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Strano ma vero, le buone notizie sul software libero abbondano in quest’ultimo periodo qui in Puglia. Mi è stato chiesto di parlare di OpenStreetMap e del tagging dei beni culturali alla conferenza “Le nuove tecnologie applicate alla tutela e alla valorizzazione dei Beni Culturali” che si terrà nella Sala Consiliare di Conversano il 28 novembre. Sarà senz’altro un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto la pubblica amministrazione all’adozione di:
Per fortuna l’ITC-CNR di Bari, come avevo già fatto presente in passato, ha fatto notevoli passi avanti nell’adozione di software libero (soprattutto QGIS) e di protocolli liberi (in particolare di quello di OpenStreetMap, lo schema XML “.osm”, su cui si sono appoggiati anche per realizzare mappe pronte per il routing attraverso i software shp-2-osm e Navit).
Che aggiungere… non mancate, e… stay tuned!!
La comunità degli utenti GNU/Linux e dei mappper di OpenStreetMap (abbreviato OSM) in Puglia sta crescendo molto rapidamente. Sono rimasto piacevolmente sorpreso di quanto il concetto di riscattare le proprie libertà stia cominciando a radicarsi nei sentimenti dei pugliesi, e di quanta persone mi chiedano di Ubuntu ed OSM.
La buona notizia è che la neonata associazione VieDiFuga, con sede a Ruvo di Puglia, sta per organizzare un mapping party per mappare la città. Un primo briefing è previsto per sabato 21 novembre, per installare JOSM ed impostare i GPS per registrare i tracciati. L’appuntamento è nella sede dell’associazione (Via Cattedrale 130); ovviamente chiunque voglia partecipare può contattare il presidente o direttamente me. Il mapping party vero e proprio si terrà gli ultimi giorni di novembre o i primi di dicembre, in data da definire.
L’iniziativa si inserisce in una serie di attività che la comunità pugliese di OSM ha intenzione di portare avanti per rendere aumentare la base di accesso al progetto, e far capire quanto sia importante che cittadini, enti pubblici e di ricerca collaborino alla stesura della mappa del proprio territorio, libera e utilizzabile per tutti.
Per quanto riguarda Ubuntu, è probabile che in futuro saranno organizzati qui in provincia dei mini corsi all’utilizzo del sistema operativo Debian-based, cercando di fornire una panoramica completa sia dell’utilizzo sia della possibilità di contribuire concretamente allo sviluppo attraverso la Comunità Italiana. Ma su questo vi terrò aggiornati.
Restate sintonizzati!
Esistono persone che sanno esattamente cosa sia l’ospitalità, la cortesia e l’organizzazione. Tra queste, inserirei senza ombra di dubbio i ragazzi del BasLUG. Quest’anno le cose sono andate diversamente da come avevo immaginato. Mentre ero a Siponto sul cantiere di scavo, una email mi avvisa che Potenza è interessata da OpenStreetMap, e sarebbe stato interessante che io parlassi un pò del progetto al Linux Day. Il LD di Potenza è organizzato dai fantastici ragazzi del BasLUG, che da qualche anno ormai organizzano la giornata dedicata al software ed ai sistemi operativi liberi nel capoluogo di provincia.
Quest’anno il LD ha avuto luogo nell’aula magna della nuovissima Facoltà di Agraria, che devo ammettere era veramente lussuosa. Il tragitto da Bari a Potenza non è stato dei più comodi, con la complicità delle Ferrovie Appulo-Lucane.
Hanno partecipato al LD sindaci (quindi politici e PA), associazioni, appassionati, liberi professionisti e studenti. Non sono mancati gli interventi interessanti: non avrei mai immaginato quante cose si potessero realizzare con un Pentium III 550 MHz ed una distribuzione GNU/Linux (eh si, il photo server è proprio un’idea geniale!). Sono rimasto anche molto colpito dal materiale che è arrivato dall’ILS (Italian Linux Society), veramente di grande effetto divulgativo. Rimango del parere che, per quanto tutto il mondo legato a GNU/Linux viva di pubblicità e diffusione di materiale (PDF e iso) soprattutto online, il supporto cartaceo con il logo del pinguino ed i CD originali di Ubuntu fanno sempre la loro figura, e lasciano nelle tasche dei neofiti che partecipano un riscontro materiale della loro giornata.
Quest’anno mi sono tolto lo sfizio, durante il mio talk, di alzare un CD di Kubuntu e leggere le fantastiche 4 righe che sanciscono la libertà dell’utente di installare su un numero illimitato d macchine, masterizzare, modificare e ridistribuire il contenuto dello stesso CD, alla faccia delle licenze proprietarie. Il gesto mi è servito da catalizzatore per descrivere quanto potrebbe essere semplice ed economico per le PA passare da sistemi operativi proprietari a liberi e da GIS e software geografico ESRI a GRASS e Quantum GIS.
Anche l’effetto di OpenStreetMap è stato notevole, soprattutto per l’associazione dei geologi GeoBas presente al talk. OpenStreetMap, dopo la donazione della cartografia di Potenza e Matera da parte di un privato, sta ricevendo una grossa spinta in Basilicata grazie al BasLUG. Spero vivamente che la collaborazione tra BasLUG, OpenStreetMap e GeoBas possa arricchire ulteriormente la regione di dati e mappe che tutti i cittadini possano scaricare ed utilizzare liberamente, in nome del libero sviluppo.
Infine, devo sottolineare il coraggio di due veri Linux users, che stoicamente si sono alzati prima dell’alba per una trasferta lampo Bari-Potenza quella stessa mattina. Il loro interesse è stato premiato dai talk interessanti e dalla straordinaria ospitalità del BasLUG. Spero che i miei due corregionali si armino presto di GPS per mappare il proprio comune
Infine, una nota a margine. Quest’anno il Linux Day a Bari si è svolto per mezza giornata, solo la mattina. È qualcosa che mi rattrista molto. Il LUGBari non si è mai distinto nè per la sua straordinaria popolarità, nè per il numero di iniziative nel corso dell’anno. Eppure, è sempre stato all’avanguardia con un Linux Day ben organizzato e funzionale. Quest’anno c’è stato ed è stato anche molto interessante, ma ridimensionato rispetto agli anni precedenti. Software libero, pensiero libero: è il risultato della politica chiusa e poco intraprendente dell’associazione negli ultimi anni. Bari è un polo universitario di circa 60.000 studenti, oltre che essere uno dei capoluoghi di regione più attivi dal punto di vista giovanile nel Sud Italia. Posso immaginare che nella sola Bari ci sia qualche centinaio di utenti GNU/Linux. Vedo delle grandissime potenzialità, e un’associazione che non ha saputo sfruttarle. Spero che con il nuovo anno le cose cambino in meglio, considerato che ho sempre creduto nei LUG.
Quest’anno si festeggia un evento importante, i 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine delle Specie di Darwin (1859). Non sono un esperto di evoluzionismo, le mie conoscenze si fermano a quelle assorbite dai libri del liceo e di un paio di esami all’università, ma sembrano essere sufficienti a convincermi della sostanziale bontà di quanto descritto da Darwin. In un’epoca in cui paradossalmente, tutti quanti utilizziamo le “nuove” tecnologie, in cui la conoscenza è veicolata non solo dalla carta stampata ma da internet, mi riesce ancora facile trovare esempi di persone pronte a credere che gli uomini preistorici andassero a caccia di tirannosauri e che la donna sia stata creata da una costola di Adamo. Wow. E vi assicuro, non parlo solo di ultrasettantenni.
C’è ancora qualcuno che fa di tutto per veicolare questo tipo di “cultura” (chi ha visto – almeno una volta – il film Religiolus, lo sa). Fortunatamente, ci siamo evoluti almeno un poco. Altro dato interessante, quando sento citare il termine “evoluzione”, avviene nel 95% dei casi in un blog o in un articolo a proposito di GNU/Linux. Incredibile come io riesca a saltare di palo in frasca. Va bene, ma a qualcuno dovevo pur dirlo. Di contro, quando parlo con un fanatico (o estremista, fate voi) dell’open source, mi sento sempre dire che Linux (o GNU o entrambi) è una “rivoluzione”, e non è infrequente incontrare qualcuno che ha impostato come sfondo del proprio desktop la famosa jpeg di Tux con falce e martello su sfondo rosso URSS.
Insomma, evoluzione o rivoluzione? Personalmente, evoluzione; ne sono rimasto convinto anche leggendo il libro di Linus (ricordo a tutti che il titolo inglese del libro che in Italia è stato pubblicato con il titolo “Rivoluzionario per caso. Come ho creato Linux” è semplicemente “Just for fun”, che ha ben poco a che vedere con la rivoluzione). Un processo su grande scala, ma realizzato in tempi molto, molto lenti (18 anni vi sembrano pochi?). Piano piano, nel silenzio dell’uomo della strada, GNU/Linux sta entrando nelle case, nei cellulari, nei modem, nei device di uso comune. Quando lo vedrò avviarsi anche nelle lavastoviglie, penso che uscirò fuori al balcone e dall’alto del mio condominio griderò al mondo: “Si-può-fareeee”. L’evoluzione sarà completa. Il codice muta continuamente, riga per riga, le funzioni si adattano ai nuovi scopi, porzioni di codice, vengono spostati da un software all’altro, in una naturale simbiosi, che porta il software ad adattarsi a tutte le nuove necessità, senza diventare obsoleto. Attenzione, questo per me è un dato importante: stiamo parlando di un’entità in grado di mutare continuamente a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente che lo circonda.
A me sembra evoluzione. Chi parla di rivoluzione vede soltanto il lato politico della situazione, ha una visione a breve termine, e forse non riesce a ragionare su larga scala. Amen.
E proprio l’altro giorno, quasi per caso, mi son preso la briga di digitare l’indirizzo dell’ediore presente nella prima edizione dell’Origine delle Specie (London – John Murray, Albemarle Street, 1859) e di inserirlo nel box di ricerca delle strade di OpenStreetMap: c’è. Ed in quel momento, vi giuro, ne sono stato sicuro, ci siamo evoluti.
Vorresti contribuire ad OpenStreetMap ma non hai un ricevitore GPS, e per di più la zona che ti interessa non è coperta dalle foto satellitari di Yahoo! Maps? Niente di più facile, da oggi c’è Walking Papers, che permette di raccogliere dati sul campo con ottima precisione ed inserirli in OpenStreetMap, usando solo carta e penna, e con qualsiasi sistema operativo, da Windows a Mac, a GNU/Linux, senza collegare cavi o convertire formati. Vediamo come.
COSA SERVE: si da per scontato vi siate già iscritti ad OpenStreetMap (click qui per registrarsi), e di possedere uno scanner. Tutto qui.
1) Ottenere una mappa stampataAndiamo sul sito di Walking Papers e, nella box a forma “di foglio” selezioniamo l’area che ci interessa. Utilizzando la rotellina del mouse è possibile aumentare o diminuire lo zoom. In base all’ampiezza dell’area che ci interessa, possiamo scegliere uno zoom più o meno alto. Raccomando, per aree “normali”, uno zoom compreso tra 15 e 17.Occorre ricordare che la box nella quale stiamo trascinando la zampina del mouse è esattamente a forma di A4, ovvero di un normale foglio per stampa, così è più facile regolare lo zoom e la selezione dell’area. Se non vogliamo trascinare molto il mouse, possiamo scrivere nel campo di testo il nome della città o del luogo che stiamo cercando.Appena abbiamo terminato, facciamo click su Make. Verrà generata dopo qualche secondo una pagina con un link per scaricare la nostra mappa in PDF (Download map PDF for print). Stampiamola, anche in bianco e nero.
Figura 2: scaricare la mappa in PDF
2) MappareAndiamo in giro con carta e penna, e disegnamo liberamente sulla nostra mappa di carta, strade, divieti d’accesso, sensi unici, bar, pizzerie, discoteche, parcheggi, colonnine per i grattini, parcheggi per disabili, o semplicemente appuntiamoci i nomi delle strade. Scarabocchiamo la nostra mappa senza alcun timore, tracciamo linee, segnamo nomi, ecc ecc.3) A casa, armiamoci di scannerAppena tornati a casa, e dopo una doccia veloce, infiliamo nello scanner la nostra immagine e scansioniamola: il file risultante deve essere un JPG o PNG e deve avere una risoluzione raccomandata di almeno 200 px. Salviamo la nostra immagine da qualche parte sul pc.
4) Inviamo la scansione a Walking PapersAndiamo nella pagina Upload di Walking Papers, facciamo click su Sfoglia e carichiamo la nostra immagine.
5) Pronti ad inserire i dati?Aspettiamo un pò (non so bene se minuti o ore); nella pagina Scans troveremo in elenco la nostra amata scansione. Facciamoci click sopra, e avremo, sul fondo della pagina, due caselle di testo in cui inserire il nostro nome utente e password con cui siamo registrati su www.openstreetmap.org. Dai, fatelo!Et… voilà! Ciò che avete davanti è l’editor online di OpenStreetMap (Potlatch); facciamo click su “Edit live”, ed avremo la nostra mappa scarabocchiata sovrapposta ai dati già presenti, che potremo modificare tranquillamente, inserendo ciò di cui abbiamo preso nota (rispettando le features, ovviamente). Comodo, vero? E senza spendere un centesimo!
Figura 4: Selezioniamo la nostra scansione dalla lista
Figura 5: Finalmente possiamo inserire i nostri dati, dalla carta da OpenStreetMap!
ConsiderazioniOvviamente l’utilizzo di Walking Papers è fortemente consigliato in uno stadio di mapping molto avanzato, in cui le strade sono presenti quasi tutte. Inoltre, è uno strumento potentissimo se decidiamo di usarlo per prendere nota dei Points of Interest (POI), ovvero tutte le informazioni geografiche che possono essere rappresentate da un punto (locali, fontane, negozi, ecc). Mi sembra anche lo strumento ideale per i mapping party!
Che dire… buon divertimento!
Due parole: OSMit 2009
Quando mi han telefonato da Trento per chiedermi di parlare dell’esperienza del mapping party di Pompei, mi son detto: “ma che, davvero?”. Eh, davvero si. Due giorni veramente intensi, non c’è che dire. [Le foto qui]
È stato un grande momento per tutta la comuntià italiana di OpenStreetMap, un momento di coesione, creatività e socialità, ovvero i 3 pilastri di qualsiasi progetto di liberazione dei dati. Queste ultime tre parole riassumono abbastanza bene lo spirito del progetto, che purtroppo è stato messo troppo in discussione, soprattutto in merito all’imminente cambiamento di licenza di OSM.Ma andiamo con ordine. Ciò che mi ha sicuramente impressionato del lato non-umano è stata l’impressionante organizzazione della Fondazione Bruno Kessler di Trento (nella sede di Povo). Penso che tutta la comunità debba dei ringraziamenti all’imponente lavoro di sviluppo della comunità e della tecnologia di OSM svolto da parte della Fondazione, che ha incondizionatamente messo a disposizione strutture e know-how per promuovere la Mappa Libera. Il tutto si è concretizzato nel managing di Cristina Moretto, che ringrazio sentitamente.
L’instancabile lavoro di Simone Cortesi ha reso possibile la presenza, per tutto il primo giorno di OSMit, dell’ideatore di OpenStreetMap, l’incredibile Steve Coast, che è riuscito a rendere ancora più appetitoso l’incontro della Comunità Italiana.
Con l’aiuto del re delle mappe libere e del giurista italiano Rossato (che ci ha illuminato sull’infondatezza di molte delle critiche rivolte alla RC della nuova licenza di OSM da parte di Creative Commons), si è riusciti a portare a galla ciò che è ormai un dato di fatto: la nuova licenza del progetto, ODbL (Open Database Licence) è la migliore che sia mai stata creata per licenziare un database di informazioni libere, e Steve Coast è riuscito a convincere il suo pubblico. In particolare, è risultato evidente che:
1) Le critiche mosse a proposito dell’eccessiva complessità del testo della licenza sono infondate. Le parole di Rossato in proposito sono state assolutamente illuminanti: una licenza ha una “mission”, quella di essere *precisa*, e siccome deve tutelare il lavoro di innumerevoli migliaia di persone, non può permettersi di essere vaga. In questo contesto, “precisione” si traduce in “complessità”, e questo è lo scotto da pagare per avere un documento che tuteli le libertà dei dati organizzati in una maniera così “complessa” come un database. Agli informatici il lavoro degli informatici, ai giuristi il lavoro dei giuristi.
2) Complessità non significa necessariamente incomunicabilità: il testo della licenza GNU è decisamente complesso per i non-giuristi, ma tutela bene la libertà del software, nel suo massimo grado. Eppure, Stallman ha riassunto una decina di pagine di licenza nei 4 pilastri del software libero. Anche l’ODbL potrà essere riassunta in pochi punti, semplici, comprensibili anche dal mapper della strada, come qualunque altra licenza.
