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Ho il piacere di annunciare che sabato 2 maggio terrò un talk al MateraCamp 2009 dal titolo:
I risultati dell’evento, la mappa e le slide saranno comunque disponibili nell’apposita pagina del wiki di OSM. Ringrazio anticipatamente il BasLUG per lo sforzo profuso nell’organizzazione dell’evento
Sono passati due anni da quando ho comprato il mio primo portatile un Dell Inspiron 640m (14”), che dopo l’uscita dei netbook è diventato il mio “pc fisso” da tenere sulla scrivania (visto che per prendere appunti all’università uso direttamente l’EEE 901).
Dopo l’acquisto due anni fa, la prima cosa che feci fu ovviamente installare l’ultima Ubuntu (all’epoca era appena uscita la Feisty e Gutsy era ancora in lavorazione). Da allora, di aggiornamento in aggiornamento sono passato fino ad Intrepid senza troppi problemi (e passato anche da KDE a GNOME a metà strada); ho installato e testato software (soprattutto giochi per il Wiki di Ubuntu-it), creato e formattato partizioni, ma lo “zoccolo duro” di Ubuntu è rimasto lì.
Adesso, con l’uscita di Jaunty, e per la frammentazione delle partizioni, e per la quantità interessante di dati, file di configurazione, residui di installazioni, ecc, ho deciso di radere al suolo tutte le partizioni presenti sull’hard disk e fare un’installazione pulita di Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope (che solo per scriverlo ci vuole una laurea).
Purtroppo, ho trovato subito una spiacevole sorpresa: pensavo che i driver Intel (ho una scheda grafica integrata Intel 945GM) fossero stabili ed inattaccabili, ma dopo l’installazione, sebbene l’accelerazione grafica fosse abilitata, gli FPS erano ad un livello talmente basso da rasentare lo scandalo. Su consiglio del Forum ho inserito una riga per l’”uxa” nel mio xorg.conf:
Section “Device” Identifier “Configured Video Device” Option “AccelMethod” “uxa”EndSection
L’accelerazione grafica è tornata ad essere prestante, ma l’opzione ha dato luogo ad un memory leak che nel giro di 20 minuti riempie swap/ram, piantando il sistema. Ci ho messo 2 giorni per capire cosa stesse succedendo (e lì la mia fiducia in Ubuntu ha seriamente vacillato). Ancora una volta il forum e launchpad mi son venuti in aiuto, ed alla fine ho dovuto disabilitare l’accelerazione grafica e Compiz, passando a Metacity, almeno fin quando le cose non si risolveranno. Qualcuno ha consigliato di passare da “uxa” ad “exa”,
Section “Device” Identifier “Configured Video Device” Option “AccelMethod” “exa”EndSection
ma a questo punto, tant’è, mi accontento di Metacity. Per abilitare Metacity:
gconftool-2 -s ‘/apps/metacity/general/compositing_manager’ –type bool true
Nota positiva: disattivando Compiz e attivando Metacity, ho riscoperto una freschezza e una prontezza del sistema che avevo dimenticato dalla Gutsy in poi: gli effetti grafici sono modesti ma equilibrati, la velocità del sistema è eccellente… tutto sommato: chi si accontenta, gode
Oggi e domani si terrà a Roma il Il Quarto Workshop Italiano “Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica“; dò l’annuncio in lieve ritardo perchè sono stato impegnatissimo con lo studio in questi giorni.
La buona notizia è che l’evento è visibile in diretta streaming, usando VLC per esempio, attraverso questo indirizzo:
rtsp://helix940.rm.cnr.it/broadcast/diretta.rm<br />
L’ottima notizia è che i due giorni sono assolutamente zeppi di casi di successo in cui il software open source ha permesso alle nostre squattrinate (ma molto volenterose) università e poveri ma geniali ricercatori di realizzare prodotti di altissimo livello, sistemi interattivi per l’analisi archeologica e geografica, ecc.
Tra i programmi che ho potuto vedere utilizzati in questo primo giorno di talk ci sono:
OpenStreetMap sta catalizzando in questi giorni l’attenzione di molti paesi “in via di sviluppo”. Ho recentemente parlato della donazione dei dati cartografici della Turchia.
Ebbene, da una mail sulla ML internazionale di OSM, apprendo adesso che oggi la FAO, ha deciso di donare gran parte dei propri dati cartografici relativi al continente africano, raccolti con l’iniziativa Africover. Questo progetto dell’ONG più famosa del mondo ha lo scopo di mantenere aggiornati gli shapefile che contengono fiumi, strade, città e confini amministrativi dei Paesi del “continente nero”.
Bisogna riconoscere che sino ad ora la FAO non ha avuto interesse a diffondere i dati raccolti, ma ha garantito ad OpenStreetMap il permesso di importare tali dati nel proprio database. Nelle prossime settimane, compatibilmente con l’interruzione di due giorni programmata per questo mese (per trasferire il servizio sui nuovi server), verrannno lentamente ed accuratamente importati in OSM i dati dei seguenti Paesi africani:
Nel comunicato si legge inoltre che i dati sono disponibili per quasi la totalità dei paesi del continente africano, e che i prossimi paesi ad essere inseriti in OSM saranno:
Personalmente, questo è il più bel regalo di Pasqua che potessi ricevere: non è contenuto in un uovo, ma in un database.
Perchè è bello? Non semplicemente perchè avremo dati liberi di cui fare uso, ma perchè da questi dati si possono creare cartografie libere che possono essere utilizzate da tutte le Organizzazioni Non Governative i cui volontari (per inciso – mentre da queste parti ci crogioliamo in una vita consumistica, ornata da sprechi e futilità quotidiane) rischiano la vita per portare alle popolazioni meno fortunate cibo, medicine, o per organizzare la ricostruzione in paesi dilaniati dalla guerra civile (o dalle multinazionali del petrolio).
Di questi dati protranno liberamente usufruire organizzazioni come la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere, Amnesty International, WWF, ecc ecc. Perchè le organizzazioni umanitarie hanno bisogno oltre che di uomini, mezzi e denaro, anche di geodati.
La notizia è di ieri, e dopo il pranzo luculliano delle festività ci vuole un bel post sul blog per smaltire la sonnolenza
L’azienda turca Arvento si occupa di protezione satellitare dei veicoli motorizzati, e monitora quotidianamente 80.000 autoveicoli in tutta la Turchia. Ieri un rappresentante dell’agenzia ha preso contatti pubblicamente con i mapper della mailing list internazionale perchè intende trasformare tutte le tracce GPX dei veicoli monitorati in “linee” (presumibilmente shapefile o file OSM-compatibili) per donarli in massa al progetto. Ciò garantirà uno sprint nella mappatura della nazione turca, che sembra si stia avvicinando sempre più al panorama dell’open source internazionale.
Arvento è stata premiata come “Most Successful Institutional Mobile Data Application” da Turkcell nel 2006, 2007 e 2008, ed è la terza azienda turca per velocità di crescita nel settore dell’IT. Speriamo che i nostri vicini turchi siano d’esempio anche a tante aziende italiane (per non parlare delle amministrazioni) che sono ancora restie a liberare i propri geodati.
A dispetto del titolo piuttosto enigmatico, questo post nasce da un’esigenza precisa, quella di avere un piccolo database bibliografico facilmente accessibile con tutti i testi che spesso cito nelle relazioni e nelle tesine all’università.
Come molti di voi sapranno, il LaTeX è un vero e proprio linguaggio di programmazione tipografica che permette di sfornare documenti di altissima qualità, sicuramente di gran lunga superiore a quella di qualsiasi word processor WYSIWYG (come Microsoft Word / OpenOffice.org Writer). Tra le altre funzionalità, il LaTeX offre BibTeX, un software che permette di creare delle bibliografie molto versatili, da cui potranno essere citati in un paio di click interi testi nei propri documenti, adattando la citazione allo stile del documento (scientifico, umanistico, tesi di laurea, conferenza, ecc).
Insomma, l’accoppiata LaTeX + BibTeX è il compromesso migliore tra velocità e funzionalità. Il più semplice editor visuale per LaTeX (multipiattaforma) è sicuramente LyX, che però è sviluppato con le librerie Qt (adesso Qt4). Su GNOME, però, esiste GNOME Referencer, un gestore di bibliografie BibTeX che non solo è sviluppato in Gtk, ma è anche perfettamente integrato con LyX (forse uno dei pochi che riesce ad essere trasversale sia a GNOME che a KDE).
Questo è un velocissimo post su come installare e rendere perfettamente funzionante Navit sul Neo FreeRunner con distribuzione SHR-testing. È anche una valida maniera per prendere una nota, visto che certe cose tendo a dimenticarle
Per ulteriori info, ecco la pagina dei tweak di SHR e il wiki di Navit. Si ringrazia per l’aiuto Christ van Willegen.