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Attenzione, in questo post di parla di:
Se avete problemi a digerire una qualsiasi di queste tematiche, chiudete pure questa tab di Firefox.
Come quei pochi sfortunati che ogni tanto leggono questo blog ben sapranno, non è mio costume parlare di politica. Oggi farò un’eccezione, ma solo perchè la politica sta allungando le mani sulla nostra Libertà in rete. Oggi farò un esperimento, e scriverò con la stessa spontaneità che si trova nel Planet Internazionale di Ubuntu. Potete considerarlo l’unico post politico del 2009.
1 – Politica La politica non mi interessa molto, non credo nella destra, nella sinistra, men che meno nel centro. Credo nella Costituzione Italiana e nel codice di condotta di Ubuntu. Eppure, la politica serve; serve a gestire ed amministrare le comunità, ed è una cosa molto importante.
Non mi interessano la vita privata e gli scandali sentimentali dei vari Presidenti del Consiglio, non mi interessano i festini, le orge. Ma attenzione, la questione si fa più interessante quando una donnina (o più donnine) che ignorano i principi base della politica, del confronto ideologico e prive di coscienza civile, diventano amministratori del Paese e degli interessi dei cittadini per il semplice fatto di aver partecipato ad un’orgia. In tal caso si sconfina dal “gossip” e si entra nella cronaca giudiziaria di pubblico interesse.
2 – Note autobiografiche Sarò chiaro, abito in Puglia ma ragiono da buon genovese: i soldi non crescono sugli alberi, si guadagnano con il sudore della fronte, con i sacrifici e con lo studio. Nel mio caso questo significa GIS open source, GNU/Linux, Ubuntu. Significa anche che ogni giorno mi faccio il c*** per fare fronte allo studio universitario e mandare avanti la mia attività basata su Software Libero, che mi permette di restare a galla. Su questa attività pago delle tasse, come tutti gli onesti cittadini, ed i miei soldi di contribuente finiscono nelle casse dello Stato. Non posso accettare che i miei soldi vengano gestiti (a livello nazionale o europeo) da persone del genere. Le donnine devono rimanere nelle camere da letto, non devono sedere sulle poltrone da cui si amministrano i soldi pubblici. Una posizione simile a quella della figlia di un prefetto amico di Gianni Letta, del quale dirò qualcosa più giù. Si si, proprio quella senza neanche una laurea. Più o meno come me. Solo che lei è membro della Commissione per i Bilanci del Parlamento Europeo.
3 – Il bavaglio a Wikipedia Nel – pochissimo – tempo libero che mi rimane, contribuisco ai progetti della Wikimedia Foundation. Vi assicuro, è triste svegliarsi una mattina e scoprire che un parlamentare italiano ha citato per diffamazione Wikimedia Italia, chiedendo 20 milioni di euro di danni. “Ripetere giova”: VENTI_MILIONI_DI_EURO. In confronto, i 2 milioni chiesti da Berlusconi all’Unità sembrano gli spiccioli che inserisco nelle macchinette del caffè all’Università. Sapete quantè il budget annuale di Wikimedia Italia? 2000 euro annui, raccolti con il famigerato “sudore della fronte” dei volontari che investono mezzi e tempo nella costruzione e nell’animazione dell’Enciclopedia Libera in Italia. Mi fermo e penso: “Ecco uno di quei giorni cominciato male”. Vengo anche colto da un conato di vomito, quando scopro chi è l’autore della bravata: il deputato Antonio Angelucci (Popolo delle Libertà). Credetemi, sono mortificato, ma non riesco ad essere politicamente corretto in questo post.
Angelucci non sa che:
La situazione, dal mio punto di vista, è chiara: Angelucci (il cui grado d’istruzione, come si legge nella pagina del sito della Camera, è la terza media) ha una connessione mobile molto più cara della You&Me con il suo avvocato, per cui è stato molto più economico e veloce chiamare l’avvocato per inviare una missiva a Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia. Nel frattempo, il mondo – come sempre – ci ride in faccia. In Germania il capitolo locale di Wikimedia Deutscheland viene finanziato con sovvenzionamenti dal governo, in Italia si chiedono i danni.
4 – La libertà di stampa Il mondo del giornalismo online si è infiammato, e gli avvocati di Angelucci hanno rifiutato di rispondere alle domande poste dal giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli. La domanda successiva è: perchè mai Angelucci trova diffamante il contenuto della propria voce su Wikipedia? Perchè, secondo me, Angelucci ha tentato di imbavagliare la nostra libertà di scrivere sulla rete. E ce lo fa notare chiaramente il giornalista Federico Mello nel suo articolo sul quotidiano “Il Fatto Quotidiano” del 24 settembre: Angelucci è un imprenditore della sanità coinvolto in numerose inchieste (nonchè – guardacaso – editore – bipartitico? – sia di Libero che del Riformista). Wikipedia riportava che suo figlio Giampaolo era agli arresti domiciliari, nonostante il periodo di detenzione fosse terminato. In effetti, la voce non era aggiornata. Bel sollievo, non c’è che dire.
