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OSM at Linux Day 2009@Potenza, qualche giorno dopo
ott 28th, 2009 by Fradeve

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In questo momento parlavo di OpenStreetMap su Ubuntu…

Esistono persone che sanno esattamente cosa sia l’ospitalità, la cortesia e l’organizzazione. Tra queste, inserirei senza ombra di dubbio i ragazzi del BasLUG. Quest’anno le cose sono andate diversamente da come avevo immaginato. Mentre ero a Siponto sul cantiere di scavo, una email mi avvisa che Potenza è interessata da OpenStreetMap, e sarebbe stato interessante che io parlassi un pò del progetto al Linux Day. Il LD di Potenza è organizzato dai fantastici ragazzi del BasLUG, che da qualche anno ormai organizzano la giornata dedicata al software ed ai sistemi operativi liberi nel capoluogo di provincia.

Quest’anno il LD ha avuto luogo nell’aula magna della nuovissima Facoltà di Agraria, che devo ammettere era veramente lussuosa. Il tragitto da Bari a Potenza non è  stato dei più comodi, con la complicità delle Ferrovie Appulo-Lucane.

Hanno partecipato al LD sindaci (quindi politici e PA), associazioni, appassionati, liberi professionisti e studenti. Non sono mancati gli interventi interessanti: non avrei mai immaginato quante cose si potessero realizzare con un Pentium III 550 MHz ed una distribuzione GNU/Linux (eh si, il photo server è proprio un’idea geniale!). Sono rimasto anche molto colpito dal materiale che è arrivato dall’ILS (Italian Linux Society), veramente di grande effetto divulgativo. Rimango del parere che, per quanto tutto il mondo legato a GNU/Linux viva di pubblicità e diffusione di materiale (PDF e iso) soprattutto online, il supporto cartaceo con il logo del pinguino ed i CD originali di Ubuntu fanno sempre la loro figura, e lasciano nelle tasche dei neofiti che partecipano un riscontro materiale della loro giornata.

Quest’anno mi sono tolto lo sfizio, durante il mio talk, di alzare un CD di Kubuntu e leggere le fantastiche 4 righe che sanciscono la libertà dell’utente di installare su un numero illimitato d macchine, masterizzare, modificare e ridistribuire il contenuto dello stesso CD, alla faccia delle licenze proprietarie. Il gesto mi è servito da catalizzatore per descrivere quanto potrebbe essere semplice ed economico per le PA passare da sistemi operativi proprietari a liberi e da GIS e software geografico ESRI a GRASS e Quantum GIS.

Anche l’effetto di OpenStreetMap è stato notevole, soprattutto per l’associazione dei geologi GeoBas presente al talk. OpenStreetMap, dopo la donazione della cartografia di Potenza e Matera da parte di un privato, sta ricevendo una grossa spinta in Basilicata grazie al BasLUG. Spero vivamente che la collaborazione tra BasLUG, OpenStreetMap e GeoBas possa arricchire ulteriormente la regione di dati e mappe che tutti i cittadini possano scaricare ed utilizzare liberamente, in nome del libero sviluppo.

Infine, devo sottolineare il coraggio di due veri Linux users, che stoicamente si sono alzati prima dell’alba per una trasferta lampo Bari-Potenza quella stessa mattina. Il loro interesse è stato premiato dai talk interessanti e  dalla straordinaria ospitalità del BasLUG. Spero che i miei due corregionali si armino presto di GPS per mappare il proprio comune :D

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Tre baresi a Potenza

Infine, una nota a margine. Quest’anno il Linux Day a Bari si è svolto per mezza giornata, solo la mattina. È qualcosa che mi rattrista molto. Il LUGBari non si è mai distinto nè per la sua straordinaria popolarità, nè per il numero di iniziative nel corso dell’anno. Eppure, è sempre stato all’avanguardia con un Linux Day ben organizzato e funzionale. Quest’anno c’è stato ed è stato anche molto interessante, ma ridimensionato rispetto agli anni precedenti. Software libero, pensiero libero: è il risultato della politica chiusa e poco intraprendente dell’associazione negli ultimi anni. Bari è un polo universitario di circa 60.000 studenti, oltre che essere uno dei capoluoghi di regione più attivi dal punto di vista giovanile nel Sud Italia. Posso immaginare che nella sola Bari ci sia qualche centinaio di utenti GNU/Linux. Vedo delle grandissime potenzialità, e un’associazione che non ha saputo sfruttarle. Spero che con il nuovo anno le cose cambino in meglio, considerato che ho sempre creduto nei LUG.

Gli archeologi amano il software libero
ott 19th, 2009 by Fradeve
Practical Archaeology Course, measuring
Practical Archaeology Course by Wessex Archaeology, on Flickr, licensed CC-BY-NC-SA

Dov’è finito Fradeve? In molti se lo saranno chiesto vedendomi scomparire dal blog per quasi un mese. Non si è nascosto in un bunker antiatomico dopo le pericolose dichiarazioni del precedente post, ma è semplicemente finito a mangiare polvere. Francesco è uno dei 50 volontari che per 6 settimane hanno “dato una mano” negli scavi archeologici di Siponto 2009. Siponto (adesso quartiere turistico di Manfredonia – FG) era una cittadina medievale sorta sulle vestigia dell’omonima città di epoca romana, tanto importante da essere riportata sulla Taula Peuntingeriana.