3) La ODbL è una licenza libera: il falso mito da sfatare è che in un futuro i dati raccolti da OSM possano essere chiusi se licenziati con l’ODbL. Il principio di fondo è che quando si licenzia un dato con quella licenza, si mette il proprio lavoro nelle mani dell’ente che gestisce la licenza. Un esempio pratico è la più nota e diffusa licenza per software libero, la GNU GPL. Licenziando un software con GPL, si mette tutto nelle mani della Free Software Foundation. Se licenziamo tutto ODbL, si mette tutto nelle mani della OpenStreetMap Foundation. Che altro c’è da dire?
4) L’ODbL è una licenza complessa anche perchè cerca di essere compatibile con le altre licenze libere. Al contrario di tante altre licenze in giro per il web, scritte dai vari Istituti di ricerca solo per i propri scopi e con un certo lassismo nei confronti di tante altre realtà più o meno libere, l’ODbL cerca dei punti di contatto con le altre licenze libere, ed ambisce all’interoperabilità.
Questo è un riassunto di ciò che ho capito dalle parole tecniche di Rossato e dall’inglese – troppo – veloce di Steve, quindi prendete ogni parola con le pinze.
A parte questo, Steve Coast mi ha dato l’impressione d’essere una persona squisita: risponde ad ogni domanda, parla con chiunque, fornisce precise delucidazioni e punti di vista molto condivisibili su ogni argomento sul quale lo si interpella. Ha la chiarezza d’idee necessaria ad OpenStreetMap per poter continuare su un luminoso sentiero di libertà, secondo me c’è da fidarsi. Non ha rifiutato di dare una mano neanche quando, durante il coffee break, Sdonk gli ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo dei servizi di CloudMade. Farsi spiegare da Steve come funziona il sistema di “tiling” di OSM ha realmente il suo fascino
Ma all’OSMit, simpatia e voglia di condividere sono diffuse a pioggia tra i partecipanti come se un grande impianto d’irrigazione stesse irrorando il campo del Software Libero con una nube tempestosa di trasferimento tecnologico. Si è spaziato dalle strepitose presentazioni di Gfoss sul rendering di Mapnik (o su come utilizzare l’Openmoko come dispositivo di tracking di un mezzo in movimento su OSM) all’esperienza con OpenStreetMap della Fondazione Bruno Kessler in una scuola trentina.
I ricercatori della FBK hanno presentato un tool per sovrapporre i dati di OSM con fotografie scattate dai turisti sulle belle montagne del Trentino Alto-Adige (anche se, vi assicuro, detto così sembra riduttivo). E comunque, avere l’opportunità di parlare e condividere idee ed esperienze con il lead-developer di GRASS o con uno degli sviluppatori italiani di GvSIG, è stato molto più che costruttivo.
Venendo alla comunità pugliese, qui sono disponibili le slide del mio talk sulla necessità di rinnovare ed ampliare la gamma dei tag inerenti alle testimonianze archeologiche ed ai beni culturali; poco dopo Sdonk ha presentato il suo pythonico software per generare in real-time una mappa degli eventi sismici italiani (dall’INGV), con la base cartografica di OpenStreetMap.
Mi riesce difficile ricordare e raccontare tutto ciò che è successo a Trento, ma uno dei momenti più stimolanti ha visto come protagonisti l’ex presidentessa di Wikimedia Italia, Gfoss e la comunità di OSM. Diciamolo chiaramente: negli ultimi due anni l’attività della Comunità Italiana di OpenStreetMap è cresciuta in maniera più che esponenziale, e si sente sempre più la necessità di costituirsi come persona giuridica, per acquisire anche agli occhi della legge uno status tale da permettere all’ “italian chapter” di interfacciarsi con le istituzioni e i privati. Inoltre, la disponibilità da parte della OSM Foundation di conferire il permesso (non esclusivo) ad associazioni di rappresentare a livello nazionale il progetto, offre un’opportunità concreta per far emergere la Comunità dall’anonimato. Si è dibattuto a lungo sull’eventualità di cooperare con Wikimedia Italia o con Gfoss per portare il progetto OSM ad un livello di autonomia maggiore, ma senza giungere ad alcuna conclusione.