Wikipedia è scomoda, l’informazione online è scomoda. Molto meglio quella cartacea, controllabile e programmabile. Con le dovute eccezioni, per fortuna: così, sempre dalle colonne del Fatto Quotidiano, si viene a scoprire che Wikipedia è l’unica fonte a parlare chiaramente dell’inchiesta a carico del sottosegretario Gianni Letta sulle manipolazioni sull’Agenzia delle Entrate che avrebbe dovuto fare uno sconto fiscale alla holding “La Cascina”, di Chiorazzo, che deve ancora versare al fisco 74 milioni di euro di tasse. Bene. E con questo ritorniamo allegramente al denaro pubblico.
La morale della storia è che chi suda, lavora e studia onestamente deve versare le tasse; chi finisce a letto con il politico siede sulla poltrona europea ad amministrare il denaro appena versato; chi fa cultura e informazione liberamente deve essere denunciato; chi versa cemento e ruba appalti riceve sconti dal fisco.
Dovete perdonare lo sfogo, ma così non si può andare avanti.
Quest’anno si festeggia un evento importante, i 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine delle Specie di Darwin (1859). Non sono un esperto di evoluzionismo, le mie conoscenze si fermano a quelle assorbite dai libri del liceo e di un paio di esami all’università, ma sembrano essere sufficienti a convincermi della sostanziale bontà di quanto descritto da Darwin. In un’epoca in cui paradossalmente, tutti quanti utilizziamo le “nuove” tecnologie, in cui la conoscenza è veicolata non solo dalla carta stampata ma da internet, mi riesce ancora facile trovare esempi di persone pronte a credere che gli uomini preistorici andassero a caccia di tirannosauri e che la donna sia stata creata da una costola di Adamo. Wow. E vi assicuro, non parlo solo di ultrasettantenni.
C’è ancora qualcuno che fa di tutto per veicolare questo tipo di “cultura” (chi ha visto – almeno una volta – il film Religiolus, lo sa). Fortunatamente, ci siamo evoluti almeno un poco. Altro dato interessante, quando sento citare il termine “evoluzione”, avviene nel 95% dei casi in un blog o in un articolo a proposito di GNU/Linux. Incredibile come io riesca a saltare di palo in frasca. Va bene, ma a qualcuno dovevo pur dirlo. Di contro, quando parlo con un fanatico (o estremista, fate voi) dell’open source, mi sento sempre dire che Linux (o GNU o entrambi) è una “rivoluzione”, e non è infrequente incontrare qualcuno che ha impostato come sfondo del proprio desktop la famosa jpeg di Tux con falce e martello su sfondo rosso URSS.
Insomma, evoluzione o rivoluzione? Personalmente, evoluzione; ne sono rimasto convinto anche leggendo il libro di Linus (ricordo a tutti che il titolo inglese del libro che in Italia è stato pubblicato con il titolo “Rivoluzionario per caso. Come ho creato Linux” è semplicemente “Just for fun”, che ha ben poco a che vedere con la rivoluzione). Un processo su grande scala, ma realizzato in tempi molto, molto lenti (18 anni vi sembrano pochi?). Piano piano, nel silenzio dell’uomo della strada, GNU/Linux sta entrando nelle case, nei cellulari, nei modem, nei device di uso comune. Quando lo vedrò avviarsi anche nelle lavastoviglie, penso che uscirò fuori al balcone e dall’alto del mio condominio griderò al mondo: “Si-può-fareeee”. L’evoluzione sarà completa. Il codice muta continuamente, riga per riga, le funzioni si adattano ai nuovi scopi, porzioni di codice, vengono spostati da un software all’altro, in una naturale simbiosi, che porta il software ad adattarsi a tutte le nuove necessità, senza diventare obsoleto. Attenzione, questo per me è un dato importante: stiamo parlando di un’entità in grado di mutare continuamente a seconda degli stimoli provenienti dall’ambiente che lo circonda.
A me sembra evoluzione. Chi parla di rivoluzione vede soltanto il lato politico della situazione, ha una visione a breve termine, e forse non riesce a ragionare su larga scala. Amen.
