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Neo FreeRunner con SHR: finalmente un telefono utilizzabile!
feb 23rd, 2009 by Fradeve

Come molti di voi sapranno, nel luglio 2008 un’intraprendente società taiwanese ha rilasciato la prima versione “mass market” del Neo FreeRunner, il primo telefono/palmare completamente open source della Storia. Sono passati molti mesi dal rilascio, e tutto il mondo si è precipitato a creare la propria versione del sistema operativo per il palmare, partendo da zero o “portando” qualcosa che già esiste (è quest’ultimo il caso di Debian e Gentoo).
Comunque, la FIC paga un consistente numero di sviluppatori per lavorare ad una versione “ufficiale” del sistema operativo, chiamato OpenMoko, e che in linea teorica vorrebbe diventare IL sistema operativo per dispositivi palmari, compatibile con quanti più modelli possibili. Non si può creare un sistema operativo universale per palmari in 1 anno, ma almeno sul Neo FreeRunner le cose sembrano andare per il meglio. Dopo qualche delusione dovuta all’ultima versione di OpenMoko (datata a Dicembre 2008), e dopo aver cercato di riparare ai continui freeze installando il kernel compilato da Trevino, ho deciso di spostarmi definitivamente sulla versione più aggiornata del sistema, SHR (Stable Hibrid Release), che pur essendo disponibile in versione “unstable”, offre un stabilità e un look veramente accattivanti.

Cos’è SHR?
Quando si è pensato ad un sistema operativo per palmari, si è avuta la necessità di creare un framework basato su Dbus al quale tutti gli sviluppatori potessero fare riferimento per creare le proprie applicazioni. Questo framework per palmari non esisteva, e ci sta pensando un impiegato della FIC, Mickey Lauer. Come per il desktop, si è scelto di rispettare le specifiche di Freedesktop.org, creando Freesmartphone.org, al fine di ottenere una base Dbus comune per tutte le distribuzioni GNU/Linux per palmari.
Quindi, SHR è una versione di OpenMoko che ha come base FSO (Free the SmartPhone), che dovrebbe rappresentare lo stack del futuro, come Freedestkop.org lo è adesso per tutte le distribuzioni desktop GNU/Linux (compresa Ubuntu). Per questo, il nome SHR: “rilascio ibrido stabile“.
Insomma, alla FIC si sta costruendo il futuro di GNU/Linux sui palmari.

Quale versione installare?
SHR è disponibile sia in versione “stable” che “unstable”: quella stable – non ancora disponibile – sarà un freeze delle caratteristiche alla data prescelta. La unstable attualmente disponibile è in costante lavorazione, ma è sufficientemente stabile da poter essere usata come telefono quotidiano, più di OpenMoko 2008.12. È inoltre disponibile la versione “lite” del filesystem di root, più leggera e veloce da scaricare sul pc e flashare sul Neo.

Perchè SHR (Pro)?

  • Perchè il suo stack basato su FSO è il futuro di GNU/Linux su dispositivi mobile;
  • Per la manegevolezza di una versione di Illume personalizzata per la distribuzione e molto finger-friendly;
  • Per il power management: la batteria in standby arriva a durare anche 60 ore, contro le 24 – 30 ore di OpenMoko di Dicembre.
  • Perchè è aggiornata costantemente, al contrario di OpenMoko 2008.12;
  • Perchè non utilizza Qtopia, che appesantisce il sistema a fronte di una suite PIM comunque incompleta e non perfettamente aderente alle esigenze di OpenMoko;
  • Per l’eliminazione dell’eco quando è attivo il viva voce;
  • Per un manager delle impostazioni in Python completamente personalizzabile ed espandibile, e che comunque comprende tutto ciò di cui c’è bisogno per controllare il palmare (al contrario del “Settings” di OpenMoko).
  • Perchè supporta i messaggi speciali dell’operatore (per esempio il numero *123*15# della Wind per visualizzare i minuti residui di una certa promozione);
  • Perchè finalmente funziona il led BLU/ROSSO sotto il tasto Power;
  • Perchè la gestione di GSM, GPS, Bluetooth e Wifi è completamente centralizzata e attivabile su richiesta dei vari programmi (questo sistema lo spiegheremo meglio in seguito).