Potrebbe essere per il momento giusto per la Comunità di emergere e fondare un’associazione legalmente riconosciuta che possa orgogliosamente dirsi “OpenStreetMap Italia”, e non “OSM-Wikimedia Italia” o “OSM-Gfoss” (anche se nel caso, sarei più propenso per la prima). In comune tra tutti questi progetti ci sono gli sforzi per la liberazione di dati o del software, ma intanto i nostri cugini tedeschi e spagnoli si sono già messi in proprio. Speriamo che i prossimi mesi portino consiglio e che riescano a temprare gli animi dei mapper italiani, in vista di OSMit 2010.
Concludo ringraziando tutti i partecipanti per aver contribuito con il proprio tempo e le proprie idee alla crescita della Comunità e del know-how, e gli organizzatori per aver reso possibile tutto ciò.
Quick ad: ho aggiornato da en.wiki la corrispondente pagina italiana sul progetto OpenStreetMap, che era scandalosamente scarna. Ovviamente tutti gli utenti / appassionati / contributori / interessati in genere sono invitati ad esprimere la loro opinione ed a commentare/migliorare la voce.
Oggi sono usciti i risultati di un “concorso” indetto dall’ITC CNR di Bari: sono stato tra i pochi fortunati ammessi al corso finanziato dalla Comunità Europea “Low cost software & Cultural Heritage” (si, sono arrivato 4° su 73 ). Il corso si prefigge di insegnare a creare un webgis che integri funzioni di gestione/fruizione di Beni Culturali.Gran parte del progetto, come potete vedere qui, si svolge utilizzando il nostro amato FLOSS geografico (Qgis, Pmapper, ecc) e… sorpresa!… anche un tool preso sano sano da OpenStreetMap: shp2osm.
Insomma, piano piano il software libero geografico entra nelle pubbliche amministrazioni, si insinua come una biscia nelle mutande del peccatore e… vabbè, avete capito
Approfitto del post per fare gli auguri a tutti i baresi, in questi giorni si ricorda l’arrivo delle reliquie del Santo di Mira nella Città… e, magari potremo ricordare sabato 9 maggio per l’ingresso del Bari in Serie A
Devo cominciare con una constatazione: Matera è una città bellissima, ed il BarCamp è stato organizzato magnificamente.
All’ingresso (ore 10.00) ci sono stati distribuite spillette, badge, magliette, e l’accoglienza a base di cornetti caldi, paste e dolci vari è stata veramente molto apprezzata. Nel mattino si sono susseguiti talk dagli argomenti più vari del Web 2.0, al turismo, al raduno dei Powersellers di Ebay.
Alle 12.00 il mio talk, visibile qui (all’ora 1:37); come sempre, ho sforato di un bel pò con il tempo concessomi, ma l’impatto è stato buono ed il feedback anche meglio. Le slide, in licenza Creative Commons, sono disponibili per il download da qui.
PS: mi scuso se ogni tanto ho fatto troppo riferimento al fatto che “software geografico open source = gratis” e “mappa libera = risparmio quattrini”, ma era un talk orientato al rilancio del turismo con mappe e software libero, ho proposto un punto di vista di sicuro interesse (senza contare che Francesco Lovergine aveva già illustrato ampiamente sotto tutti i punti di vista la bonta del dato e del software “free ad beer”).Nel pomeriggio, dopo il lauto pranzo a base di prodotti tipici della Basilicata offerto dal MateraCamp, e dopo aver parlato di software e diritto d’autore con la bocca piena (si, è un sacco di tempo che non lo facevo!!), alle 15.30 è partito il mapping party. Le persone interessate erano moltissime (circa 20), e grazie alla perfetta organizzazione del BasLUG, abbiamo avuto per tempo già stampate le cartine delle 4 zone da mappare. Purtroppo, per motivi tecnici, abbiamo dovuto unire due gruppi (c’erano pochi mapper esperti).
Sono stato veramente felice di incontrare altri utenti che hanno scelto Openmoko come device per il mapping
Al ritorno dal mapping party, non c’è stato purtroppo il tempo di disegnare le tracce, erano quasi le 18.00 e il BarCamp stava per chiudere. Comunque, nei prossimi giorni si aprirà una collaborazione con i nostri cugini di Gfoss e del BasLUG per disegnare i dati raccolti.
Qui le foto dell’evento
Ho il piacere di annunciare che sabato 2 maggio terrò un talk al MateraCamp 2009 dal titolo:
I risultati dell’evento, la mappa e le slide saranno comunque disponibili nell’apposita pagina del wiki di OSM. Ringrazio anticipatamente il BasLUG per lo sforzo profuso nell’organizzazione dell’evento