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Dropbox: più spazio e un wiki
feb 28th, 2009 by Fradeve

Unboxing my new HP, NYC, 5/17/08 - 5 of 34

Il servizio di file sharing di Dropbox (anche se detto così, lo so, è riduttivo) continua a stupire: invitando degli amici ad usarla, nel momento in cui questi installeranno il client sul proprio PC, verranno automaticamente “donati” all’utente che ha inviato l’invito 250 Mb di spazio aggiuntivo (per sempre); si potranno comunque ottenere al massimo 6 Gb aggiuntivi.

Inoltre, ho notato che ultimamente è stato anche attivato un Wiki, da cui attingere preziosissimi consigli per noi utenti GNU/Linux, come installare il client Dropbox su un sistema col pinguino senza interfaccia grafica (da terminale – in Python), oppure come sincronizzare in Dropbox file presenti anche in altre cartelle del sistema. Ma le soprese non finiscono qui… sul Wiki ci sono spunti veramente interessanti, consiglio una lettura anche veloce!

TomBoy + DropBox + GnomeDO, il trio irresistibile
feb 24th, 2009 by Fradeve

Dopo aver usato per quasi un anno e mezzo Basket¹, e dopo essere passato (un anno e mezzo fa) a GNOME da KDE, oggi mi sono finalmente redento all’irresistibile fascino di TomBoy, l’arcinoto programma per prendere note ed appunti sull’ambiente desktop GNOME.

Dando per scontato che lo conosciate tutti, non sto qui a tessere le lodi del software giallo ed appiccicoso. Invece, proprio oggi ho ripensato allo storico detto:

Il mondo è diviso in due categorie di persone: chi ha perso i dati, e chi li perderà.

Per carità, il mio laptop (nonchè PC principale) gode di ottima salute anche dopo aver attraversato 3 upgrade di Ubuntu. Però, sapete com’è… non si sa mai. E poi in università mi porto dietro l’Asus 901, e mi piacerebbe avere le mie note TomBoy aggiornate con quelle prese “a casa”. E allora? Allora, TomBoy offre tre tipi di servizi di sincronizzazione delle note: uno con sshfs (con FUSE), l’altro con un server WebDAL, ed infine uno con una cartella locale.

Ora, provate a guardarmi in volto: non sono tipo che mette su un servizio sshfs o un server WebDAL solo per sincronizzarsi le note sui pc. Invece, sono un affezionato utente DropBox. Ciò significa che ho creato nella mia dropbox una cartella di nome “tomboy” e ho ordinato ad entrambi i TomBoy (quello sul Dell di casa e sull’Asus nello zaino) di usarla come cartella di sincronizzazione locale delle note. Risultato: note sincronizzate tra i due pc, via internet, senza il minimo sforzo!

Infine, un paio di cose: il plugin “Tomboy” di GnomeDO integra una funzione veloce per creare/modificare/cercare note all’interno di TomBoy senza staccare le mani dalla tastiera, consiglio vivamente l’attivazione. Inoltre, TomBoy è estensibile con un plugin che trovo molto utile, reminder. Questo plugin ha lo scopo di far saltare in primo piano la nota in un giorno stabilito dall’utente, in maniera tale che l’utente se ne ricordi.

Per installarlo, scaricare questo file ed inserirlo nella cartella dei plugin di TomBoy, con il seguente comando da terminale (che necessita di password di amministratore):

sudo mv tomboy-reminder.dll /usr/lib/tomboy/addins/

Detto ciò… Buon lavoro!!

¹ Il solito programma per KDE, troppo carico di opzioni spesso inutili, grosso, troppo complicato, poco maneggevole.

Neo FreeRunner con SHR: finalmente un telefono utilizzabile!
feb 23rd, 2009 by Fradeve

Come molti di voi sapranno, nel luglio 2008 un’intraprendente società taiwanese ha rilasciato la prima versione “mass market” del Neo FreeRunner, il primo telefono/palmare completamente open source della Storia. Sono passati molti mesi dal rilascio, e tutto il mondo si è precipitato a creare la propria versione del sistema operativo per il palmare, partendo da zero o “portando” qualcosa che già esiste (è quest’ultimo il caso di Debian e Gentoo).
Comunque, la FIC paga un consistente numero di sviluppatori per lavorare ad una versione “ufficiale” del sistema operativo, chiamato OpenMoko, e che in linea teorica vorrebbe diventare IL sistema operativo per dispositivi palmari, compatibile con quanti più modelli possibili. Non si può creare un sistema operativo universale per palmari in 1 anno, ma almeno sul Neo FreeRunner le cose sembrano andare per il meglio. Dopo qualche delusione dovuta all’ultima versione di OpenMoko (datata a Dicembre 2008), e dopo aver cercato di riparare ai continui freeze installando il kernel compilato da Trevino, ho deciso di spostarmi definitivamente sulla versione più aggiornata del sistema, SHR (Stable Hibrid Release), che pur essendo disponibile in versione “unstable”, offre un stabilità e un look veramente accattivanti.