Siponto, ed altri scavi didattici (in Puglia un altro sito importante da questo punto di vista è Egnazia, nei pressi di Monopoli) è un esempio di come nella gran parte dei casi funziona (o non funziona) il settore dei Beni Culturali in Italia. Considerato che non sono disponibili (da parte delle Università, delle Regioni, del Comuni, ecc) abbastanza fondi per pagare gli operai, gran parte delle campagne archeologiche si basano sulla buona volontà degli studenti di corsi di laurea come Storia dell’Arte, Restauro, Diagnostica e Scienze applicate ai BB.CC., Archeologia, ecc.; studenti che lavorano gratuitamente 8 ore al giorno (e conservano i dolori per la fatica fisica per un bel pò di giorni dopo), sotto l’attenta direzione degli archeologi messi a disposizione dalle Università. Nei casi migliori, ogni 50 studenti ci sono 4 o 5 operai pagati per i lavori più pesanti. Agli studenti l’Università paga soltanto vitto e alloggio nel luogo dello scavo.

Ho sentito qualcuno affermare che l’archeologia non fosse una priorità per il nostro paese. Ho anche sentito qualcuno ribadire che la cultura non è fondamentale quanto lo sviluppo industriale. Il mio punto di vista è del tutto opposto: vedo come fondamentale spinta all’economia l’industria dei Beni Culturali; in Italia potremmo vivere solo di quello. Sono veramente poche le zone italiane in cui non ci siano beni culturali di un qualche interesse turistico, o che non riescano ad offrire un paesaggio o dei prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia.

Eppure, lo sappiamo, per certe cose il denaro non c’è mai. Ed allora, gli archeologi si arrangiano. O meglio, hanno cominciato scegliendo il Software Libero perchè è gratuito, ed hanno finito con l’adottarlo perchè offre maggiori possibilità ed è decisamente più flessibile di quello proprietario. Tenendo anche conto del fatto che l’Archeologia Stratigrafica è ormai una disciplina quasi geospaziale, è facile intuire la quantità di software che possa orbitare intorno a queste esigenze. Di seguito, ne riporto una brevissima lista:

  • GRASS: il software di analisi geospaziale per eccellenza, straordinariamente potente e flessibile, indicato per la gestione avanzata dei dati di scavo e per la costruzione di DEM e DTM;
  • Quantum GIS: più che un sistema di analisi, è un visualizzatore con qualche funzione di editing; il suo punto di forza risiede sicuramente, rispetto a GRASS, nella facilità di utilizzo e nella possibilità di scrivere plugin ad-hoc per qualsiasi tipo di utilizzo: per gli archeologi c’è il plugin in Python PyArchInit, creato da Luca Mandolesi;
  • R: software per l’analisi statistica, utilissimo per analizzare la distribuzione dei reperti ed ottenere nuove interpretazioni dei dati di scavo;
  • gdal: libreria geospaziale, indispensabile per gestire, convertire coordinate e tantissimi formati georeferenziati utilizzati oggi per trasferire i dati geografici;
  • OpenLayers: software in JS per la visualizzazione online avanzata di dati cartografici, ricavati da tileserver (in forma di raster) o direttamente da database (usando per esempio MapServer);
  • NVIZ: va in coppia con GRASS, è un visualizzatore di dati geospaziali in tre dimensioni, e permette di creare interessanti prospettive di analisi, compresi modelli di elevazione digitale, ecc.
  • Blender: software per la creazione di modelli tridimensionali: se gli diamo in pasto le nuvole di punti rilevate con il laser-scanner, con un pò d’abilità riusciremmo ad ottenere modelli tridimensionali dei reperti ritrovati, che possono così essere spediti ed analizzati in tutto il mondo.
  • python: grazie ai suoi moduli per la gestione del dato geografico e per la stesura di report partendo da database (reportlab), uniti alla semplicità d’apprendimento, è semplicemente il massimo per scrivere programmi adatti alla gestione  del database archeologico.
  • OpenOffice.org: la suite da ufficio libera per eccellenza, integra una quantità straordinaria di strumenti interessanti per la gestione delle informazioni di scavo, in maniera del tutto analoga a Microsoft Office; uno tra tutti, lo strumento che permette di creare schede di unità stratigrafica partendo dal database in OpenOffice Base.

Tutti questi software, combinati insieme ed utilizzati sapientemente, offrono possibilità del tutto maggiori e più stimolanti per lo sviluppo di prodotti basati su dati archeologici. In Ubuntu tutto ciò può essere installato facilmente tramite apt-get o il comune gestore di pacchetti. Non è un caso che sia stata proprio Ubuntu la distribuzione scelta come base per il sistema operativo libero per gli archeologi, ArcheOS, sviluppato da Arc-Team.

Ancora una volta, il software libero si dimostra non solo all’altezza delle più sfrenate aspettative ed esigenze, ma molto più potente, flessibile e creativo di quello proprietario. Archeologi, alla riscossa!!

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