Perchè evitarla? (Contro)

  • Per il bug del Gtk+-fastscaling (facilmente risolvibile con un –force-depends, come vedremo di seguito)
  • Per qualche minore problema di instabilità (mi è capitato un paio di volte in 1 settimana che la vibrazione continui anche dopo aver risposto ad una telefonata, costringendomi al riavvio del cell).

Installazione
Personalmente ho installato shr-lite-image-om-gta02.jffs2 e uImage-2.6.28-[...].bin, ovvero le ultime versioni del filesystem di root e del kernel (suggeritemi nella mailing list ufficiale). Ricordo al gentile lettore che le immagini possono essere comodamente flashate nel Neo usando NeoTool.
La prima cosa da fare dopo il primo boot è riavviare il Neo, perchè al primo boot il GSM non funziona. Fatto ciò, potremo constatare al successivo riavvio che di default funziona il collegamento ad internet via USB e funziona anche SSH.

Sistemare il tasto Power
Di default, alla pressione del tasto Power, appare prima un menù che comprende le opzioni per lo standby, lo spegnimento e la chiusura della sessione (proprio come un pc!), poi il Neo và in standby. La spiacevole quanto inutile apparizione del menù può essere evitata dando i seguenti comandi:

  1. xrandr -o 1
  2. fare click sulla chiave inglese presente nell’angolo in alto a sinistra della barra superiore
  3. fare click su “input” e poi su “key binding”
  4. cancellare la voce: “Execute” e applicare le modifiche con il tasto “Apply”

Risolvere il problema del pacchetto gtk+-fastscaling
In SHR (ed FSO se ricordo bene) il pacchetto gtk+-fastscaling è stato rinominato semplicemente in gtk+, ma molti programmi non lo sanno, per questo hanno come dipendenza il fastscaling che in realtà è già installato nel sistema come “gtk+”. Quando si vanno ad installare pacchetti del genere, può capitare di ricevere un errore e si interromperà l’installazione. Per ovviare a questo problema, sarà sufficiente ridare il comando di installazione, inserendo la dicitura –force-depends tra opkg e install. Ad esempio, per installare Navit:


opkg --force-depends install navit

Inserire un tasto per lo spegnimento
Dopo aver eliminato il menù che appare alla pressione del tasto Power, non ci sarà più modo di spegnere il Neo senza un terminale. Possiamo ovviare a questo problema creando uno shortcut sul desktop. Basterà inserire il seguente file, che chiameremo shutdown.desktop nella cartella /usr/share/applications/


[Desktop Entry]
Encoding=UTF-8
Version=0.7
Name=Shutdown
Type=Applicat=UTF-8
Version=0.7
Name=Shutdown
Type=Application
Comment=Show System Processes
Terminal=true
Exec=shutdown now
Path=
Icon=/usr/share/icons/openmoko-standard/128x128/apps/openmoko-system-default.png
Categories=ConsoleOnly;System;Application;
GenericName=Process Viewer
Categories=Office;
Exec=shutdown now

Una nota su GPS, Bluetooth, GMS e Wifi
Il nuovo framework FSO su cui si basa SHR ha il grande vantaggio di tenere spenti tutti questi servizi all’avvio del sistema. Inoltre, esso si pone come “gestore” di questi servizi tra le applicazioni ed il kernel; in altre parole, noi non avremo bisogno di “attivare” il GPS prima di aprire TangoGPS o Navit: sarà sufficiente aprire uno di questi programmi, e poi ci penserà il sistema operativo ad attivare il GPS. Nella stessa maniera, quando chiuderemo tutti i programmi che utilizzano il GPS, il ricevitore verrà spento. Il Wifi ed il Bluetooth devono essere accesi e spenti “manualmente” dall’apposito menù Settings. Anche il GSM come il GPS viene acceso solo su richiesta dal sistema operativo, ed in particolare questa richiesta avviene nel momento stesso dell’accensione del Neo, quindi a noi sembra che venga acceso di default. Se vogliamo risparmiare sulla batteria e non ci serve il GSM, possiamo disattivarlo dal menù Settings. Molto comodo, non trovate? Niente di tutto questo esiste su OpenMoko 2008.12.