Cos’è SHR?
Quando si è pensato ad un sistema operativo per palmari, si è avuta la necessità di creare un framework basato su Dbus al quale tutti gli sviluppatori potessero fare riferimento per creare le proprie applicazioni. Questo framework per palmari non esisteva, e ci sta pensando un impiegato della FIC, Mickey Lauer. Come per il desktop, si è scelto di rispettare le specifiche di Freedesktop.org, creando Freesmartphone.org, al fine di ottenere una base Dbus comune per tutte le distribuzioni GNU/Linux per palmari.
Quindi, SHR è una versione di OpenMoko che ha come base FSO (Free the SmartPhone), che dovrebbe rappresentare lo stack del futuro, come Freedestkop.org lo è adesso per tutte le distribuzioni desktop GNU/Linux (compresa Ubuntu). Per questo, il nome SHR: “rilascio ibrido stabile“.
Insomma, alla FIC si sta costruendo il futuro di GNU/Linux sui palmari.

Quale versione installare?
SHR è disponibile sia in versione “stable” che “unstable”: quella stable – non ancora disponibile – sarà un freeze delle caratteristiche alla data prescelta. La unstable attualmente disponibile è in costante lavorazione, ma è sufficientemente stabile da poter essere usata come telefono quotidiano, più di OpenMoko 2008.12. È inoltre disponibile la versione “lite” del filesystem di root, più leggera e veloce da scaricare sul pc e flashare sul Neo.

Perchè SHR (Pro)?

  • Perchè il suo stack basato su FSO è il futuro di GNU/Linux su dispositivi mobile;
  • Per la manegevolezza di una versione di Illume personalizzata per la distribuzione e molto finger-friendly;
  • Per il power management: la batteria in standby arriva a durare anche 60 ore, contro le 24 – 30 ore di OpenMoko di Dicembre.
  • Perchè è aggiornata costantemente, al contrario di OpenMoko 2008.12;
  • Perchè non utilizza Qtopia, che appesantisce il sistema a fronte di una suite PIM comunque incompleta e non perfettamente aderente alle esigenze di OpenMoko;
  • Per l’eliminazione dell’eco quando è attivo il viva voce;
  • Per un manager delle impostazioni in Python completamente personalizzabile ed espandibile, e che comunque comprende tutto ciò di cui c’è bisogno per controllare il palmare (al contrario del “Settings” di OpenMoko).
  • Perchè supporta i messaggi speciali dell’operatore (per esempio il numero *123*15# della Wind per visualizzare i minuti residui di una certa promozione);
  • Perchè finalmente funziona il led BLU/ROSSO sotto il tasto Power;
  • Perchè la gestione di GSM, GPS, Bluetooth e Wifi è completamente centralizzata e attivabile su richiesta dei vari programmi (questo sistema lo spiegheremo meglio in seguito).

Perchè evitarla? (Contro)

  • Per il bug del Gtk+-fastscaling (facilmente risolvibile con un –force-depends, come vedremo di seguito)
  • Per qualche minore problema di instabilità (mi è capitato un paio di volte in 1 settimana che la vibrazione continui anche dopo aver risposto ad una telefonata, costringendomi al riavvio del cell).

Installazione
Personalmente ho installato shr-lite-image-om-gta02.jffs2 e uImage-2.6.28-[...].bin, ovvero le ultime versioni del filesystem di root e del kernel (suggeritemi nella mailing list ufficiale). Ricordo al gentile lettore che le immagini possono essere comodamente flashate nel Neo usando NeoTool.
La prima cosa da fare dopo il primo boot è riavviare il Neo, perchè al primo boot il GSM non funziona. Fatto ciò, potremo constatare al successivo riavvio che di default funziona il collegamento ad internet via USB e funziona anche SSH.

Sistemare il tasto Power
Di default, alla pressione del tasto Power, appare prima un menù che comprende le opzioni per lo standby, lo spegnimento e la chiusura della sessione (proprio come un pc!), poi il Neo và in standby. La spiacevole quanto inutile apparizione del menù può essere evitata dando i seguenti comandi:

  1. xrandr -o 1
  2. fare click sulla chiave inglese presente nell’angolo in alto a sinistra della barra superiore
  3. fare click su “input” e poi su “key binding”
  4. cancellare la voce: “Execute” e applicare le modifiche con il tasto “Apply”

Risolvere il problema del pacchetto gtk+-fastscaling
In SHR (ed FSO se ricordo bene) il pacchetto gtk+-fastscaling è stato rinominato semplicemente in gtk+, ma molti programmi non lo sanno, per questo hanno come dipendenza il fastscaling che in realtà è già installato nel sistema come “gtk+”. Quando si vanno ad installare pacchetti del genere, può capitare di ricevere un errore e si interromperà l’installazione. Per ovviare a questo problema, sarà sufficiente ridare il comando di installazione, inserendo la dicitura –force-depends tra opkg e install. Ad esempio, per installare Navit:


opkg --force-depends install navit

Inserire un tasto per lo spegnimento
Dopo aver eliminato il menù che appare alla pressione del tasto Power, non ci sarà più modo di spegnere il Neo senza un terminale. Possiamo ovviare a questo problema creando uno shortcut sul desktop. Basterà inserire il seguente file, che chiameremo shutdown.desktop nella cartella /usr/share/applications/


[Desktop Entry]
Encoding=UTF-8
Version=0.7
Name=Shutdown
Type=Applicat=UTF-8
Version=0.7
Name=Shutdown
Type=Application
Comment=Show System Processes
Terminal=true
Exec=shutdown now
Path=
Icon=/usr/share/icons/openmoko-standard/128x128/apps/openmoko-system-default.png
Categories=ConsoleOnly;System;Application;
GenericName=Process Viewer
Categories=Office;
Exec=shutdown now

Una nota su GPS, Bluetooth, GMS e Wifi
Il nuovo framework FSO su cui si basa SHR ha il grande vantaggio di tenere spenti tutti questi servizi all’avvio del sistema. Inoltre, esso si pone come “gestore” di questi servizi tra le applicazioni ed il kernel; in altre parole, noi non avremo bisogno di “attivare” il GPS prima di aprire TangoGPS o Navit: sarà sufficiente aprire uno di questi programmi, e poi ci penserà il sistema operativo ad attivare il GPS. Nella stessa maniera, quando chiuderemo tutti i programmi che utilizzano il GPS, il ricevitore verrà spento. Il Wifi ed il Bluetooth devono essere accesi e spenti “manualmente” dall’apposito menù Settings. Anche il GSM come il GPS viene acceso solo su richiesta dal sistema operativo, ed in particolare questa richiesta avviene nel momento stesso dell’accensione del Neo, quindi a noi sembra che venga acceso di default. Se vogliamo risparmiare sulla batteria e non ci serve il GSM, possiamo disattivarlo dal menù Settings. Molto comodo, non trovate? Niente di tutto questo esiste su OpenMoko 2008.12.

TangoGPS e Yaouh!
Yaouh è un’applicazione scritta da un italiano, Carlo Minucci, che scansiona tutte le mappe presenti in TangoGPS e le aggiorna scaricando da OpenStreetMap solo le parti che sono state aggiornate dopo l’ultimo rendering settimanale (che avviene ogni giovedì solitamente). Purtroppo, a partire dall’ultima versione di TangoGPS, la 0.9.5, i repository delle mappe del programma vengono scritti all’interno del codice stesso del programma, e non sono più reperibili da Yaouh!, che non riesce quindi a scaricare alcun aggiornamento.
Per ovviare a questo inconveniente, almeno per le mappe “standard” di OpenStreetMap (quelle di Mapnik, per capirci), è sufficiente sostituire nel file ~/.gconf/apps/tangogps/%gconf.xml questa riga:


<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM</stringvalue>  </entry>


con questa


<entry name="repo_name" mtime="1234965934" type="string"> <stringvalue>OSM|http://tile.openstreetmap.org/%d/%d/%d.png|/home/root/Maps/OSM|0</stringvalue>  </entry>

rispettando gli spazi e la sintassi del resto del file. Attenzione però: il file in quesione viene sovrascritto da TangoGPS ad ogni chiusura del programma, quindi dopo aver modificato il file aprite Yaouh! e aggiornate le mappe senza aprire/chiudere TangoGPS, altrimenti avrete perso tempo…

Navit
La versione più aggiornata di Navit installabile sul Neo è quella SVN, e può essere installata dando i seguenti comandi:


echo src navit http://download.navit-project.org/navit/openmoko/svn >/etc/opkg/navit-feed.conf
opkg update
opkg install navit
Scarichiamo la cartografia italiana di OpenStreetMap aggiornata settimanalmente
fornita da CloudMade, da qui, e dopo averlo estratto dall'archivio, spostiamo il
file nella cartella ~/.navit
Quindi, bisognerà sistemare il file di configurazione, con il seguente comando:

cp /usr/share/navit/navit.xml ~/.navit/navit.xml

Adesso inseriamo nel file una nuova dicitura "mapset", più o meno nei pressi
del rigo 148:


