->
Practical Archaeology Course by Wessex Archaeology, on Flickr, licensed CC-BY-NC-SA
Dov’è finito Fradeve? In molti se lo saranno chiesto vedendomi scomparire dal blog per quasi un mese. Non si è nascosto in un bunker antiatomico dopo le pericolose dichiarazioni del precedente post, ma è semplicemente finito a mangiare polvere. Francesco è uno dei 50 volontari che per 6 settimane hanno “dato una mano” negli scavi archeologici di Siponto 2009. Siponto (adesso quartiere turistico di Manfredonia – FG) era una cittadina medievale sorta sulle vestigia dell’omonima città di epoca romana, tanto importante da essere riportata sulla Taula Peuntingeriana.
Siponto, ed altri scavi didattici (in Puglia un altro sito importante da questo punto di vista è Egnazia, nei pressi di Monopoli) è un esempio di come nella gran parte dei casi funziona (o non funziona) il settore dei Beni Culturali in Italia. Considerato che non sono disponibili (da parte delle Università, delle Regioni, del Comuni, ecc) abbastanza fondi per pagare gli operai, gran parte delle campagne archeologiche si basano sulla buona volontà degli studenti di corsi di laurea come Storia dell’Arte, Restauro, Diagnostica e Scienze applicate ai BB.CC., Archeologia, ecc.; studenti che lavorano gratuitamente 8 ore al giorno (e conservano i dolori per la fatica fisica per un bel pò di giorni dopo), sotto l’attenta direzione degli archeologi messi a disposizione dalle Università. Nei casi migliori, ogni 50 studenti ci sono 4 o 5 operai pagati per i lavori più pesanti. Agli studenti l’Università paga soltanto vitto e alloggio nel luogo dello scavo.
Ho sentito qualcuno affermare che l’archeologia non fosse una priorità per il nostro paese. Ho anche sentito qualcuno ribadire che la cultura non è fondamentale quanto lo sviluppo industriale. Il mio punto di vista è del tutto opposto: vedo come fondamentale spinta all’economia l’industria dei Beni Culturali; in Italia potremmo vivere solo di quello. Sono veramente poche le zone italiane in cui non ci siano beni culturali di un qualche interesse turistico, o che non riescano ad offrire un paesaggio o dei prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia.
Eppure, lo sappiamo, per certe cose il denaro non c’è mai. Ed allora, gli archeologi si arrangiano. O meglio, hanno cominciato scegliendo il Software Libero perchè è gratuito, ed hanno finito con l’adottarlo perchè offre maggiori possibilità ed è decisamente più flessibile di quello proprietario. Tenendo anche conto del fatto che l’Archeologia Stratigrafica è ormai una disciplina quasi geospaziale, è facile intuire la quantità di software che possa orbitare intorno a queste esigenze. Di seguito, ne riporto una brevissima lista:
- GRASS: il software di analisi geospaziale per eccellenza, straordinariamente potente e flessibile, indicato per la gestione avanzata dei dati di scavo e per la costruzione di DEM e DTM;
- Quantum GIS: più che un sistema di analisi, è un visualizzatore con qualche funzione di editing; il suo punto di forza risiede sicuramente, rispetto a GRASS, nella facilità di utilizzo e nella possibilità di scrivere plugin ad-hoc per qualsiasi tipo di utilizzo: per gli archeologi c’è il plugin in Python PyArchInit, creato da Luca Mandolesi;
- R: software per l’analisi statistica, utilissimo per analizzare la distribuzione dei reperti ed ottenere nuove interpretazioni dei dati di scavo;
- gdal: libreria geospaziale, indispensabile per gestire, convertire coordinate e tantissimi formati georeferenziati utilizzati oggi per trasferire i dati geografici;
- OpenLayers: software in JS per la visualizzazione online avanzata di dati cartografici, ricavati da tileserver (in forma di raster) o direttamente da database (usando per esempio MapServer);
- NVIZ: va in coppia con GRASS, è un visualizzatore di dati geospaziali in tre dimensioni, e permette di creare interessanti prospettive di analisi, compresi modelli di elevazione digitale, ecc.
- Blender: software per la creazione di modelli tridimensionali: se gli diamo in pasto le nuvole di punti rilevate con il laser-scanner, con un pò d’abilità riusciremmo ad ottenere modelli tridimensionali dei reperti ritrovati, che possono così essere spediti ed analizzati in tutto il mondo.
- python: grazie ai suoi moduli per la gestione del dato geografico e per la stesura di report partendo da database (reportlab), uniti alla semplicità d’apprendimento, è semplicemente il massimo per scrivere programmi adatti alla gestione del database archeologico.
- OpenOffice.org: la suite da ufficio libera per eccellenza, integra una quantità straordinaria di strumenti interessanti per la gestione delle informazioni di scavo, in maniera del tutto analoga a Microsoft Office; uno tra tutti, lo strumento che permette di creare schede di unità stratigrafica partendo dal database in OpenOffice Base.
Tutti questi software, combinati insieme ed utilizzati sapientemente, offrono possibilità del tutto maggiori e più stimolanti per lo sviluppo di prodotti basati su dati archeologici. In Ubuntu tutto ciò può essere installato facilmente tramite apt-get o il comune gestore di pacchetti. Non è un caso che sia stata proprio Ubuntu la distribuzione scelta come base per il sistema operativo libero per gli archeologi, ArcheOS, sviluppato da Arc-Team.
Ancora una volta, il software libero si dimostra non solo all’altezza delle più sfrenate aspettative ed esigenze, ma molto più potente, flessibile e creativo di quello proprietario. Archeologi, alla riscossa!!