TangoGPS e Yaouh!
Yaouh è un’applicazione scritta da un italiano, Carlo Minucci, che scansiona tutte le mappe presenti in TangoGPS e le aggiorna scaricando da OpenStreetMap solo le parti che sono state aggiornate dopo l’ultimo rendering settimanale (che avviene ogni giovedì solitamente). Purtroppo, a partire dall’ultima versione di TangoGPS, la 0.9.5, i repository delle mappe del programma vengono scritti all’interno del codice stesso del programma, e non sono più reperibili da Yaouh!, che non riesce quindi a scaricare alcun aggiornamento.
Per ovviare a questo inconveniente, almeno per le mappe “standard” di OpenStreetMap (quelle di Mapnik, per capirci), è sufficiente sostituire nel file ~/.gconf/apps/tangogps/%gconf.xml questa riga:


<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM</stringvalue>  </entry>


con questa


<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM|http://tile.openstreetmap.org/%d/%d/%d.png|/home/root/Maps/OSM|0</stringvalue>  </entry>

rispettando gli spazi e la sintassi del resto del file. Attenzione però: il file in quesione viene sovrascritto da TangoGPS ad ogni chiusura del programma, quindi dopo aver modificato il file aprite Yaouh! e aggiornate le mappe senza aprire/chiudere TangoGPS, altrimenti avrete perso tempo…

Navit
La versione più aggiornata di Navit installabile sul Neo è quella SVN, e può essere installata dando i seguenti comandi:


echo src navit http://download.navit-project.org/navit/openmoko/svn >/etc/opkg/navit-feed.conf
opkg update
opkg install navit
Scarichiamo la cartografia italiana di OpenStreetMap aggiornata settimanalmente
fornita da CloudMade, da qui, e dopo averlo estratto dall'archivio, spostiamo il
file nella cartella ~/.navit
Quindi, bisognerà sistemare il file di configurazione, con il seguente comando:

cp /usr/share/navit/navit.xml ~/.navit/navit.xml

Adesso inseriamo nel file una nuova dicitura "mapset", più o meno nei pressi
del rigo 148:


<mapset enabled="yes">
               <map type="binfile" enabled="yes" data="/home/root/.navit/italy.navit.bin" />
</mapset>

Fatto ciò, possiamo ancora fare in modo che Navit visualizzi i tasti "+" e "-"
per lo zoom, per ingrandire e diminuire lo zoom della mappa durante la navigazione,
portando da "enables=no" a "enables=yes" le voci ai righi 53 e 54:


<osd enabled="yes" type="button" x="-96" y="-96" command="zoom_in()" src="zoom_in.xpm"/>
<osd enabled="yes" type="button" x="0" y="-96" command="zoom_out()" src="zoom_out.xpm"/>

Tutte le indicazioni per il tweak dell'interfaccia grafica di Navit sono qui.
Per usare Navit è molto utile ruotare lo schermo in orizzontale; è possibile ottenere una comoda applicazione con tanto di
icona nel menù per farlo, installando questo pacchetto.

Qualche screenshot

Installare Flickrfs su Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex
dic 9th, 2008 by Fradeve

Forse tra di voi ci sono moltissimi utenti Flickr. Bisogna ammettere che da quando molti di noi sono diventati dipendenti dai vari servizi online (da Imageshack a Flickr, da Google a OpenStreetMap, da Launchpad a LastFM) questi fornitori di servizi hanno compreso come possa essere utile, al fine di integrare il maggior numero possibile di sistemi operativi con il proprio prodotto, realizzare delle API utilizzabili indipendentemente dal proprio sistema operativo.

È ciò che è successo pressappoco per Flickr: sulla base delle API rilasciate dal vincente progetto di Yahoo, sono stati realizzati qualcosa come 37 software per gestire le proprie foto su Flickr.com. Molti di questi sono compatibili con GNU/Linux, alcuni scritti in C, altri in Java, altri in Python, altri in perl. Esistono validissimi software in Gtk, altri in Qt o in Tcl/Tk, ma esistono anche alcuni tool da linea di comando. Altri strumenti  sono stati integrati nei più noti gestori di fotografie per GNU/Linux (F-Spot, Digikam). Ed infine, qualcuno ha pensato di realizzare l’integrazione con Nautilus, partendo da un menù di servizio per caricare le foto selezionate direttamente su Flickr, e finendo con l’integrazione di un filesystem basato su FUSE con le API di Flickr e con Nautilus.
Ed è proprio di quest’ultimo che vorrei parlarvi in questo post. Il software si chiama Flickrfs, è disponibile nei repository di Ubuntu Intrepid e consente di sfogliare il contenuto del proprio account Flickr come se fosse una cartella in Nautilus, quasi un FTP. Vediamo come installarlo.

Prima di tutto, faccio notare che non sono ancora riuscito a far caricare dei video a FlickrFS, ma solo fotografie. Se non avete un account PRO, è esattamente ciò che fa per voi ;)

Passo 1. Installiamo il pacchetto “flickrfs” da Synaptic o da linea di comando:

sudo apt-get install flickrfs

Passo 2. Assicuriamoci che FUSE sia incluso tra i moduli del kernel (e ciò dovrebbe essere vero di default nel 99% dei casi):

lsmod | grep -i fuse

Se tutto è ok, dovrebbe essere visualizzata una linea del genere:

fuse        52892 3

Passo 3. Creiamo una cartella (dove più ci piace) in cui verranno “ospitate” le nostre cartelle di Flickr; io l’ho montata in /media, come qualsiasi altra penna USB o hard disk esterno:

sudo mkdir /media/flickrfs

Passo 4. Ordiniamo a Flickrfs di “montarsi” all’interno della cartella appena creata:

sudo flickrfs /media/flickrfs

Appena il programma avrà terminato di aggiornare i nostri set, potremo aprire Nautilus con privilegi di amministratore e accedere alla nostra cartella:

sudo nautilus /media/flickrfs

Ed ecco le nostre cartelle. Potremo importare/esportare foto come se fossimo in una nostra normalissima cartella di sistema, con il drag&drop, con il copia/incolla, ecc ecc.

È utile comunque crearsi uno collegamento sul desktop o aggiungere l’indirizzo nei preferiti per aprire direttamente la cartella flickrfs.

Intrepid Ibex su Asus EEE 901 e 1000(H)
nov 11th, 2008 by Fradeve
Image Hosted by ImageShack.us

In questi giorni, dopo aver venduto a giugno il mio storico Asus 701 (su cui era installata Ubuntu EEE 7.10) ho ricevuto il nuovo Asus EEE 901 con monitor da 8,9”. Un bel passo avanti, e finalmente uno schermo un pò più grande su cui prendere appunti in Università.

Tuttavia, ho impiegato circa 1 giorno e mezzo per riuscire a renderlo perfettamente funzionante con Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex. Molte delle informazioni descritte di seguito sono state reperite semplicemente googlando in giro e raccogliendo consigli ed howto da forum per lo più in inglese. Vediamo come sistemarlo a puntino :)

ATTENZIONE: al termine di questo how-to il vostro Asus 901/1000 sarà perfettamente funzionante in tutto e per tutto con Ubuntu, con l’eccezione del microfono: allo stato attuale, non esiste ancora un workaround per far riconoscere il microfono dei due modelli di EEE PC ad Ubuntu. Il bug è già stato segnalato su Launchpad e non penso passerà molto tempo prima che venga risolto (soprattutto perchè sulla Xandros installata di default il microfono funziona), ma per il momento, il microfono non è utilizzabile.

Prima di tutto, avremo bisogno di una ISO della nostra versione di Ubuntu preferita (Desktop, Alternate, Server, Ubuntu, Kubuntu, Xubuntu, non è importante).

  • Grazie ad IsoStick, potremo “trapiantare” la nostra .iso in una penna USB (dovrebbe essere almeno da 1Gb) che verrà anche resa “avviabile” (bootable).
  • Come alternativa, possiamo installare sulla nostra Ubuntu (nel fisso o in altro pc disponibile) il comodissimo usb-creator, disponibile qui.
Fatto ciò, non resta che inserire la penna USB nell’Asus, riavviare il pc, premere ripetutamente il tasto ESC durante l’accensione, per ottenere un menù da cui selezionare la periferica d’avvio. Selezioniamo USB ed installiamo Ubuntu come nostro solito.

Piccola nota: l’asus 901 viene venduto con una capacità di 20Gb, distribuiti su due hard disk separati, uno da 4 e l’altro da 16 Gb. Ciò significa che avremo la possibilità di installare la root nella partizione da 4Gb e la Home in quella da 16Gb (oltre allo swap che verrà ricavato in questa stessa partizione). Non è una cattiva idea, rende l’installazione molto ordinata, e dopo aver fatto un pò di pulizia, nella root mi avanza addirittura 1Gb di spazio per altri programmi. La cosa è tutto dire, considerato che utilizzo una Ubuntu “sporca” da cui ho rimosso metà dei programmi preinstallati di GNOME, ed installato molti programmi di KDE come Kile, Konsole, Digikam, Dolphin, LyX. Oltre a questi nei 3 Gb occupati in root son riuscito a farci entrare PyTube, Inkscape, Gimp, Vim-gtk, Gnome-do. Se non avete voglia di pulire il sistema o pensate di occupare ben più di 4Gb nella root, allora vi consiglio di non installare la root nella partizione da 4Gb, ma di mettere tutto in quella da 16Gb e utilizzare quella da 4Gb come archivio.

EDIT: Su segnalazione di PauLoX, che ringrazio, aggiungo che è possibile fare in modo che Ubuntu riconosca i due hard disk separati del 901 o del 1000H come un unico hard disk, che verrà partizionato secondo le nostre esigenze. È possibile farlo con LVM (Local Volume Manager), strumento disponibile nella versione alternate di Ubuntu. Non ho trovato riferimenti in italiano, ma questa sembra fare al caso nostro.

Ora, abbiamo la nostra Ubuntu Intrepid installata nell’Asus, ma non funziona praticamente niente: out-of-the-box non sono supportati wifi, webcam, tasti funzione. La soluzione al problema arriva da un simpatico personaggio che ha deciso di modificare il kernel 2.6.27-7 di Intrepid (ma anche quello precedente di Hardy) per adattarlo alle esigenze degli Asus 901 e 1000. Il nuovo kernel si chiama 2.6.27-7-eeepc, e per installarlo è necessaria una connessione cablata ad un modem o router, dato che la nostra wifi non funziona ancora.

Una volta ottenuta la rete, aggiungiamo questa riga ai nostri repository:

deb http://www.array.org/ubuntu intrepid eee

Scarichiamo ed aggiungiamo la chiave per i nuovi repository

wget http://www.array.org/ubuntu/array-apt-key.asc

sudo apt-key add http//www.array.org/ubuntu/array-apt-key.asc

Installiamo il nuovo kernel con tutti i pacchetti raccomandati:

sudo apt-get install linux-eeepc linux-headers-eeepc

Rimuoviamo il vecchio kernel per liberare spazio sull’hard disk:

sudo apt-get remove linux-generic linux-image-generic linux-headers-generic linux-restricted-modules-generic

EDIT: Xan mi segnala che negli ultimi rilasci del kernel i driver aggiornati per il wireless sono stati inclusi. Non ho controllato, ma nel caso fosse così, potete tranquillamente saltare a piè pari questo passo…

Scarichiamo ed installiamo un pacchetto deb (con la sua dipendenza) che contiene i driver wireless aggiornati che al prossimo avvio del sistema verranno automaticamente inseriti nel nuovo kernel:

sudo apt-get install dkms
wget http://www.mediafire.com/?jfrgzemgnjz
sudo gdebi rt2860sta-dkms_*.deb

Scarichiamo un pacchetto con gli script che renderanno operativi i tasti funzione dell’Asus:

wget http://www.informatik.uni-bremen.de/~elmurato/EeePC/Intrepid_ACPI_scripts-EeePC_900A_901_1000.tar.gz

tar xfvz Intrepid_ACPI_scripts-EeePC_900A_901_1000.tar.gz
cd Intrepid_ACPI_scripts-EeePC_900A_901_1000/
chmod +x acpi-scripts.sh
sudo ./acpi-scripts.sh install

Fatto ciò, non resta che abilitare il tasto funzione del bluetooth, che di default è disabilitato negli script:

sudo nano /etc/acpi/eeepc/eeepc-actions.sh

decommentando (togliendo il cancelletto) la riga 89, relativa al bluetooth, che dovrebbe diventare così:

/etc/acpi/eeepc/eeepc-bt-toggle.sh

Riavviamo il pc e selezioniamo dal Grub il nostro nuovo kernel targato eeepc, e tutto dovrebbe funzionare!!

Personalmente, ritengo utile anche dare una bella pulita al sistema seguendo questa guida dal Wiki di Ubuntu-it, oltre che disabilitare alcune opzioni nell’fstab per accelerare la lettura/scrittura dei dati dagli hard disk, come descritto qui. Inoltre, ricordo che Ubuntu di default installa una discreta quantità di pacchetti del tutto inutili, come i driver per le stampanti HP o i font di lingue parlate in paesi che non avete mai neanche sentito nominare. Si può ovviare a ciò rimuovendo da synaptic tutti i pacchetti relativi ad “hplip” e tutti i font inutili con questo comando:

sudo apt-get remove  ttf-arabeyes ttf-arphic-ukai ttf-arphic-uming ttf-baekmuk ttf-bengali-fonts ttf-devanagari-fonts ttf-gentium ttf-gujarati-fonts ttf-indic-fonts ttf-kannada-fonts ttf-kochi-gothic ttf-lao ttf-malayalam-fonts ttf-mgopen ttf-oriya-fonts ttf-punjabi-fonts ttf-tamil-fonts ttf-telugu-fonts ttf-thai-tlwg

Fossi in voi toglierei anche Brasero, visto che gli Asus EEE non hanno il masterizzatore ;)

sudo apt-get remove –purge brasero

E adesso, non vi resta che installare tutti i programmi di cui avete bisogno! Buon divertimento :)

Palmari e Software Libero: attenti a Nokia e Google
giu 14th, 2008 by Fradeve

Negli ultimi anni, stiamo piano piano assistendo all’esplosione di nuovi pc sempre più piccoli. L’annunciata rivoluzione degli UMPC (tra cui l’arcinoto Asus EEE) sta spostando il mercato verso l’abbassamento dei costi di produzione di questi oggetti e sta abituando i consumatori ad avere praticamente dei PC nel palmo di una mano. I telefonini, nel frattempo, si stanno avvicinando sempre più ai palmari, alcuni mantengono la forma e la struttura dei telefonini ed integrano “cose da palmari” come touchscreen e GPS.

In sintesi, tutto lascia pensare che in futuro i PC portatili saranno sostituiti dagli UMPC e i telefonini dai palmari. La rivoluzione mobile sta procedendo a passi da gigante, ed il mondo del Software Libero ovviamente non resta a guardare. Per gli UMPC il problema non è grosso, di solito quasi tutte le distribuzioni GNU/Linux possono girarci, altre vengono adattate per farlo (penso a Debian per EEE, EeeXubuntu e Ubuntu Mobile). Il mondo del Software Libero su palmari, invece, sta tentando di procedere con passo altrettanto spedito, ma questa volta sembra avere dalla sua parte i grandi della telefonia e di internet: Nokia e Google.

Google non ha bisogno di presentazioni. Android forse si. Il software dal simpatico nome si propone d’essere un sistema operativo per palmari basato su GNU/Linux; mentre il kernel è rilasciato sotto licenza GNU, tutto il software che Android farà girare su di esso sarà sotto licenza Apache.

Nokia aveva aperto le porte del Software Libero al mondo mobile, con Maemo, il sistema operativo per il suo tablet PC, l’N800, basato su Debian e famoso per la miriade di applicazioni che per esso sono nate (le Maemo Apps).

Insomma, nel giro di pochi anni siamo passati da una situazione in cui Microsoft imperava sia su PC che su palmari, ad una situazione in cui (almeno in apparenza) il software libero sembra essere veramente dovunque. Come Stallman ha scritto, il Software Libero permette di difendere la libertà dell’utente, perchè offre la possibilità di SCEGLIERE. Sul PC, possiamo dire oggi di essere in grado di avere un valido sostituto a Windows o Mac, e questo nessuno lo mette in dubbio.
Ma sui palmari? Abbiamo una scelta? Volendo migrare via dalla ciofeca di Windows Mobile, abbiamo una scelta? Al momento, le scelte più importanti ricadono sui progetti citati sopra, e su un altro progetto: OpenMoko, un sistema operativo per palmari, libero nel vero senso della parola (rilasciato sotto licenza GNU, basato su OpenEmbedded e GNU/Linux), e che verrà preinstallato nei palmari Neo FreeRunner che l’aziena taiwanese di elettronica “FIC” metterà in commercio dal 1° luglio 2008.

Riassumiamo: al momento, il mercato è diviso come sempre tra due correnti, quella “commerciale” delle grandi multinazionali del mercato mobile e una (per il momento) piccola azienda taiwanese che sta producendo palmari e software completamente liberi. A quanto sembra, anche nella fascia mobile si sta uscendo dal tunnel del software proprietario e si sta offrendo una SCELTA ai consumatori.

Attenti a fare la scelta giusta. Per esempio, in un interessante articolo su businessweek.com si legge come il Dr. Ari Jaaksi, vicepresidente della Nokia, abbia dichiarato che bisogna

“educare gli sviluppatori open-source. Ci sono alcune regole del business che gli sviluppatori hanno bisogno di conoscere, come i DRM [Digital Management Rights], gli IPR [Intellectual Property Rights], il blocco delle SIM [...]. So che questi concetti sono contro la filosofia open-source, ma sono componenti necessari dell’attuale industria mobile”.

Sono una vergogna, ecco cosa. I produttori vogliono educarci. Vogliono insegnare a noi persone libere le bellezze della proprietà intellettuale, della chiusura del codice, dei DRM!!! Dovremmo aspettarci il chip freeze anche sui tablet Nokia? No, grazie. E a Google, ci avete pensato? Perchè mai avranno scelto la licenza Apache per il loro prodotto e non la licenza GNU? Perchè la licenza Apache, pur essendo una licenza per software libero, non è copyleft, e permette di poter chiudere il codice rendendolo proprietario. Bella conquista. Per fortuna, almeno la Fondazione GNU ci viene incontro dicendo che la licenza Apache2 è compatibile con la licenza GNU v3.

Questo fiume di parole, per giungere ad una conclusione: la Nokia predica e razzola male, Google zoppica, e tutti vogliono farci pagare il benedetto software, chiudendolo. Sto semplificando, lo so. Eppure, non tutti puzzano così. OpenMoko e FIC stanno producendo qualcosa di straordinario: un palmare completamente aperto, dal software all’hardware, con tanto di debug board per gli sviluppatori, con tanto di file CAD per crearsi le proprie mascherine personalizzate, con tanto di interfaccia sotto Creative Commons e software tutto sotto licenza GNU. Supporta le GTK+, le Qt e le librerie di Enlightment.

Personalmente, mi mette l’acquolina in bocca. Voi che ne pensate?

Alex Zahang: OpenMoko Multi-boot su A2100 da scheda SD
ott 23rd, 2007 by Fradeve

Un felice annuncio di Alex Zhang sul suo blog ha sconvolto la comunità OpenMoko più di una decina di giorni fa: è finalmente disponibile il multi-boot a scelta tra OpenMoko ed OpenEZX. Notare bene, non un semplice *dual*-boot, ma *multi*.
L’esigenza è nata dal fatto che Alex non voleva essere costretto a flashare il suo “phone” (se così si può chiamare) ogni volta che aggiornava il kernel. Voleva fare il boot del kernel dalla scheda MicroSD. Voleva anche mettere un file come il menu.lst del GRUB nella scheda SD, così da poter controllare facilmente i parametri del kernel.

Il sistema da lui creato funziona così:
1) Carica il menu-lst dalla scheda MircroSD, e mostra un menù di boot, dal quale si possono selezionare i parametri di boot.
2) Carica zlimage da scheda MicroSD, e ne fa il boot.

Tutto questo è stato testato sul palmare Motorola di Alex… chissà se il multi-boot sarà disponibile anche su OpenMoko!!!

Qui sotto, il video :D

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