<mapset enabled="yes">
               <map type="binfile" enabled="yes" data="/home/root/.navit/italy.navit.bin" />
</mapset>

Fatto ciò, possiamo ancora fare in modo che Navit visualizzi i tasti "+" e "-"
per lo zoom, per ingrandire e diminuire lo zoom della mappa durante la navigazione,
portando da "enables=no" a "enables=yes" le voci ai righi 53 e 54:


<osd enabled="yes" type="button" x="-96" y="-96" command="zoom_in()" src="zoom_in.xpm"/>
<osd enabled="yes" type="button" x="0" y="-96" command="zoom_out()" src="zoom_out.xpm"/>

Tutte le indicazioni per il tweak dell'interfaccia grafica di Navit sono qui.
Per usare Navit è molto utile ruotare lo schermo in orizzontale; è possibile ottenere una comoda applicazione con tanto di
icona nel menù per farlo, installando questo pacchetto.

Qualche screenshot

Ottenere immagini planetarie di OpenStreetMap con Marble
feb 19th, 2009 by Fradeve

Ogni blog ha il suo post “tecnico”, oggi è il mio turno… in questa guida vedremo come catturare immagini ad alta risoluzione del nostro pianeta, su cui è stata applicata come texture la cartografia di OpenStreetMap. La guida non è farina nel mio sacco, ma è stata allegramente tradotta dal sito ufficiale del progetto. Le immagini possono essere utili per presentazioni, talk, diapositive ecc. Dico questo perchè la risoluzione del file è a discrezione dell’utente, anche molto alta, ma la qualità dell’immagine non è generalmente buona per la stampa. Purtroppo non ho ancora avuto tempo di testare la guida.

  • Diventare root
su
  • Presumendo di aver già installato Marble (peraltro già presente nei repository di Ubuntu 8.10), modificare il file /usr/share/kde4/apps/marble/data/maps/earth/openstreetmap/openstreetmap.dgml cambiando la riga
<downloadUrl protocol="http" host="a.tile.openstreetmap.org" path="/" />

in

<downloadUrl protocol="http" host="a.tah.openstreetmap.org" path="/Tiles/tile/" />

ed eliminando tutte le altre due righe “downloadUrl”.

  • Installare i pacchetti necessari a simulare un desktop gigante:
apt-get install xvfb x11xvnc xvnc4viewer imagemagick netpbm

mkdir /tmp/marblefb
  • Nel comando che segue, selezioniamo la risoluzione che ci interessa ottenere:
Xvfb -ac&amp;amp;nbsp;:1 -fbdir /tmp/marblefb -screen 0 4096x4096x24

x11vnc -scale .5 -display&amp;amp;nbsp;:1
  • Apriamo una finestra vuota e visualizziamo Marble, sostituendo nel secondo comando qualasiasi risoluzione abbiamo scelto di adottare:
vncviewer localhost&amp;amp;nbsp;:0

DISPLAY=:1 marble -geometry 4096x4096+0+0
  • Adesso giostrate con Marble fino a quando la figura ottenuta non vi piacerà, quindi date il comando per estrapolare l’immagine, che verrà salvata in /tmp/marble.png:
<code>xwdtopnm < /tmp/marblefb/Xvfb_screen0 | pnmtopng > /tmp/marble.png</code>

Se ne avete voglia, inviatemi pure i vostri screens planetari!

Università di Bari: connettersi alla wifi degli studenti
feb 7th, 2009 by Fradeve

In passato ho già parlato del servizio offerto dall’Università degli Studi di Bari agli studenti: adeguandosi alle migliori tradizioni tecnologiche delle altre università del mondo, in segno di grande civiltà, offre liberamente una connessione wifi per gli studenti, disponibile in tutte le biblioteche/aule studio dei vari dipartimenti.

Unica pecca: per motivi legati alla rete, in molti casi con Ubuntu non si riusciva a connettere. Grazie ad un caro collega, nuovo intraprendente utente Ubuntu (Stefano), adesso è possibile, impostando tutto come descritto in questo pdf. La guida è stata scritta su Ubuntu 8.10 Intrepid ibex e verrà ovviamente segnalata al più presto anche agli amministratori della rete. Devo comunque precisare che non ho ancora avuto modo di provare la procedura descritta, cosa che farò nei prossimi giorni nel Dipartimento di Geofisica e Geomineralogia ;)

Buona connessione a tutti gli studenti!

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