante, sul retro (i 2 altoparlanti della versione precedente rockeggiavano, ma anche uno è eccellente)
- due tasti sul lato, ci cui uno per l’accensione, entrambi retroilluminati
- schermo lcd touchscreen con risoluzione di circa 280 dpi (l’iPhone ha lo schermo un pò più grande, diciamo enorme, ma la risoluzione è molto più bassa: solo 160 dpi!)
- RAM da 128 Mb e processore da 400 MHz
Insieme al palmare, si riceverà (sempre nel pacchetto base): - cavo usb/alimentazione - custodia in neoprene - penna/stilo/laser - plettro per chitarra (per aprire il cell) - batteria da 1700 (identica a quella dei Nokia serie 60) - Scheda di memoria MicroSD da 512 Mb (il Neo1973 supporta MicroSD fino ad 8 Gb!)
Quando uscirà: tra il 1° ed il 15 Dicembre
Ora dov’è: ultima fase di produzione
Cosa funziona: le chiamate, gli sms, il wi-fi; il gps è utilizzabile a metà (funziona ma dovrebbe essere perfezionato), tutte le applicazioni sono perfettamente utilizzabili, se non si è terrorizzati da qualche piccolo bug.
Nel frattempo che faccio? Se hai un Neo1937 e pensi che non riesca a soddisfare le tue esigenze, a causa del software non pronto, installa Qtopia.
Quanto costa? 325€ (450$) + 22 di spese spedizione = 347€ a casa
Dove lo compro? Verrà venduto solo online? Per il momento sembra di si, e possiamo darvene certezza quasi matematica.
Ed Ubuntu? Sarà possibile in un futuro forse non vicinissimo, farci girare anche Ubuntu, in versione Lpia.
Hai curiosità / indiscrezioni? Sono riusciti a far girare su OpenMoko sia Emacs che Ekiga, e qualcuno sostiene che in futuro possa essere utilizzabile anche Skype. Il player audio funziona, riproduce mp3 ed ovviamene Ogg, supporta le playlists, ma sono attesi ulteriori miglioramenti al software. Il player video non c’è e devono lavorarci sopra un bel pò per ottenerne uno funzionante su OpenMoko.
Batteria: qual’è? Quanto costa? Quanto dura? La gestione della batteria non è eccezionale, è molto migliorabile, ma comunque per essere i primi mesi di sviluppo, è già eccellente. Se poi tenete conto che una batteria come quella su ebay costa 5€, tanto vale comprarsene un paio per andare sicuri. La durata media della batteria è di 5 ore. La batteria è la BL-5C. Per chi non lo sapesse, è la stessa batteria dei Nokia serie 60.
E gli HIDs (Human Interface Device)? Si possono collegare (testate e funzionanti) all’OpenMoko/Neo1937 sia le tastiere bluetooth (testate quelle Nokia) sia gli auricolari bluetooth.
Come accedo ai dati del Neo? Via bluetooth, via usb, via ssh (alternativamente, si può estrarre la MicroSD e inserirla in un lettore di memory card).
Che schede di memoria posso utilizzare? MicroSD, con capacità teorica fino ad 8Gb. Sono state testate e dichiarate compatibili (per il momento) schede fino a 6Gb.
Sarà multitouch? L’hardware del touchscreen lo permette, ma il software per utilizzare questa funzione non è ancora stato sviluppato. Tuttavia, molte cose lasciano pensare che avremo il multitouch sul Neo1937 in un futuro non troppo lontano, dato che l’hardware lo consente…
E la fotocamera? Il Neo1973 è solo il primo dei tanti palmari che la FIC (l’azienda che promuove il progetto) ha in mente. È ovvio che le prossime versioni dei palmari FIC avranno la fotocamera. In qualsiasi caso, la versione GTA02 in uscita a Dicembre, non l’avrà.
Altre informazioni: http://wiki.openmoko.org/wiki/IPhone/it
Dai dicci qualcosa di più sui programmi: Thumbtribes
Thumtribes è un programma sviluppato su e per OpenMoko, che sfrutta le enormi potenzialità del GPS per creare un sistema di localizzazione tra amici/conoscenti, che in futuro sarà integrato nei PIM (Personal Information Manager). In parole poverissime, dopo che il potenziale utente si è registrato al servizio sul sito, potrà aprire il programma su OpenMoko e fare il login. In questa maniera, il programma visualizzerà tutti i contatti “in linea”, ovvero connessi al servizio, e li localizzerà utilizzando il GPS. Come è scritto sul commento al video di YouTube che illustra le funzionalità del programma, può essere utile sia per localizzare gli amici che per “spiarli” nei loro movimenti Questo il link alla notizia sul blog di riferimento.