E proprio l’altro giorno, quasi per caso, mi son preso la briga di digitare l’indirizzo dell’ediore presente nella prima edizione dell’Origine delle Specie (London – John Murray, Albemarle Street, 1859) e di inserirlo nel box di ricerca delle strade di OpenStreetMap: c’è. Ed in quel momento, vi giuro, ne sono stato sicuro, ci siamo evoluti.
fradeve@poe:~$ vrms Non-free packages installed on poefglrx-modaliases Identifiers supported by the ATI graphics driverlinux-generic Complete Generic Linux kernellinux-restricted-modules- Non-free Linux 2.6.28 modules helper scriptlinux-restricted-modules- Restricted Linux modules for generic kernelsskype Skype – Take a deep breathsun-java6-bin Sun Java(TM) Runtime Environment (JRE) 6 (architecturesun-java6-jre Sun Java(TM) Runtime Environment (JRE) 6 (architecturetangerine-icon-theme Tangerine Icon themeunrar Unarchiver for .rar files (non-free version) Reason: Modifications problematic Contrib packages installed on poeflashplugin-installer Adobe Flash Player plugin installergstreamer0.10-pitfdll GStreamer plugin for using MS Windows binary codecslimewire-basic LimeWire is a p2p filesharing program that offers thettf-mscorefonts-installer Installer for Microsoft TrueType core fonts 9 non-free packages, 0.5% of 1838 installed packages. 4 contrib packages, 0.2% of 1838 installed packages.
Eccomi!
Mi son reso conto che le slide di qualche talk che ho tenuto sin’ora, pur essendo tutte rilasciate sotto una licenza Creative Commons, non sono disponibili in rete, motivo per cui mi son registrato su slideshare ed ho inserito una nuova pagina in questo blog, conferenze, in cui renderò disponibili per la visualizzazione e download tutte le slide passate, presenti e future.
Buona lettura
Come avrete modo di intuire, non sono un fan della mela. Lo dico chiaramente, non sono affetto da A-Adorazione. Ho altri tipi di adorazione: questa (W-adorazione), questa (F-adorazione), questa (G-adorazione), questa (E-adorazione) o ancora quest’altra (L-adorazione) – la lista che avete appena letto non è ordinata, ovvio
Ma la A, la A, no, decisamente no. Che peraltro detta così sembra quasi un’influenza dalle tendenze pandemiche. Solitamente quando mi sento solo e scoraggiato, per tirarmi un pò su, penso che mentre io sto lì in panciolle ovunque nel mondo ci sono persone che si prodigano per rendere il mondo un posto migliore, ognuna a modo proprio: chi soccorre i meno fortunati, chi studia sistemi per produrre energia pulita a basso costo, chi riempie contenitori con cultura libera, chi scrive software e lo rilascia con licenza libera.
Eppure, bastano notizie del genere per farmi intuire quanto siano forti le tendenze masochistiche in gran parte della popolazione mondiale. In Italia, peraltro, siamo abituati a farci del male. L’ultima volta che qualcuno ha promesso più sicurezza ed ordine in cambio della propria libertà, se ricordo bene, è finita maluccio. Sarà che forse sono rimasto un pò ai vecchi tempi, ai valori d’un tempo: amore – amici – GNU – salsicce grigliate – birra.
Il software proprietario non mi ha mai convinto, così come non mi hanno mai convinto le veline, che a ben pensarci sono più o meno come un Tronky senza il ripieno di crema alla nocciola: una bella scorza di biscotto, alquanto stomachevole. Eppure c’è qualcuno che non la pensa così, ed il contagio si è diffuso a macchia d’olio, l’epidemia A ormai non conosce confini; si è praticamente arrivati all’isteria collettiva.
Isteria, ma stiamo scherzando? Mi ricordano tanto il famoso ragazzino che trovò la figurina del più raro dei Pokemon, e finì come sappiamo. In cosa crede questa gente, Gesù ed Apple? Beh, fondamentalmente non sarebbe neanche tanto lontano dalla realtà, considerato che uno degli slogan di Cupertino è stato qualcosa del tipo “Dio usa Mac”; e per quanto mi riguarda è una delle cose più divertenti che abbia mai sentito sul tema, dopo le battute di Woody Allen e la Chiesa di Scientology. Adorare la tecnologia che fa di te uno schiavo è proprio un corollario del “principio del Tronky”, con l’unica differenza che questa volta il Tronky non te lo stai infilando in bocca.
Quando ho letto di ragazzini accampati davanti all’Apple Store ho avuto un brivido. Detesto i fanatismi. Essere fanatico di qualcosa significa non avere abbastanza presenza di spirito per valutare, pensare, ideare e concretizzare una propria visione della realtà. Mi fanno paura i fanatici religiosi (sia in patria che fuori), i fanatici dei gruppi musicali, i fanatici del software libero (si, anche quelli), ed ovviamente quando parlavo di adorazione all’inizio di questo post stavo tentando di fare dell’autoironia.
Non metto in dubbio che il mondo abbia problemi più impellenti di questo, ma lasciate che ve lo dica, essere fanatici di un telefono, di un lettore mp3 o di un computer sembra essere l’ultimo stadio della polpettizzazione del cervello.
Continuo a pensare che ci siano frasi che, anche con l’evolversi della società e dei tempi, rimangano delle verità indiscutibili:
e dentro di me so che fino a quando le cose funzioneranno in questo modo, tutto sommato il mondo sarà un posto vivibile. Concludo questa incoerente accozzaglia di pensieri sparsi con un video, e chiedendo a chi dorme col proprio Mac di uscire di casa e cercare, nell’ordine: